M come “Modello Emiliano”

Uno spettro si aggirerà per l’Italia, ed è quello del Modello Emiliano.

Il futuro (“si aggirerà) è d’obbligo, perché l’evidenza mediatica ed il clamore dei social non sembra, allo stato attuale, essere pari alla gravità delle vicende che si stanno susseguendo in Emilia-Romagna.

Del resto, è ben noto come la maggior parte del giornalismo e dell’opinione pubblica risponda al dettato di “negare l’evidenza”, o, al limite, di “buttarla in caciara”, seguendo la ben nota argomentazione craxiana, ai tempi di Mani Pulite: “Noi rubavamo, ma lo facevano tutti!”.

Si butta tutto nel calderone: Mafie, Cronaca Nera, Sea Watch3, competizioni calcistiche, et voilà, ecco scomparsa la notizia.

E invece no!

Lasciamoci alle spalle le pindariche autodifese del passato, ed anche le nuove servitù odierne, ribadendo le notiziem con i loro nomi “da favola”: “Grimilde” … “Hansel e Gretel” …

GRIMILDE

76 indagati, prevalentemente per intestazione fittizia di beni, ma con possibilità, attraverso questo reato, di ricostruire una più vasta rete di estorsioni, trasferimenti fraudolenti di valori, intermediazioni illecite, sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata (fonte: Repubblica.it). A 13 dei suddetti 76 è stata contestato il reato di associazione mafiosa. L’indagine riguarda una vasta porzione del territorio emiliano, a partire dal capoluogo.

HANSEL e GRETEL

E’ il nome di una notissima onlus piemontese, che ha operato di concerto con amministratori e funzionari del Reggiano, con l’obiettivo immediato di creare consulenze e terapie per minori, da vendersi al doppio del prezzo di mercato (e comunque ottenibili gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale); e con il “piccolo effetto collaterale” di sottrarre i giovani “pazienti” alle famiglie, mantenendoli in conflitto con esse, grazie al “lavaggio del cervello”. (Così semplificano stampa e tv, ma dà l’idea delle sevizie inflitte ai minori, ed anche della constante minaccia istituzionali che grava sulle teste di tenti genitori in stato di momentaneo disagio, o che si stanno separando.)

Questo, dicevamo, è l’OGGI del Modello Emiliano.

Non solo questo, beninteso, ma che proprio qui attecchiscano questi fatti merita un approfondimento …

… a cominciare dall’epicentro nel feudo di Del Rio (attualmente in tutt’altre cose affaccendato: per mantenere la propria visibilità personale, facendo dimenticare i “peccatucci renziani”, è salito a bordo della Sea Watch 3, e si fa fotografare al timone), ovvero in quella che veniva considerata la provincia povera, contadina e un po’ “fessa” dell’Emilia: Reggio.

Eppure, chi come me ha vissuto “da giovane” gli Anni Settanta, ricorda il “mito” del Modello Emiliano, ovvero quello di una “qualità di vita” basata in definitiva sulla collaborazione fra salariati e piccola impresa (eh, sì, i salari erano più bassi della media nazionale!), sull’occupazione femminile, sull’efficienza e sulla gratuità di servizi (di cui oggi, paradossalmente, deploreremmo il costante finanziamento in deficit).

Tale ricordo viene così fissato, ironicamente, da Nanni Moretti (“Aprile, 1998): https://www.youtube.com/watch?v=E-GkBzNDfKM .

Altre cose, però, non vennero dette, o vennero dette a mezza bocca: fiorì il lavoro nero, la piccola impresa rimase comunque ricattabile dalla grande impresa e dal capitalismo internazionale, la cooperazione rimase a lungo marginale …

.. e comunque questa impostazione “produttivistica”, difesa strenuamente e un po’ ottusamente dai Dirigenti del PCI, facendo appello a prevalenti motivazioni “d’ordine” e “legalitarie”, finì per scavare un solco con una parte degli universitari, e più in generale, dei giovani, soprattutto a Bologna: https://www.zic.it/editoriale-renato-zangheri-e-i-carri-armati/ .

Insomma, il Modello Emiliano degli Anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, fu per certi versi un laboratorio economico-sociale importante, per altri fu “venduto” bene, spregiudicatamente bene, da un PCI che si era avvicinato alla “stanza dei bottoni”.

Ma la catastrofe attuale non scaturisce semplicemente dalla sommatoria di una progressiva decadenza di un Modello sopravvalutato, con un ulteriore rigurgito di disonestà (successivo, per intenderci, a quello di Mani Pulite; un rigurgito tanto più pericoloso, perché il “cash” si può sempre intercettare, come ci ricorda il tragicomico arresto di Mario Chiesa, impegnato a far sparire banconote nel water, mentre lo scambio di favori avviene con maggiore scaltrezza, “sottotraccia”).

Affinché disonesta e conclamata criminalità possano meglio attecchire è che si crei una “zona franca”, entro la quale non si può curiosare, altrimenti si diventa automaticamente “fascisti”, “leghisti”, “fascio-leghisti”.

E’ quella delle Associazioni “benemerite”, che “industrializzano” i problemi sociali (donne, migranti, minori, carcerati, ecc.), evitano ovviamente di mitigarli (sarebbe come segare il ramo su cui si sta seduti), e rappresentano infine un ottimo serbatoio di politici “trombati” (che essendo “diversamente remunerati”, eviteranno ovviamente di dire quel che sanno).

Le Associazioni “benemerite” (e “al di sopra di ogni sospetto”) hanno permesso nel tempo un redditizio scambio di favori, carriere e ricchezze, proprio nel momento in cui la crisi attanagliava l’industria, l’agricoltura, le professioni liberali ed il terziario utile.

E’ stato trovato, insomma, un modo ulteriore, garantito ed efficiente di far soldi, facendo credere che ci si stesse occupando dell’Umanità. OGGI, siamo carenti di medici e poliziotti, ma trabocchiamo di “operatori” ed “esperti”.

Mi si dirà che Buzzi è romano. (Ma trafficava con l’Emilia.)

E che all’interno di “Associazioni”, “operatori” ed “espertici sono anche persone perbene, che sanno fare il lavoro che gli viene affidato, e che spesso lo fanno con grande sacrificio personale. (Non posso che concordare.)

Tuttavia, un Modello apprezzato e studiato non diventa “per caso” ricettacolo di profittatori e delinquenti.

Ciò significa che il nodo di chi si occupa di donne, migranti, minori, carcerati, e perché (perché un’Associazione, e non un’altra), rischia di rimanere il grande rimosso della società italiana.

E non è difficile capire perché: quasi ognuno di noi ha un amico o un’amica che ne beneficia.

Studiare le degenerazioni del Modello Emiliano può aiutare a capire e ad agire, e soprattutto a rimuovere una volta per tutte il personale politico che ha consentito tutto questo.

 

Gianfranco Domizi

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