Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo

“Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole ed arriva sempre come ricompensa dopo la pioggia. Apri le ali…
… Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo.”

Come avrete capito, questo brano è tratto da “Historia de una gaviota y del gato que le enseñó a volar” ovvero “ Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” dello scrittore cileno Luis Sepulveda, morto il 16 aprile in Spagna, a Oviedo, nelle Asturie, a causa del covid-19.

Ora che le voci di cordoglio, da parte del mondo della cultura, ma anche di tutti coloro che amano i suoi scritti, si sono attenuate, avverto un bisogno intimo e quasi privato di far sentire, a riguardo, anche la mia modestissima voce.

L’ho sempre amato, non solo per quella “gabbianella” che ha fatto volare la fantasia di molti bambini, ma anche di quegli adulti che, come me, sanno ancora sognare e sperare che, al di là di tutto, un mondo migliore sia ancora possibile. L’ho amato anche per “ Il vecchio che sapeva leggere romanzi d’amore”. Questi due romanzi per me racchiudono tutto il mondo immaginifico, ma anche fortemente emotivo, guerrigliero, ecologista del Sepulveda. Sempre pronto a lottare contro le ingiustizie, la violenza, le prevaricazioni, lo sfruttamento indiscriminato ai danni dell’ambiente e delle minoranze.

“La storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare ”è una favola i cui protagonisti sono animali e come tutte le favole che si rispettino ha una morale. Anzi si basa su tre principi morali.

 

Il rispetto del proprio ambiente e di ogni forma vivente:

“ Accadono cose terribili nel mare. A volte mi chiedo se certi umani sono impazziti, perchè tentano di trasformare l’oceano in un enorme immondezzaio.”

 

Il riuscire ad amare e a rispettare chi è profondamente diverso da noi:

“ Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perchè sei una gabbiana, una bella gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perchè ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa.”

 

Il non rinunciare mai ai propri obiettivi, anche se sembrano irraggiungibili:

“ -Bene gatto. Ci siamo riusciti- disse sospirando.

-Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante-miagolò Zorba.

– Ah sì? E cosa ha capito?- chiese l’umano.

– Che vola solo chi osa farlo- miagolò Zorba.”

 

L’unico uomo che aiuterà la gabbianella sarà un Poeta. In lui si cela l’autore stesso.

Infatti nel film di animazione del 1996, tratto dal romanzo, lo stesso Sepulveda ha partecipato al doppiaggio italiano nel ruolo del poeta.

Ma ora è necessario dare qualche notizia sulla sua vita, per comprenderne meglio le opere e soprattutto la sua umana grandezza.

Luis Sepulveda è nato il 4 ottobre 1949 a Ovalle, in Cile e a 15 anni aderì alla Gioventù comunista da cui in seguito si distacchò. Dopo il ritorno da Mosca, dove era andato per frequentare un corso di drammaturgia, entrò nelle file dell’Esercito di liberazione nazionale in Bolivia.

Ritornato in Cile, si diplomò come regista teatrale e allestì spettacoli , ma scriveva anche racconti, faceva il giornalista radiofonico e contemporaneamente gestiva una cooperativa agricola.

La sua attività politica restò sempre in primo piano e, dopo l’adesione al partito socialista, entrò nella guardia personale del presidente Salvador Allende. Tutto precipitò in seguito al colpo di stato del generale Augusto Pinochet, nel 1973, quando Sepulveda fu messo in carcere e per due anni e mezzo subì torture.

Per sette mesi fu rinchiuso in uno stanzino che non gli consentiva neppure di alzarsi in piedi. Fu liberato per la lunga battaglia a suo favore da parte di Amnesty International e andò in esilio per 8 anni. Ha viaggiato in Brasile, in Paraguay, in Ecuador . Ha collaborato con l’Unesco, studiando l’impatto dell’occidente sulla popolazione degli indios Shuar. Visse in Amazzonia e da questa sua esperienza prese vita il suo romanzo “ Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”.

Per il suo personaggio principale, Antonio José Bolìvar Proaño, che nella lettura trovava rifugio dalla crudeltà e dalla spietatezza degli uomini, si ispirò a Chico Mendez, un sindacalista, politico e ambientalista brasiliano, che ha legato il suo nome alla lotta contro il disboscamento della foresta amazzonica. Fu poi assassinato la vigilia di Natale del 1988, a 44 anni, davanti a casa, per essere entrato in conflitto con gli interessi dei latifondisti.

Tornando alla vita di Sepulveda, quasi più avventurosa dei suoi stessi romanzi, dall’Amazzonia si trasferì in Nicaragua, dove ottenne la cittadinanza, da qui ad Amburgo dove lavorò per Greenpeace fino al 1986. Anche la sua vita sentimentale fu fuori dal comune, infatti sposò la poetessa Carmen Yanez da cui divorziò per poi risposarla. Con lei si trasferì definitivamente in Spagna.

La sua morte improvvisa lascia un vuoto incolmabile, ma per fortuna di lui continueranno a parlarci le sue tante opere, tra romanzi, libri di viaggio, saggi e sceneggiature.

 

Vorrei terminare questo mio articolo con una poesia della sua amata moglie, la poetessa

Carmen Yanez:

 

Silenzio

Quando si negano le parole
e non danza il verbo
sul polline della terra,
questo è il silenzio.

 

Come se la morte
intrappolasse i suoni
nella sua oscura confraternita.

 

Allora sono solita chiamarlo
e condividere i suoi muti cenni di trincea.

 

Sono la convitata di pietra
nel suo taciturno territorio
e lì faccio nidi di parole
in cui depongo le uova.

da Paesaggio di luna fredda (Guanda, 1998), trad. it. Roberta Bovaia

 

Anna Bruna Gigliotti

 

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