Dicesi da vocabolario: Intelligenza: l’insieme delle facoltà mentali e cognitive che permettono di comprendere la realtà, ragionare, risolvere problemi, apprendere dall’esperienza e adattarsi in modo efficace a nuove situazioni. L’etimologia ci spiega che la parola deriva dal verbo Intelligere ( Intendere – capire) composto da inter (“tra”) e legere (“cogliere, scegliere”). Significa quindi la capacità di “leggere tra le cose” e cogliere i nessi logici.
Alla luce di queste definizioni, quindi, l’intelligenza dovrebbe essere appannaggio del solo essere umano, poiché solo l’uomo sembra essere capace di pensiero astratto…risolvere problemi, acquisire nuove conoscenze, modificare comportamenti in base ad esse, rispondere a sfide.
La domanda, come chiedeva il buon Lubrano, nasce allora spontanea. Siamo quindi circondati da un universo di stupidità?
Gli animali, le piante, l’acqua, sono allora stupidi? Siamo solo noi, essere unici e privilegiati a servirci dell’intelligenza per vivere? Chiediamoci se è proprio così.
Gli animali, le piante, l’acqua, sono allora stupidi? Siamo solo noi, essere unici e privilegiati a servirci dell’intelligenza per vivere? Chiediamoci se è proprio così.
Gli animali?
E’ dal 1973 che dopo aver letto Il Romanzo dei Numeri di Giancarlo Masini mi interesso di questo argomento. In questo libro ci si chiede se gli uccelli sono intelligenti. L’unica risposta è che sanno contare fino a quattro! Sarà questo, sintomo di intelligenza?
“Sulla torre di un castello aveva nidificato una cornacchia, il proprietario decise di ucciderla, chiamò un cacciatore, alla sua visione, la cornacchia scompariva. Ne chiamò allora due, ma la cornacchia non si mostrava, tornando solo quando questi se ne andavano, ne chiamò allora tre, con lo stesso risultato. I cacciatori divennero quattro, ma l’uccello continuava a scomparire. Alla fine furono chiamati sei cacciatori. Per la cornacchia fu la fine. Aveva saputo contare solo fino a quattro!
Le piante?
Se ascoltiamo Stefano Mancuso, se leggiamo i suoi libri, non possiamo non credere che le piante sono intelligenti, basti pensare a come si proteggono l’una con l’altra, creando reti di solidarietà sotterranea tra le radici di un albero morto, capace invece di dare vita e sostentamento a nuovi alberi, basti documentarsi su uno dei suoi tanti esperimenti effettuati in laboratorio.
“In una stanza vuota, occupata solo da cinque/sei piante, la porta si apre ed entra una persona che comincia a strattonare una di queste, la taglia, la offende. Poi se ne va. Ad uno ad uno entrano altri individui e le piante rimangono immobili, ma quando entra la persona che ha maltrattato una di loro, le piante reagiscono girandosi, piegandosi…”
L’acqua, è intelligente?
In un bellissimo libro di Masuro Emoto e Jurgen Fliege, “ L’acqua che guarisce” viene spiegato come dopo lunghi anni di sperimentazioni, sono riusciti a mostrare la sensibilità dell’acqua, congelandola in vasi di cristallo. Così come non esistono due fiocchi di neve uguali, gli autori pensarono che fosse impossibile che anche due gocce di ghiaccio potessero essere uguali. Quindi, dopo aver congelato l’acqua, si posero al microscopio, e fotografarono ogni cristallo di ghiaccio avendo già una risposta esaustiva; erano indubbiamente diversi, ma fecero di più, riempirono due vasi di acqua e li sottoposero, uno, ad un fuoco di parole positive, come amore benessere, musica, pace, l’altro, a parole odiose, frastuoni e rumori. Fotografarono quindi i rispettivi cristalli. I primi erano armonici e simmetrici, gli altri disordinati e disarmonici, L’acqua quindi viene influenzata anche dal nostro comportamento. E noi, che siamo fatti al 70/100 di acqua, domandiamoci come le parole che subiamo, trasformino anche i nostri “ cristalli interni” .
In un mondo in cui il male sembra prevalere non è difficile pensare quanto la negatività in tutti i sensi porti l’uomo a scelte sconsiderate, poiché le molecole dell’acqua, analizzate, fotografate, studiate, sembrano avere anche una memoria e capace di influenzarsi reciprocamente.
L’istinto di sopravvivenza, la solidarietà, la sensibilità e tanto altro, fanno quindi parte del cervello, dell’anima, della cosiddetta intelligenza, solo dell’uomo? O non è forse vero che all’uomo è data la consapevolezza di cui sembra non fare buon uso, mentre invece, l’universo di “stupidità” di cui dicono siamo circondati è invece la vera intelligenza?
Senza guardare al futuro e dimenticando per un attimo il legame che unisce la parola intelligenza all’aggettivo Artificiale, parte di un’altra immensa e forse irrisolvibile domanda.
Nadia Farina