l Bambinello fermalibri Bruno era un rigattiere antiquario cianfrusagliere, mi si perdoni il neologismo che però ben rappresenta il suo stato. Raccoglieva di tutto da tutti e poi scambiava mobili, oggetti e appunto, cianfrusaglie. Quando alzava la saracinesca del suo ”negozio”, era una continua sorpresa, in una marea di cose disperse qua e là, il prezioso, il Kitsch si mescolavano in una sorta di caccia al tesoro, se eri bravo potevi trovare ciò che non pensavi ti fosse indispensabile. Nulla più del superfluo può infatti diventare indispensabile. Sappiamo che porteremo a casa qualcosa che non useremo mai, che magari nasconderemo in fondo ad un cassetto, ma nel momento che lo abbiamo davanti, a quel qualcosa non sappiamo e non possiamo rinunciare. Come ho detto, faceva dello scambio un modo di essere, spesso non guadagnandoci nulla, solo per il piacere di farlo, io gli ho portato molte cose ricevendone in cambio altre che per me diventavano nuove nella mia casa, ma quel nuovo che ha il sapore del tempo andato. Forse, la polvere che ricopriva i mobili e gli oggetti, forse, i colori ormai sbiaditi, mi proiettavano in un mondo oltre, l’oltre del tempo, il mio e non solo. Ho sempre subito il fascino delle cose usate, di quell’essere toccate da altre mani che hanno vissuto chissà quali storie. Ho sentito profondamente in me, quel potere di immaginare altre vite, sentendomi in connessione con le mille altre me perse nell’universo. Perché io sono convinta della vita che si frantuma in momenti del prima e del dopo, quelli di cui parla Einstein. Non so se sia vero tutto questo, ciò non toglie che vivere diversamente non potrei. La realtà e la fantasia si intersecano rendendo il presente sempre ricco di scoperte, ed una scoperta strabiliante io l’ho fatta davvero. In modo inconsapevole e fortemente attratta da un Bambinello con la veste azzurra che addormentato, si appoggiava a uno scoglio? Una roccia? Lo scambiai con qualcosa che non ricordo e come se mi fossi portata a casa una protezione lo collocai nel mio salone in bella vista su una ringhiera di legno dietro al divano, a sostegno delle “ Le Maschere nude di Pirandello” di qualche altro libro, un candelabro d’argento, un pescatore di cartapesta di un vecchio presepio. Era lì, mi guardava e lo guardavo con affetto, era una cosa mia. Poi, un giorno, guardando in Tv un servizio del Telegiornale in cui veniva mostrata la stanza di Padre Pio, sul suo comodino, mi apparve la mia statuina, il mio Bambinello, identico, con l’unica differenza del colore dell’abitino che era rosa. Era il compagno di quello che compresi essere due fermalibri, divisi da chissà chi, ma per quale misteriosa ragione, uno dei due era entrato nella miacasa. Uno di quei segni in cui credo? Una pura coincidenza? Io non lo so e non potrò mai saperlo, rimaneun fatto- Un Bambinello vestito di azzurro per un attimo almeno, si è ricongiunto col Bambinello vestito di rosa di Padre Pio e mi ha regalato un cuore senza nodi.
Nadia Farina Dal mio libro: Vita tra le cose – in via di pubblicazione