Sab. Apr 20th, 2024

Dovremmo tutti fermarci e riflettere. Invece purtroppo occorre ancora una volta mettersi in moto, mobilitarsi. Nel giro di qualche mese ci troveremo, con tutta probabilità, di fronte a uno scenario istituzionale mutato, e in modo radicale. La doppia operazione, premierato e autonomia differenziata, che è poi anche uno scambio di favori tra i due partner forti della maggioranza, Fratelli d’Italia e Lega (Forza Italia, in posizione apparentemente subalterna, punta su altro, sulla giustizia), è un tentativo di tendere, di torcere l’equilibrio, sia a livello centrale, sia nel rapporto tra centro e periferie, nei poteri del nostro Paese, fino a rischiare la frattura. Dovremmo fermarci e riflettere, e invece in un caso, l’autonomia differenziata, rischiamo di piombare immediatamente nelle conseguenze, prevedibili e imprevedibili, di un processo federalistico inedito (e inusuale). Nell’altro, con tutta probabilità, ci avvieremo a una stagione referendaria sicuramente molto accesa. Dovremmo fermarci e riflettere. Perché? Perché entrambe queste riforme poggiano su presupposti di analisi fallaci. L’autonomia differenziata, per essere se non auspicabile, almeno valutabile, richiede una disamina dei processi di decentramento dei decenni passati. La storia d’Italia degli ultimi 30 anni è, anche, la storia di un trasferimento di competenze e poteri dallo Stato alle Regioni. Ebbene, 30 anni sono un tempo più che sufficiente per stilare un bilancio, per valutare punti di forza e punti di debolezza di un rapporto tra potere centrale e potere locale (meglio: regionale). Quel bilancio, nell’esperienza quotidiana dei cittadini, ha segno decisamente negativo. Dunque prima ancora che un atto di iniquità tra Nord e Sud, tra metropoli e Paese profondo, l’autonomia differenziata è la famosa testa del famoso struzzo nella famigerata sabbia. Servizi sempre peggiori, smantellamento del welfare, disallineamento tra identità e presidi locali di democrazia e legalità, tramonto definitivo dei diritti sociali in favore di logiche efficientistiche: questo elenco necessariamente sintetico è, di fatto, il prodotto del regionalismo di questi anni. Che ha trasformato le Regioni in Ducati o Principati. E che ha mostrato il proprio vero volto durante la pandemia, con lo sfacelo risultato evidente nella prima parte della terribile stagione del Covid. Non a caso il settore sanitario è la più lampante dimostrazione di quanto sciagurata sia l’idea di affidare a 20 amministrazione diverse settori fondamentali per la vita dei cittadini. Ora invece di riflettere e, forse, applicare una inversione di tendenza (riportare, almeno in forma di forte coordinamento centrale, alcune funzioni allo Stato) si propone l’autonomia differenziata. Unico soggetto a trovare vantaggi: la Lega.

Discorso altrettanto netto porta a respingere l’ipotesi del premierato. Le prime obiezioni autorevolissime di tre ex Presidenti della Corte costituzionale, hanno avuto come oggetto il ridimensionamento, con la proposta avanzata, del ruolo del Presidente della Repubblica. Già solo questo aspetto racconta il dato: un tentativo di cambiare gli equilibri senza crearne di nuovi. Si rafforza il Presidente del Consiglio, ora Premier, senza cercare veri contrappesi. Anzi, svuotando ulteriormente i poteri, già fiaccati, che dovrebbero controllare l’esecutivo. Già fiaccati perché da anni, da decenni assistiamo alla mortificazione, spesso alla automortificazione, del Parlamento. Che vota a colpi di fiducia, che lascia che si proceda attraverso la decretazione d’urgenza, di fatto abdicando al proprio ruolo. A seconda delle stagioni tutti, destra sinistra né-destra-né-sinistra, hanno accettato una quotidianità politica in cui il Parlamento, invece che essere il centro della democrazia, il cuore pulsante della sovranità popolare, si è trasformato in luogo di approvazione automatica dei desiderata del governo e del suo capo. Ci sono molte colpe e responsabilità, a partire all’opera di propaganda populista e qualunquista e giustizialista messa in atto da stampa e TV, e che ha colpito, appunto, sempre il Parlamento, i parlamentari e i partiti: come apprendisti stregoni hanno messo in moto un processo che non erano in grado di controllare. E mentre la partecipazione alla vita politica e alle elezioni cala costantemente, ci prepariamo alla più grande delega in bianco della Storia repubblicana.

Dovremmo fermarci e riflettere. E invece no, superando differenze e divergenze, oggi è il momento di salire sul pullman per raggiungere la fermata di questa battaglia (l’immagine è di Marco Pannella, ed è un bellissimo modo per descrivere l’unione tra diversi che hanno in comune una specifica battaglia, per il tempo della battaglia), per evitare la torsione, doppia, del premierato e della autonomia differenziata. Stanchi forse, molti di noi, ma non ancora vinti.

Alessandro Porcelluzzi

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