J’ai deux amours
Mon pays et Paris
Par eux toujours
Mon coeur est ravi
Ma savane est belle
Mais à quoi bon le nier
Ce qui m’ensorcelle
C’est Paris, paris tout entier
Le voir un jour
C’est mon reve joli
J’ai deux amours
Mon pays et Paris
Ho due amori
Il mio paese e Parigi
Per loro sempre
Il mio cuore è felice
La mia savana è bellissima
Ma che senso ha negarlo
Ciò che mi strega
è Parigi, tutta Parigi
Vederla un giorno
È il mio bel sogno.
Ho due amori
Il mio paese e Parigi
Questi versi sono tratti dalla canzone “J’ai deux amours” della famosissima cantante
statunitanse, naturalizzata francese, Josephine Baker.
Nata a Saint Louis, Missouri, il 3 giugno del 1906, è morta a Parigi il 12 aprile del 1975.
La Baker non è stata solo cantante, ma anche danzatrice, attrice.
E’ considerata la prima grande diva nera. Donna coraggiosa e libera, si oppose al nazismo e fu
attivista per i diritti civili per le persone nere.
Da bambina crebbe in un quartiere poverissimo, ma in famiglia si respirava il blues. Sua madre era
una ballerina e lei iniziò a ballare in piccoli numeri sotto un tendone improvvisato. Si sposò a 13
anni ma il matrimonio fallì. Venne in seguito ingaggiata in un piccolo teatro ambulante.
lavorò a New Orleans e a 15 anni arrivò a New York . Aveva solo 16 anni quando si fece conoscere
a Broadway nello spettacolo “ Shuffle Along.”
Non restò in America, Parigi infatti sarebbe diventata la sua nuova patria. Qui venne idolatrata.
I suoi balli al Théatre des Champs- Elysèes sarebbero rimasti indimenticabili. Le sue famose
canzoni come We have no Bananas, che cantava nuda, mandavano in delirio il pubblico. Le sue
tournee in Europa riscontrarono un enorme successo tanto che fu apprezzata dai reali europei e
lo stesso Le Corbusier creò un balletto per lei e Pirandello le avrebbe voluto dedicare una
commedia.
Donna volitiva, volubile, ma umanissima, amò molti uomini tra cui un ricchissimo industriale
ebreo, J. Lyon, da cui divorziò, dopo la perdita del loro figlio.
Donna coraggiosa e riconoscente alla Francia, sua seconda Patria, non esitò, durante la seconda
guerra mondiale, ad entrare nei servizi segreti, partecipando a varie missioni rischiose. Inoltre si
esibì gratis per i soldati e finanziò la Resistenza tanto che il Generale de Gaulle la decorò con la
Légion d’honneur.
Dopo la guerra, nel 1946, sposò Jo Bouillon, direttore d’orchestra, con cui realizzò, non avendo
potuto avere figli naturali, l’idea di famiglia universale, adottando molti bambini di lingua, razza e
religioni diverse.
Una Tribù Arcobaleno, “ Arc-en-ciel”, che diventò l’emblema della lotta al razzismo e alla
segregazione. Per portare avanti la sua lotta, viaggiò molto e negli anni Sessanta fu di nuovo negli
USA e fu l’unica donna a pronunciare un discorso alla marcia su Washington, insieme a Martin
Luther King.
“Sapete che ho sempre scelto la strada più difficile. Diventando vecchia, sicura di averne la forza e
la capacità, ho preso quel sentiero difficile e ho cercato di renderlo un po’ più facile. Volevo
renderlo più facile per voi. Voglio che abbiate l’opportunità di fare tutto quello che ho fatto io,
senza che siate obbligati a scappare per ottenerlo”.
“Io credo di avere una missione su questa terra, quella di aiutare i popoli a diventare amici e a fare
in modo che capiscano prima che sia troppo tardi…”.
La sua vita non ha avuto solo momenti di gloria, ma ha conosciuto anni molto difficili e molte
cadute da cui si è saputa rialzare anche in nome della famiglia universale, creata insieme al marito
Jo, sempre insieme anche dopo la loro separazione.
Negli ultimi anni ricevevette apprezzamenti di stima e sostegno economico anche da Grace Kelly,
fino all’omaggio del Presidente della Repubblica V. Giscard d’Estaing, che le inviò un telegramma
pieno di riconoscenza.
“Nel rendere omaggio al suo talento universale e nell’esprimerle la riconoscenza della Francia il cui
cuore ha così spesso battuto insieme al suo, le invio, cara Joséphine, i miei più amichevoli auguri in
occasione delle nozze d’oro (1925-1975) che Parigi celebra con lei”
L’amore per la danza la porterà sul palcoscenico fino al 1975. Aveva 68 anni quando morì a causa
di un’emoragia cerebrale.
Dopo una rappresentazione della sua ultima revue a Parigi, l’11 aprile, la Baker fu trovata esanime
e morì poche ore dopo.
Venne sepolta nel cimitero di Monaco.
Il 30 Aprile 2021 è stata simbolicamente accolta (prima performer e prima donna nera e nata negli
Stati Uniti) nel Pantheon di Parigi, la più alta onorificenza francese.
A riguardo Emmanuel Macron l’ha definita :
“Una donna la cui intera vita è stata dedicata alla ricerca della libertà e della giustizia”.
Una curiosità riguardo alla donna che è diventata anche un’icona di stile:
nella 78esima edizione del Met Gala di quest’anno, lunedì 5 maggio 2025, molti abiti che hanno
indossato le celebrità, sfilando sul red carpet, a New York, nella serata di beneficenza più
prestigiosa dell’anno, erano ispirate all’indimenticabile Josephine Baker.
Anna Bruna Gigliotti