Mar. Gen 20th, 2026

E all’improvviso  ci siamo ritrovati su di questo vecchio  treno che corre veloce verso l’ignoto… Dal finestrino si vedono  le colline, il mare , le pianure, le nubi e il sole. L’aria che entra a volte profuma di pioggia, altre, lascia una fragranza  di fiori sempre diversa e comunque sempre gradevole. Il treno, continuando il suo viaggio verso l’ignoto, attraversa ponti di gioia, gallerie di dolore, montagne di difficoltà, discese piene di amore, pianure ricche di erotismo, salite intrise di delusioni. Seppur con incomprensibile previsione, questi scenari si ripropongono più volte. E la gente… Nella nostra carrozza ci sono un sacco di viaggiatori. Tutti i posti sono occupati, compreso le poltrone d’onore. Su queste ultime siedono sempre le persone a noi più care, quelle che amiamo a prescindere, le stesse che ci perdonano tutto solo per il fatto che esistiamo. Loro  sono  sempre lì. Lì per noi… nel bene e nel male, costantemente al nostro fianco, finchè respirano. In ogni caso nel nostro vagone c’è sempre un via vai caotico di viaggiatori; uomini e donne  che non solo si interscambiano i posti a sedere, ma si contendono anche gli spazi a disposizione, talvolta attaccandosi ai corrimano, talvolta stringendosi negli angoli più discreti della carrozza. Ogni tanto si nota qualcuno che sale con l’arroganza del padrone del treno, suscitando un pò di ilarità, altre, si vede arrivare qualcun’altro con l’affanno di chi ha dovuto rincorrere a lungo quel treno, e che forse, l’ha preso per il rotto della cuffia. Poi c’è chi scende, in qualche raro caso lo fa mal volentieri, in altri, perchè non ce la fa più, ma nella maggior delle volte semplicemente perchè il viaggio è finito.  Il treno per una buona parte del tragitto procede secondo la tabella di marcia ed è sempre affollato. Ormai questo via vai di persone distoglie la nostra attenzione dai paesaggi che ci appaiono da fuori al finestrino; siamo concetrati più sui dettagli dei passeggeri, piuttosto che sullo spettacolo che la natura ci propone al di fuori del treno.  Il vagone è sempre pieno di gente, il bisbiglio prodotto dai viaggiatori, rappresenta quell’incessante sottofondo  musicale che ci accompagna verso nuovi luoghi.  Ad un certo punto però,  non ci si può esimere dal notare  che le persone che salgono  comincano ad essere sempre di meno, mentre,  quelle che scendono,  sempre in numero maggiore. Improvvisamente dalle poltrone d’onore qualcuno scompare. “Dove sarà mai andato a finire?” ci domandiamo.  Una risposta a questa domanda non c’è, ma la certezza che quei posti resteranno vuoti per sempre,  è una consapevolezza che ci torturerà  l’anima fino alla alla fine del viaggio.  Poi, uno dopo l’altro  i posti d’onore rimangono  vuoti ed è qui che ci si accorge  che su quel treno cominciamo ad essere in pochi. Tuttavia continuiamo a fare progetti e a lavorare per un mondo a misura della nostra immaginazione. Un occhio al futuro e l’altro verso la persona che ci siede accanto in quanto, a nostro parere, è riuscita ingiustamente ad ottenere il posto vicino al finestrino. Costui però non guarda al di là del treno. L’estate è finita. Fuori c’è una densa coltre di nebbia. Ormai c’è poco da osservare, quasi nulla da contemplare. Il finestrino ora è chiuso. Sigillato! C’è molta umidità. Le notti sono sempre più lunghe e i giorni  diventano inesorabilmente più brevi. Fuori è buio, fa freddo, meglio mettersi la giacca.  I pochi passeggeri rimasti sul treno non hanno più voglia di parlare. Il tizio accanto al finestrino si è appisolato rannicchiandosi nel suo cappotto. E’ ora di mangiare. I pochi rimasti non hanno fame, ma bisogna mettere qualcosa sotto i denti perchè non ci si deve arrende al tempo, nonostante  si abbia l’inesorabile consapevolezza che nemmeno  il sole può sconfiggere l’entropia. Ci si guarda intorno e  non sappiamo più dove siamo. Nel vagone  si sono attivate  le luci notturne. Poi  accade qualcosa , forse un corto circuito, tutto si fa buio. Ormai su quel treno non c’è più nessuno, anzi no. Il chiarore della luna lascia intravedere un uomo in divisa. Sarà il capotreno…  

“Scusi qual è la prossima stazione ?”  

Come mai ci siamo fermati?”   

– “Cosa è successo all’impianto elettrico?”  

… Il tizio non risponde. Nel frattempo anche la luna ha deciso di andare a dormire dietro la montagna. C’è una surreale tranquillità. Il buio ha ormai ineluttabilmente avvolto ogni cosa, perfino i rumori, i sapori e gli odori. C’è solo silenzio e freddo. Tanto freddo.

… Il treno si è fermato. Il viaggio è terminato. 

Antimo Pappadia

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