Les singes à cul nu

Je voudrais pas crever

Avant d’avoir connu

Les chiens noirs du Mexique

Qui dorment sans rêver

Les singes à cul nu

Dévoreurs de tropiques

Les araignées d’argent

Au nid truffé de bulles

 

Non vorrei crepare

prima di aver visto

i cani neri del Messico

che dormono senza sognare,

le scimmie dal culo nudo

che divorano i fiori tropicali,

i ragni d’argento

nei nidi pieni di bolle.

 

Questi versi, di cui ho riportato la traduzione, appartengono alla poesia “ Io non vorrei crepare” di Boris Vian, uno degli artisti più eclettici del Novecento, di cui quest’anno ricorre il centenario.

Nato a Ville d’Avray il 10 marzo 1920 e morto prematuramente a Parigi il 23 giugno del 1959, a soli 39 anni, mentre stava assistendo alla proiezione del film tratto dal suo primo, scandaloso romanzo pulp a sfondo erotico “Sputerò sulle vostre tombe”.

Boris Vian , noto anche come Vernon Sullivan, è stato un ingegnere dell’Ecole Centrale, scrittore di racconti, romanzi tra cui quattro thriller del genere hard boiled, pieni di neologismi stravaganti, cantautore, poeta, traduttore, trombettista jazz, nonché dirigente del reparto jazzistico della casa discografica Philips. E’ stato inoltre membro della Scuola di Patafisica( College de Pataphysique) di cui fu eletto Satrapo l’11 maggio del 1953.

La patafisica, definita inizialmente come una ipotetica scienza della soluzioni immaginarie dal suo creatore, lo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry, nel suo libro “Gesta e opinioni del dottor Faustroll patafisico”, e considerata come una logica dell’assurdo, una parodia della metafisica, ha in seguito influenzato scrittori, pittori, cineasti, matematici e filosofi, diventando una vera e propria corrente artistica. La patafisica ha proliferato anche in Italia e satrapi sono stati anche Umberto Eco, Dario Fo, Edoardo Sanguineti. Nel 1950 Raymond Queneau fondò l’OuLiPo ovvero il “ Laboratorio di letteratura potenziale”, una derivazione del College .Tra i tanti vi aderirono Georges Perec , Italo Calvino e lo stesso Ionesco che scardinò ogni convenzione e regola teatrale col suo teatro dell’assurdo.

Logica combinatoria e passione fabulatoria caratterizzano questa corrente artistica, fondata sul principio dell’equivalenza universale e della conversione dei contrari, che si nutre di nonsenso, ironia e assurdo, ma anche di intuizioni logico -matematiche e riflessioni filosofiche. “Per il patafisico l’idea di verità è la più immaginaria di tutte le soluzioni” (Enrico Baj)

Tornando a Borys Vian, egli fu un fenomeno espressivo fuori dal comune, la sua è una scrittura “liberata”, caratterizzata da un flusso di coscienza esasperato. Ne “ La schiuma dei giorni”, il suo libro più noto, c’è una esplicita critica al mondo tradizionale, soggiogato alla superficialità e all’utilitarismo. Solo la fantasia può salvarci. E, come dirà Daniel Pennac, il suo è un mondo spietato, perso in una tragica presunzione e in qualche modo salvato dalla surrealtà, dall’abbraccio onirico, dall’abbandono nella finzione di vivere anche l’invivibile.

Come ho accennato all’inizio del mio articolo, Vian fu anche un cantautore e la canzone, tra le tante, che lo rese famoso in tutto il mondo è “ Le deserteur”, una canzone antimilitarista del 1954 di cui esistono molte versioni in italiano, l’ultima di Ivano Fossati:

 

«Mendicherò la vita sulle strade di Francia

dalla Bretagna alla Provenza e dirò alla gente

“Rifiutate d’obbedire, non fatelo

non andate in guerra, rifiutate di morire”.

Se si deve versare sangue vada a versare il Suo

caro “buon apostolo”, signor Presidente.

Se mi fa perseguire avverta i suoi gendarmi

che non ho armi e che possono sparare.»

 

Fu inoltre, come ho già detto, un apprezzato jazzista ed essendo cultore e grande conoscitore di questo genere musicale, fece arrivare in Francia, allora assetata di jazz, molti musicisti americani che ebbero un grande successo, e poi vi restarono, come Sidney Bechet.

Non meraviglia pertanto come La Francia voglia celebrare questo originale, grande artista, nel centenario della sua nascita, con eventi che si susseguiranno per tutto il 2020 con pubblicazioni, concerti, esposizioni, piece teatrali, film, eventi sulle linee della metropolitana.

Vorrei terminare questo mio articolo con una sua frase che celebra il tratto distintivo di un artista fuori dai canoni: “ La storia è interamente vera , perché io me la sono inventata da capo a piedi”

 

 

Anna Bruna Gigliotti

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