Lun. Mag 11th, 2026

We never know how high we are 

Till we are asked to rise 

And then if we are true to plan 

Our statures touch the skies – 

The Heroism we recite 

Would be a normal thing 

Did not ourselves the Cubits warp 

For fear to be a King – 

Non sappiamo mai quanto siamo alti 

Finché non siamo chiamati ad alzarci 

E allora, se siamo conformi allo scopo 

Le nostre stature toccano i cieli – 

L’Eroismo che recitiamo 

Sarebbe una cosa normale 

Se non curvassimo noi stessi i Cubiti 

Per paura di essere un Re – 

Questi versi della sublime Emily Dickinson ( Amherst,1830-1886) ci parlano di consapevolezza e autenticità. Ci spronano a diventare protagonisti della nostra vita contro l’inerzia e il sonno di vivere. Non bisogna conformarsi alle aspettative altrui, mai inseguire ciò che non siamo per toccare il cielo. 

La Poetessa ci invita a trovare “la nostra propria stanza” per difenderci dalla frenesia del mondo esterno. Solo così, nell’esplorazione del nostro mondo interiore, capiremo quanto in verità siamo alti spiritualmente e non schiavi delle convenzioni. 

Oggi come non mai ci interroghiamo sulla difficoltà a mantenere un pensiero libero dai condizionamenti sociali e siamo consapevoli che la vera libertà risiede nella totale indipendenza di giudizio. Siamo tuttavia ugualmente consapevoli della difficoltà ad affermare le proprie idee soprattutto quando si discostano dal pensiero dominante. 

Secessum in se” diceva Seneca ( Cordova 4 a.C- Roma 65 a.C ), cioè ritirati in te stesso per conservare un pensiero libero. 

Nella Lettera 7 a Lucilio lo stoico latino apre l’epistola con una domanda che oggi suona profetica: 

Quid tibi vitandum praecipue exstimes , quaeris, turbam?” 

( Mi chiedi cosa soprattutto dovresti evitare? La folla) 

La turba per lui non è solo un assembramento fisico di persone, ma soprattutto una forza psicologica moralmente pervasiva e che rema contro, ingabbiandolo, il libero pensiero. 

Il pericolo sta nel fatto che si è vulnerabili di fronte al pensiero dominante ed è difficile non restarne contaminati. 

Spesso un comportamento reiterato dalla maggioranza  prima ci appare tollerabile, poi normale, e alla fine anche giusto. 

Seneca confessa di ritornare a casa il più delle volte peggiore di come era uscito, proprio perché  il proprio equilibrio interiore era rimasto turbato di fronte ai vizi da cui riteneva di essersi allontanato. C’è una sorta di contagio emotivo che mina il nostro giudizio e ci rende fragili. 

Il contagio emotivo, per Seneca, risulta pericoloso e riferisce un episodio chiarificatore: si era recato all’anfiteatro credendo di assistere ad uno spettacolo rilassante, ma rimase sconvolto dalla crudeltà della “turba” che richiedeva sempre più sangue e violenza durante le competizioni dei gladiatori. Lo stoicismo, dice Seneca, ci insegna a frapporre uno spazio consapevole tra lo stimolo  

esterno e la nostra reazione. Mai dobbiamo dimenticare che è nostro dovere morale opporci al pensiero dominante, quando questo ci appare ingiusto. 

Voglio terminare questo mio articolo con i versi del grande Trilussa (Roma 1871- 1950), a cui fu sempre molto cara la libertà di pensiero. Egli scrisse questa poesia ironica e, come nel suo stile, scanzonata, in occasione dell’ anniversario della morte di Giordano Bruno, arso vivo il 17 febbraio del 1600 in Campo dei Fiori. 

Il filosofo fino alla fine aveva sostenuto che Dio coincideva con la Natura, che Cristo aveva solo natura umana e che la Trinità non aveva alcun senso. 

La figura del pensatore viene celebrata come un martire del libero pensiero. 

Una chiara denuncia contro un potere che soffoca con violenza chi non si allinea ai suoi diktat. 

Fece la fine de l’abbacchio ar forno 
perché credeva ar libbero pensiero, 
perché si un prete je diceva: – È vero – 
lui rispondeva: – Nun è vero un corno! – 

Co’ quel’idee, s’intenne, l’abbruciorno, 
pe’ via ch’er Papa, allora, era severo, 
mannava le scommuniche davero 
e er boja stava all’ordine der giorno. 

Adesso so’ antri tempi! Co’ l’affare 
ch’er libbero pensiero sta a cavallo 
nessuno pò fa’ più quer che je pare. 

In oggi co’ lo spirito moderno, 
se a un Papa je criccasse d’abbruciallo 
pijerebbe l’accordi còr Governo. 

Anna Bruna Gigliotti 

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