Lun. Dic 15th, 2025

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Salvatore Quasimodo scrisse questa poesia nel 1945 subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, riflettendo sull’orrore e sulla distruzione che il conflitto aveva generato. 

Ma la potenza dei versi sta tutta in quella sinestesia  “eco fredda” che evoca il tragico perpetrarsi, nel corso di tutte le epoche storiche, dello stesso sistematico comportamento omicida dell’essere umano. Sono cambiate le armi, il progresso lo ha reso più moderno, ma in fondo l’uomo ha lo stesso istinto di morte di quel Caino pronto ad uccidere il fratello. 

Baron Cohen  definì “ Zero negativo” dell’empatia  quel comportamento che spinge alcuni soggetti a compiere terribili violenze in maniera fredda senza coinvolgimento emotivo, e a volte per motivi apparentemente banali. 

Certo la guerra, gli interessi economici, l’odio nazionalistico, le vecchie rivendicazioni territoriali, gli scontri tra etnie diverse, sono fucina di azioni e misfatti, ma niente di tutto ciò raggiunge la crudeltà insita nell’animo dei “ tourist shooters”. Quelle “personcine normali”, mariti e padri di famiglia, che andavano a praticare Human Safaris a Sarajevo, durante l’assedio della città negli anni ’90 da parte dell’esercito serbo- bosniaco.

In questi giorni la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta contro ignoti per omicidio volontario, aggravato da crudeltà, contro questi cecchini del weekend .

Tutto ha inizio da un’inchiesta del giornalista Ezio Gavezzani che, con documenti alla mano, dimostra che, tra il 1992 e il 1996, cittadini italiani hanno pagato tra gli 80mila e i 100mila euro per poter sparare contro uomini, donne, bambini e anziani indifesi,  solo per l’adrenalina che provoca l’uccisione di un essere umano.

C’era anche un tariffario, in questo safari dell’orrore, per cui costava di più uccidere un militare e un bambino, meno uccidere una donna. Gratis un vecchio.

Tale pratica avrebbe interessato cittadini italiani provenienti da Milano, Torino e Venezia. 

Tra i documenti depositati ci sarebbe una dichiarazione di un ex ufficiale bosniaco a cui un volontario serbo catturato avrebbe raccontato di aver accompagnato tre turisti italiani presso una postazione dei cecchini  vicino  Grbanica.

Ci sono dei precedenti però, riguardo alla denuncia di questi aberranti comportamenti.

Già nel 2014 il giornalista Luca Leone aveva scritto il libro “ I bastardi di Sarajevo”, in cui parlava di certi turisti crudeli e sanguinari in una Sarajevo sotto assedio, in un Paese, la Bosnia Erzegovina,  in cui una criminalità corrotta e aggressiva, spinta dal desiderio di denaro, governava  la città.

In questo scenario da girone infernale, stranieri da tutta Europa pagavano ai checkpoint, gestiti dai paramilitari serbi, sia in Croazia che in Bosnia, per passare un weekend a sparare sui civili a Sarajevo. E poi c’è il film ”Sarajevo Safari” del regista sloveno Miran Zupanic. Un documentario  di 75 minuti in cui il regista ha voluto accendere un faro su un’attività disumana che avveniva durante l’assedio della città negli anni Novanta. Zupanic ha presentato il suo film alla rassegna cinematografica del 2022,  Jazeera  Balkans Documentary Film Festival. Un concorso che presenta autori che si occupano di tematiche sociali.

Il lavoro del regista e dei suoi collaboratori ha fatto sì che l’oblio non possa ricoprire atti così scellerati nel tentativo che si faccia chiarezza anche a distanza di tanti anni.

Le domande sono tante e lo stesso regista in una intervista si è espresso con queste parole:

Il nostro film solleva più domande di quante ne risponda. È certo che in quel laboratorio del male che chiamiamo globo c’è un tipo speciale di persone pronte a sparare a chiunque si imbatta nei loro mirini senza alcun motivo esterno: un bambino, una madre, qualsiasi uomo o donna anonimo. Quali impulsi interni li portano a farlo? Che piacere offre loro? Che tipo di potere hanno che qualcuno lo organizza per loro? Da dove vengono e dove tornano?

Ci sono innumerevoli domande a cui non ho risposte. Ma non è tutto: i servizi segreti stranieri hanno seguito questo fenomeno e sembra che nessuno della comunità internazionale sia intervenuto per fermare questo “safari”. Perché no? Questa è la domanda più importante per me.

Il male non ha mai un volto solo.”

In questa terribile storia speriamo che venga eliminato quel “Si dice” che tende ad assolvere per mancanza di prove e di nomi.

Ora la Procura di Milano si è mossa alla luce di documenti comprovanti i fatti. Se ciò non restituisce la vita alle vittime, almeno non copre col velo dell’oblio la loro morte ingiusta e feroce.  

Voglio concludere questo mio articolo, che è correlato dall’immagine potente dell’opera di PicassoMassacro in Corea”del 1951, con gli ultimi versi della poesia di Quasimodo:

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Anna Bruna Gigliotti

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