Dom. Mar 8th, 2026

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Questi versi sono tratti da una poesia di Mahmoud  Darwish dal titolo “Pensa agli altri”. Solo una minima parte della produzione di Darwish, venti raccolte di poesie e sette opere in prosa, è stata tradotta in italiano. Questa poesia fa parte di “ Una trilogia palestinese” tradotta da R. Ciucani per Feltrinelli.

Mahmoud Darwish è considerato uno  tra i maggiori poeti del mondo arabo, la prima e unica personalità palestinese, dopo Arafat, a cui sono stati concessi i funerali di Stato.

Nato il 13 marzo 1941 a Al-Birwa, nell’alta Galilea – oggi territorio israeliano su cui fu fondato, nel 1949,  il Kibbutz Yas’ur -,  dopo la guerra arabo-israeliana del 1948, fu costretto all’esodo con tutta la famiglia e trovò rifugio in Libano. La condizione di “alieno”, cittadino che risiede come “ospite illegale”, peserà sulla sua esistenza. 

“ …non dimenticare i popoli delle tende” dirà nella sua poesia. A ricordare la sua condizione di esule. 

Tornò nella sua terra, divenuta ormai territorio israeliano durante la Nakba (esodo forzato della popolazione palestinese del ’48, anno in cui fu proclamata la nascita dello Stato d’Israele), ma fu arrestato più volte per la sua attività politica e i suoi legami  con la lotta armata del popolo palestinese per il ritorno  nella propria  terra. Cosa che non avverrà mai più. 

La sua poesia divenne un inno alla causa palestinese. 

Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei antenati
e la terra che coltivavo
insieme ai miei figli,
senza lasciarci nulla
se non queste rocce,
e lo Stato prenderà anche queste,
come si mormora.

Negli anni ’60 entrò nel Partito Comunista di Israele e fu molto attivo nell’OLP ( organizzazione per la liberazione della Palestina), rappresentandone l’area dura.

Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
Non odio la gente
Né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
La carne dell’usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
Alla mia collera
Ed alla mia fame

Negli anni ’70 abbandonò la Palestina/Israele e si recò per un periodo di studio in Unione Sovietica per poi spostarsi di seguito al Cairo, a Beirut, a Tunisi, ad Amman.

Negli anni ‘80 fu molto impegnato politicamente, soprattutto nel Comitato esecutivo dell’OLP.

Nel 1988 scrisse il testo della “ Dichiarazione d’Indipendenza dello Stato Palestinese”, letta da Arafat il 15 novembre, durante il 19°Consiglio Nazionale Palestinese.

Si dimise ne 1993 dal Comitato  dopo gli accordi di Oslo per i quali accusò Arafat di arrandevolezza nei confronti di Israele.

Egli riteneva che gli Accordi non garantissero un vero e proprio Stato Palestinese, limitandone l’autonomia e non assicurando il ritorno dei profughi nelle loro terre. Egli riteneva  inoltre che questi avrebbero continuato a legare i palestinesi all’autorità israeliana con una  dipendenza economica e politica che minava la sovrantà del popolo.

Solo nel 1966, dopo 26 anni di esilio, ottenne un permesso per  visitare la sua famiglia nello Stato di Israele. Venne eletto in seguito nel Consiglio legislativo palestinese nei territori occupati.

La sua condizione di profugo tra profughi gli ispirerà una indimenticabile poesia dal titolo “Profugo”:

Hanno incatenato la sua bocca

e legato le sue mani alla pietra dei morti.

Hanno detto: “Assassino!”,

gli hanno tolto il cibo, le vesti, le bandiere

e lo hanno gettato nella cella dei morti.

Hanno detto: “Ladro!”,

lo hanno rifiutato in tutti i porti,

hanno portato via il suo piccolo amore,

poi hanno detto: “Profugo!”.

Tu che hai piedi e mani insanguinati,

la notte è effimera,

né gli anelli delle catene sono indistruttibili,

perché i chicchi della mia spiga che va seccando

riempiranno la valle di grano.

Mahmoud  Darwish  è morto lontano dalla sua Terra, a Houston (Texas) il 9 agosto del 2008  in seguito a complicanze cardiache post-operatorie.

Voglio terminare questo mio articolo dedicato ad una delle più grandi personalità  del panorama culturale palestinese, riportando gli altri versi della poesia  “Pensa agli altri”, con cui ho aperto il mio articolo. Spero  che per questo martoriato popolo, destinato ad essere profugo in patria, si accenda una candela in mezzo al buio.

Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio

Anna Bruna Gigliotti

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