Lun. Dic 15th, 2025

I bambini giocano alla guerra.

E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,

perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

La poesia di Bertolt Brecht è una filastrocca intensa che denuncia in modo assoluto tutti i conflitti bellici.

Bertolt Brecht, è stato un drammaturgo, poeta e regista teatrale tedesco, tra i più grandi e influenti del Novecento. Nel 1928 ebbe grande successo con la rappresentazione dell’Opera da tre soldi. Quando il nazismo salì al potere, fu costretto a fuggire dalla Germania. Peregrinò per anni attraverso molti Paesi per poi stabilirsi negli Stati Uniti. Alla fine del conflitto mondiale, tornò a Berlino dove fondò la ‘‘Berliner Ensemble’’, destinata a diventare una delle più affermate compagnie teatrali dell’epoca.

Oggi i suoi versi acquistano una valenza universale perché mai come in questo nostro tempo, in cui si consumano terribili conflitti, a soffrire sono soprattutto i bambini. Brecht ci fa una narrazione apparentemente semplice di un gioco infantile in cui le azioni degli adulti e il loro cinico, indifferente  atteggiamento diventano modelli di comportamento per i piccoli per i quali diventa un gioco uccidere. Della “Banalità del male” se ne è a lungo discusso. Secondo la teoria della Arendt, a proposito del processo al gerarca nazista Adolf Eichmann nel 1961, gli orrori perpretati dai nazisti non erano dovuti ad un’indole maligna, ma piuttosto ad una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni.

Ora questa poesia ci fa riflettere sui terribili scenari di guerra di oggi e restiamo destabilizzati di fronte al ripetersi di azioni di distruzione e annientamento da parte di vittime di un tempo e che oggi diventano carnefici.

È difficile, oggi, parlare di pace. Difficile ma non impossibile, soprattutto quando questo nobile intento si avvale di strumenti quale la musica e la poesia.

La musica col suo linguaggio universale parla direttamete all’anima, mentre la Poesia dà voce ai silenzi assordanti del nostro tempo.

Ultimamente ho avuto il privilegio di assistere ad un magnifico  “Concerto per la Pace” in una cornice d’eccezione quale la Pieve antica di Gussago, in provincia di Brescia.

Qui la voce strumentale del maestro Giulio Tampalini ha vibrato all’unisono con il respiro poetico della professoressa Rossella Zanini.

Intorno a noi, pubblico privilegiato, e ai due artisti, che si alternavano con le loro performance, affreschi di grande bellezza risalenti al XV secolo.

Le musiche spaziavano da Sebastian Bach ( Ave Maria) a Carlo Domeniconi ((Koyunbaba Suite) con virtuosismi da vero fuoriclasse.

Le poesie parlavano linguaggi molteplici (da Wislawa Szymborska a Talil Sorek; da Li Tien Min a Jorge Carrera Andrada). La Zanini ha chiuso la performance con una sua poesia (Sete di Silenzio) e con  “Ode alla Pace” di Pablo Neruda.

 Voglio chiudere questo mio articolo con alcuni versi che hanno concluso la serata, quelli di Pablo Neruda: un’ode alla pace che ci ha in qualche maniera confortati.

Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono

legando terra e amori con l’antico canto;
e sia pace per le città all’alba

quando si sveglia il pane,
pace al libro come sigillo d’aria,
e pace per le ceneri di questi
morti e di questi altri ancora;

[…]

Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni ad inzuppare il pane, i legumi, la musica:
ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore, l’avvocato, il marinaio, il fabbricante di bambole
e che escano a bere con me il vino più rosso.
Io qui non vengo a risolvere nulla.
Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.

Anna Bruna Gigliotti

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