Son io Flora o pur fiori?
Se fior, come di Flora
ho col sembiante il riso? E s’io son Flora,
come Flora e sol fiori?
Ah, non fiori son io, non son io Flora,
anzi son Flora e fiori, fior mille et una Flora.
Vivi fior, viva Flora,
però che i fior fan Flora e Flora i fiori.
Sai come? I fiori in Flora
cangiò saggio pittor e Flora in fiori
Un madrigale di Gregorio Comanini per celebrare Arcimboldo e la sua visionaria pittura. Gregorio Comanini (Mantova, 1550 circa – Gubbio,1608), canonico, amico e seguace di GiuseppeArcimboldo, è stato poeta e storico. Tra i suoi trattati più significativi si annovera “Il Figino overo del fine della Pittura”, pubblicato a Mantova nel 1591, scritto sotto forma di dialogo e incentrato sul fine dell’attività pittorica, chesecondo l’autore può essere sia il piacere sia l’utile. Il manierismo di Comanini si palesò anche nell’ammirazione per l’Arcimboldo nella importante epreziosa analisi delle sue «consonanze cromatiche», Per il Comanini, Arcimboldo creò nel 1590 una magnifica opera, oggi esposta al National Gallery of Art a Washington: Four seasons in one head. Il dipinto rappresenta un busto e una testa grottesca formati dalla fusione degli elementi di tutte equattro le stagioni: la corteccia nodosa e i rami spogli per l’inverno, i fiori per la primavera, lespighe di grano e i frutti estivi, insieme ai grappoli d’uva per l’autunno. Ma chi non conosce le fantastiche opere di Giuseppe Arcimboldo, artista del XVI secolo (Milano1565-1593) e le sue famose teste composte di frutta e verdura? Il pittore, che spesso si firmava col cognome al plurale, Arcimboldi, o nella forma latina di Arcimboldus, fu molto attivo presso la corte imperiale di Rodolfo II a Vienna e Praga. L’imperatore si disinteressò quasi completamente di questioni politiche, dedicandosi all’Arte e all’Alchimia, e quindi all’occultismo. Il regnante si circondava di personaggi come Arcimboldo, Keplero, Giordano Bruno, cercando di alleviare la sua strana malinconia da cui era affetto per cui losi può considerare simbolo di una città, Vienna, dalla bellezza dolente, fatta di splendori abbagliantie oscuri misteri. Come abbagliante e misteriosa è la pittura di Arcimboldo. Nel 1577 l’imperatore gli commissionò una serie di dipinti, le cosiddette “Stagioni”, che ritraesserogli elementi naturali tipici di ogni periodo dell’anno. Per queste opere l’Arcimboldo utilizzò unatecnica innovativa, motivo di imitazione e rivisitazione nei decenni a venire. I suoi soggetti eranocomposti associando elementi naturali: frutti, verdura e altri elementi naturali. La finalità simbolica di tale geniale intuizione pittorica era quella di rappresentare il dominio della Casata Asburgica non solo sulle Famiglie rivali, ma in un certo senso su tutto il Creato. Uno dei quadri più celebri fu certamente il Vertumno, ultimo ritratto delle stagioni e coronamento della gloria asburgica. Vertumno, il Dio delle stagioni, è infatti lo stesso Imperatore. Non è casuale la scelta di rappresentare ogni frutto all’apice della sua rigogliosa bellezza, asimboleggiare la longevità e la grandezza della famiglia imperiale. Un’altra originale tecnica pittorica dell’artista è quella utilizzata per le sue famose “pitturereversibili”, come L’Ortolano, che si può ammirare presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona.
Rappresenta una ciotola di terracotta ricolma di cipolle, radici, noci e verdura a foglia verde, ma, una volta capovolta la tela, quello che appare è il volto rubicondo e sorridente di un uomo. Laciotola diventa il suo cappello, la cipolla forma la guancia e i ciuffi di verdura diventano barba e capelli. Altre pitture simili, come Il Cuoco e Testa reversibile con cesto di frutta, si trovano rispettivamente in Svezia e a New York. Recentemente, sabato 12 settembre, L’Ortolano (1587-1590) è stato analizzato con una TAC avanzata (Photon-Couting CT), per svelare i segreti di una tecnica pittorica così originale. L’analisi del dipinto è stata eseguita nei laboratori di Humanitas University di Rozzano (Milano). Tornando ai versi dell’amico poeta Comanini, con cui ho aperto il mio articolo, viene data la parolaal ritratto di Flora, dea della primavera (quadro, realizzato da Arcimboldo nel 1589, che ritrae ilvolto della dea composto da una studiatissima associazione di fiori). Con un evidente gioco poeti coin cui in ogni verso si ripetono i due termini «Flora» e «fiori», quasi il madrigale fosse il corrispettivo poetico del dipinto stesso, la dea cerca di comprendere la sua vera identità, chiedendo a se stessa se è veramente Flora oppure solo un insieme di fiori. Emerge qui il motivo dell’equivocità che caratterizza i quadri arcimboldeschi: se è solo composta di fiori, perché presenta un sorriso sul volto? Se invece è Flora, perché gli elementi del suo viso sono dei fiori? Per la verità, afferma la dea, non è né l’una né l’altra cosa: è entrambe contemporaneamente. Infatti l’Arcimboldo, che è «saggio pittor», ha l’ammirevole capacità di far sì che i fiori componganola Flora e che questa sia formata solo da fiori. A 500 anni dalla nascita, Milano a fine agosto ha celebrato, nella sua città natale, il padre delle teste composte e reversibili più celebri della storia dell’Arte e lo ha fatto con un doppio concerto e una conferenza in occasione del Festival Milano Arte Musica. Grazie Arcimboldus per averci regalato tanta alchemica, misterica, fiorita meraviglia.
Anna Bruna Gigliotti