“Le città invisibili” pubblicato nel 1972 da Einaudi, fu raccontato in vari articoli da Italo Calvino stesso , in articoli e interviste su vari periodici. Un libro non libro, se come dice l’autore, un libro per essere tale così come un romanzo, deve avere una costruzione, una entrata ed una uscita, in cui scoprire un intreccio, un itinerario. Eppure, è un libro in cui lo spazio si fa romanzo, ogni capitolo, una sorpresa, una domanda, un enigma. Il lettore si perde in fantasmagorici viaggi, sale, scende, gira, vola, su, e tra, città inesistenti, nate in tempi e luoghi diversi, da umori contrastanti in cui la fantasia scopre la felicità e la tristezza. La fantasia, già, solo da questa parola può nascere la realtà, solo da questa parola può nascere il viaggio nel tempo. Passato presente e futuro diventano il fil rouge che congiunge l’uno all’altro. Solo la fantasia può raccontare così come poi è stato suggerito ad altri autori dopo Calvino, un racconto che si lega ad un altro. Come al Milione si sono infatti ispirati il Messaggio Dell’imperatore Di Kafka, il Deserto Dei Tartari Di Buzzati, Le Mille E Una Notte e tutti i libri che diventano continenti immaginari che aprono gli orizzonti verso altre opere letterarie.Il libro comincia infatti con le relazioni di viaggio che Marco Polo fa a Kublai Kan, imperatore dei Tartari. Gli racconta tutte le città che ha visto, ma esistono? Solo quando se ne parla, esiste ciò che vive nel pensiero. Mi ricorda la frase di un frate cappuccino illuminato” Il bene è un ente, ciò che esiste è buono. Ciò che non esiste non è buono. L’uomo è buono perché esiste. Scrivere è produrre un ente, qualcosa che esiste”. Potremmo parafrasarla così: Il pensiero è un ente, ciò che non esiste non è buono, L’uomo esiste perché esiste il suo pensiero. Le città invisibili sono un prisma in cui ogni luogo è la sfaccettatura di un sentimento, di una emozione, di un ricordo. Cercare la città ideale, trovarla, come vorrebbe Kublai Kan, è impossibile, così come Luciano di Samosata nella sua opera “ Le Immagini”, scritta in greco, dedicata a Pantea, la favorita dell’imperatore Lucio Vero, intorno al 163 D.C. , descrive la figura di donna ideale, in cui si fondono la bellezza di Afrodite, la fedeltà di Penelope, la saggezza, la modestia, la grazia delle donne celebri della storia, fino a farle diventare dee. E le città di Calvino hanno nomi femminili, ciascuna con la sua surreale originalità. Non esiste la città ideale, se non in Utopia, una delle terre visitate con il pensiero, ma non ancora scoperte o fondate, o Icaria, o ad Armonia…Una città per ogni donna ? Forse…una città per ogni pensiero? Forse…Dialoghi intensi, tra Marco Polo e Kublai Kan, sono lo stratagemma di Calvino, per esprimere i suoi pensieri filosofici, le sue idee sulla modernità, sul caos imperante, sul senso della vita. Il libro nasce un po’ da sé. Si può leggere come un libro di poesie, o di racconti, ma come si legge un libro di poesie o di racconti?Si può leggere partendo da un punto centrale come suggeriscono alcuni critici: Dalla città di Bauci, che si raggiunge dopo avere marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato. I sottili trampoli che s’alzano dal suolo a gran distanza l’uno dall’altro e si perdono sopra le nubi, sostengono la città. Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l’occorrente lassù […] Tre ipotesi si dànno sugli abitanti di Bauci: che odino la terra; che la rispettino al punto da evitare ogni contatto; che la amino com’era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù, non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza. E’ stata forse, questa profonda metafora del mondo che ispirò l’indimenticato Franco di Mare, quando, scrivendo il suo “ll teorema del babà, un libro che contiene una biblioteca intera ambientò la sua storia a Bauci?
Per chi è curioso, può cominciare un viaggio senza soste, ma anche senza possibilità di ritorno, poiché il ritorno è già nella partenza.
Nadia Farina
La foto è un’Opera di Nadia -Bauci-