Gio. Giu 24th, 2021

C’è un ritornello, un mantra, che in tanti, me compreso, si sono ripetuti in questi anni: i partiti forti e strutturati servono a evitare che poteri senza controllo democratico penetrino di soppiatto nell’arena politica e possano dettare legge.

 Ne sono ancora convinto ma con un corollario. Tutti, di nuovo: me compreso (mea culpa), pensavano ai poteri economici, alle grandi aziende, alle banche. Si pensava dunque alla necessità di filtrare e fermare il potere dei soldi privati.

E questo era un errore. In un capitalismo straccione e parassitario come quello italiano il problema numero uno per la democrazia non può essere l’azione di capitani d’azienda, banchieri, tycoon vari.

Semplicemente perché o non ne hanno la possibilità e capacità o, per il vecchio vizio italico del consociativismo, foraggiano un po’ tutti. Ergo il rischio inquinamento della volontà popolare è pressoché nullo.

Invece tutti sottovalutavano, qui: io un po’ meno (almeno da che ho cominciato a ricostruire storicamente e in modo artigianale la Seconda Repubblica), l’enorme grado di penetrabilità della politica da parte di poteri non economici, ma altrettanto e anzi più immuni dal controllo democratico.

Il caso Palamara è stato archiviato in fretta e furia, almeno dalla stampa. Facile anche perché, sugli altari e nella polvere, legato a doppio filo alla stagione renziana. Per Davigo/Amara/Morra è assai più difficile.

Uno dei massimi leader del M5S va a farsi dettare la linea da un magistrato del CSM, riguardo una vicenda che riguarda altri magistrati, chiedendo poi un parere a un altro magistrato.

Un politico che ammette di aver sempre seguito il magistrato, capocorrente, editorialista del Fatto quotidiano, star TV, Davigo per decidere della linea da seguire. Linea che sarebbe poi quella del partito che, nel Parlamento attuale, è ancora la prima forza politica del Paese.

Se il problema fosse “solo” Davigo con la sua corrente e con il suo rapporto col M5S, sarebbe ancora una questione archiviabile. Poi però uno fa 2+2. Palamara e la corrente divenuta strumento renziano. Il PD, Magistratura Democratica e i tanti troppi magistrati che passano in un baleno dalle aule dei tribunali a quelle del Parlamento. Le lottizzazioni del CSM e tramite il CSM.

Forse dovremo riprendere quel ritornello, quel mantra e cominciare a capire come difendere la politica e i partiti dalla “manina” della magistratura.

Alessandro Porcelluzzi

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