Mi fa male il mondo mi fa male il mondo
Mi fa male il mondo mi fa male il mondo
Mi fa male più che altro credere
che sia un destino oppure una condanna
che non esista il segno di un rimedio
in un solo individuo che sia uomo o donna.
Mi fa male il mondo mi fa male il mondo
Mi fa male più che altro ammettere
che siamo tutti uomini normali
con l’illusione di partecipare
senza mai capire quanto siamo soli.
Mi fa male il mondo mi fa male il mondo
È un malessere che abbiamo dentro
è l’origine dei nostri disagi
un dolore di cui non si muore
che piano piano ci rende più tristi e malvagi.
Queste strofe appartengono alla visionaria canzone “ Mi fa male il mondo” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini e contenuta nell’album “E pensare che c’era il pensiero”.
Sandro Luporini, nato a Lucca nel 1930, è un pittore, paroliere e scrittore italiano. E’ un riferimento molto importante nella cultura contemporanea, non solo per la sua opera pittorica, che ha meritato molti riconoscimenti e premi, ma anche per la sua attività di scrittore-coautore dei testi del teatro- canzone di Giorgio Gaber. Luporini fece parte del movimento artistico delle “Metacose”. Gli oggetti quotidiani appaiono isolati, spesso raffigurati in spazi vuoti, in un tempo quasi bloccato in cui, pur nell’assenza visiva, si percepisce la presenza dell’uomo, evocato attraverso ciò che ha lasciato. Le metacose ci parlano di solitudine, inquietudine, alienazione. Rapporto tra individuo e società.
Giorgio Gaber è nato a Milano nel 1939 e scomparso nella sua città il 1 gennaio del 2003.
Si è formato artisticamente nei locali milanesi, assorbendone tutto il clima culturale e politico.
E’ certamente una delle figure più iconiche del Novecento.
Il suo Teatro-canzone ha rivoluzionato il modo di fare spettacolo. La canzone non è solo intrattenimento, ma un veicolo di riflessione culturale e politica, miscelando sapientemente leggerezza e analisi critica, sempre con un linguaggio semplice e diretto.
Niente di strano che i due artisti, Gaber e Luporini, si incontrino e stringano un sodalizio durevole nel tempo. Nel Teatro-canzone di Gaber c’è tutto il pensiero delle Metacose: La critica alla società, il disagio dell’individuo. La metafisica di un’esistenza a cui poniamo continue domande. Nella canzone “ Mi fa male il mondo”emerge una profonda riflessione sul disagio esistenziale. L’individuo si sente quasi estraneo, distante dal mondo che lo circonda. Prova disagio e dolore ma cerca messaggi di speranza.
Mi fa bene comunque credere
che la fiducia non sia mai scomparsa
e che d’un tratto ci svegli un bel sogno
e rinasca il bisogno di una vita diversa
Mi fa male il mondo mi fa male il mondo
Il mondo, per tornare alle metacose, appare come simbolo di un malessere interiore, in cui l’uomo si sente prigioniero. Gli oggetti diventano rappresentazione di una condizione universale.
Un altra canzone a cui sono molto legata è “Illogica allegria”del 1971, e fa parte dell’album
“Io come persona”
Da solo
lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un’aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.
E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
[…]
Io sto bene…
Questa illogica allegria
Anche qui si sente l’eco delle metacose. Gli oggetti perdono il loro significato immediato e diventano simboli di qualcosa di più ampio. Ci proiettano in un altrove dove tutto è sospeso, ma nello stesso tempo tutto accade.
Come si può evincere dai testi su citati, Gaber e Luporini, usano nei loro testi un tono ironico e surreale, esempio ne è la famosissima canzone “ Mi faccio uno shampoo” del 1971 e pubblicata nell’album “Io come persona”. Il gesto semplice e quotidiano di farsi uno shampo diventa metafora dell’apparente superficialità della vita moderna. Una società che, concentrandosi su dettagli superficiali, ignora o accantona questioni più profonde dell’esistenza privata o dell’impegno sociale.
Leggerezza e profondità si fondono insieme, regalandoci un orecchiabile capolavoro.
Una brutta giornata
chiuso in casa a pensare
una vita sprecata
non c’è niente da fare
non c’è via di scampo
mah, quasi quasi mi faccio uno shampoo.
Uno shampoo?
[…]
Scende l’acqua, scroscia l’acqua
calda, fredda, calda…
Giusta!
Shampoo rosso e giallo, quale marca mi va meglio?
Questa!
Schiuma soffice, morbida, bianca, lieve lieve
sembra panna, sembra neve.
Ormai è dagli inizi degli anni ’70 che ci parlano questi due autori. Anzi che ci cantano, ma la società non sembra aver fatto tesoro del loro messaggio, anzi!
L’indifferenza, la mancanza di empatia, l’alienazione, la violenza dei gesti e delle parole, sembrano ormai pervasivi nella nostra società.
Non mi resta che farmi uno shampoo, ma alla Gaber. Con amara, ironica consapevolezza.
La schiuma è una cosa pura,
come il latte: purifica di dentro.
La schiuma è una cosa sacra
che pulisce la persona meschina, abbattuta, oppressa.
È una cosa sacra. Come la Santa Messa.
Sciacquo, sciacquo, sciacquo.
Fffff…Fon
Annabruna Gigliotti