Sab. Mar 7th, 2026

Mi fa male il mondo mi fa male il mondo 
Mi fa male il mondo mi fa male il mondo 

Mi fa male più che altro credere 
che sia un destino oppure una condanna 
che non esista il segno di un rimedio  
in un solo individuo che sia uomo o donna. 

Mi fa male il mondo mi fa male il mondo 

Mi fa male più che altro ammettere 
che siamo tutti uomini normali 
con l’illusione di partecipare  
senza mai capire quanto siamo soli. 

Mi fa male il mondo mi fa male il mondo 

È un malessere che abbiamo dentro 
è l’origine dei nostri disagi 
un dolore di cui non si muore 
che piano piano ci rende più tristi e malvagi. 

Queste strofe appartengono alla visionaria canzone “ Mi fa male il mondo” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini e contenuta nell’album “E pensare che c’era il pensiero”.  

Sandro Luporini, nato a Lucca nel 1930, è un pittore, paroliere e scrittore italiano. E’ un riferimento molto importante nella cultura contemporanea, non solo per  la sua opera pittorica, che ha meritato molti riconoscimenti e premi, ma anche per la sua attività di scrittore-coautore dei testi del teatro- canzone di Giorgio Gaber. Luporini fece parte del movimento artistico delle “Metacose”. Gli oggetti quotidiani appaiono isolati, spesso raffigurati in spazi vuoti, in un tempo quasi bloccato in cui, pur nell’assenza visiva, si percepisce la presenza dell’uomo, evocato attraverso ciò che ha lasciato. Le metacose ci parlano di solitudine, inquietudine, alienazione. Rapporto tra individuo e società.  

Giorgio Gaber è nato a Milano nel 1939 e scomparso nella sua città il 1 gennaio del 2003. 

Si è formato artisticamente nei locali milanesi, assorbendone tutto il clima culturale e politico. 

E’ certamente una delle figure più iconiche  del Novecento. 

Il suo Teatro-canzone ha rivoluzionato il modo di fare spettacolo. La canzone non è solo intrattenimento, ma un veicolo di riflessione culturale e politica, miscelando sapientemente leggerezza e analisi critica, sempre con un linguaggio semplice e diretto. 

Niente di strano che i due artisti, Gaber e Luporini, si incontrino e stringano un sodalizio durevole nel tempo. Nel Teatro-canzone di Gaber c’è tutto il pensiero delle Metacose: La critica alla società, il disagio dell’individuo. La metafisica di un’esistenza a cui poniamo continue domande. Nella canzone “ Mi fa male il mondo”emerge una profonda riflessione sul disagio esistenziale. L’individuo si sente quasi estraneo, distante dal mondo che lo circonda. Prova disagio e dolore ma cerca messaggi di speranza. 

Mi fa bene comunque credere 
che la fiducia non sia mai scomparsa 
e che d’un tratto ci svegli un bel sogno  
e rinasca il bisogno di una vita diversa 

Mi fa male il mondo mi fa male il mondo 

Il mondo, per tornare alle metacose, appare come simbolo di un malessere interiore, in cui l’uomo si sente prigioniero. Gli oggetti diventano rappresentazione di una condizione universale.  

Un altra canzone a cui sono molto legata è “Illogica allegria”del 1971, e fa parte dell’album 

 “Io come persona” 

Da solo 
lungo l’autostrada 
alle prime luci del mattino. 
 
A volte spengo anche la radio 
e lascio il mio cuore incollato al finestrino. 
 
Lo so 
del mondo e anche del resto 
lo so 

che tutto va in rovina 
ma di mattina 
quando la gente dorme 
col suo normale malumore 
mi può bastare un niente 
forse un piccolo bagliore 
un’aria già vissuta 
un paesaggio o che ne so. 
 
E sto bene 
Io sto bene come uno quando sogna 
non lo so se mi conviene 
ma sto bene, che vergogna. 
[…] 
Io sto bene… 
Questa illogica allegria 
 
 

Anche qui si sente l’eco delle metacose. Gli oggetti  perdono il loro significato immediato e diventano simboli di qualcosa di più ampio. Ci proiettano in un altrove dove tutto è sospeso, ma nello stesso tempo tutto accade.  

Come si può evincere dai testi su citati, Gaber e Luporini, usano nei loro testi un tono ironico e surreale, esempio ne è la famosissima canzone “ Mi faccio uno shampoo” del 1971 e pubblicata nell’album  “Io come persona”. Il gesto semplice e quotidiano di farsi uno shampo diventa metafora dell’apparente superficialità della vita moderna. Una società che, concentrandosi su dettagli superficiali, ignora o accantona questioni più profonde dell’esistenza privata o dell’impegno sociale. 

Leggerezza e profondità si fondono insieme, regalandoci un orecchiabile capolavoro. 

Una brutta giornata 
chiuso in casa a pensare 
una vita sprecata 
non c’è niente da fare 
non c’è via di scampo 
mah, quasi quasi mi faccio uno shampoo. 
 
Uno shampoo? 
[…] 
Scende l’acqua, scroscia l’acqua 
calda, fredda, calda… 
Giusta! 
Shampoo rosso e giallo, quale marca mi va meglio? 
Questa! 
Schiuma soffice, morbida, bianca, lieve lieve 
sembra panna, sembra neve. 

Ormai è dagli inizi degli anni ’70 che ci parlano questi due autori. Anzi che ci cantano, ma la società non sembra aver fatto tesoro del loro messaggio, anzi!  

L’indifferenza, la mancanza di empatia, l’alienazione, la violenza dei gesti e delle parole, sembrano ormai pervasivi nella nostra società.   

Non mi resta che farmi uno shampoo, ma alla Gaber. Con amara, ironica consapevolezza. 

La schiuma è una cosa pura, 

come il latte: purifica di dentro. 

La schiuma è una cosa sacra 

che pulisce la persona meschina, abbattuta, oppressa. 

È una cosa sacra. Come la Santa Messa. 
 
Sciacquo, sciacquo, sciacquo. 
Fffff…Fon

Annabruna Gigliotti

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