Era una casa molto carina
Senza soffitto senza cucina
Non si poteva entrarci dentro
Perché non c’era il pavimento
Non si poteva andare a letto
Perché in quella casa non c’era il tetto
Non si poteva fare la pipì
Perché non c’era vasino lì
Ma era bella, bella davvero
In via dei matti numero zero
Ma era bella, bella davvero
In via dei matti numero zero
Questi versi sono della canzone “ La casa”, resa famosa da Sergio Endrigo nel 1969. Il testo e la musica originali sono di Vinicius de Moraes. La canzone fa parte dell’album “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”.
Vinicio de Moraes (1913/1980) è stato un poeta, paroliere e diplomatico brasiliano. La sua grandezza è stata quella di aver traghettato la sua poesia coltissima dal libro alla strada, al bar, alla vita. In seguito, l’incontro con importanti musicisti come A.C. Jobim, lo portò a occuparsi di samba e a innovare radicalmente la bossa nova.
La canzone nasce come filastrocca per bambini, ma ci parla di libertà.
Ci conduce per mano verso un viaggio metaforico. Un percorso immaginario.
Una casa- Utopia, un numero ZERO che rappresenta un punto di partenza concettuale più che fisico.
Come per tutte le filastrocche colte, in cui si cerca di andare oltre, la casa non resta un luogo chiuso, ma apre a spazi di libertà. Da respirare ed esplorare.
Ma questo non è il solo esempio di “casa Utopia”.
Nella canzone di Claudio Villa “ La strada nel bosco” c’è lo stesso sogno utopico. Un invito ad una vita più a contatto con la natura:
Vieni, c’è una strada nel bosco,
Il suo nome conosco,
Vuoi conoscerlo tu?
Laggiu tra gli alberi,
Intrecciato coi rami in fior,
C’è un nido semplice
Come sogna il tuo cuor.
Ho riflettuto molto in quest’ultimo periodo sul problema “uomo-natura” soprattutto alla luce degli ultimi fatti di cronaca riguardanti “la famiglia del bosco”.
A tal proposito ho rispolverato le idee di qualche filosofo a me caro, come Jean-Jacques Rousseau, noto per le sue idee rivoluzionarie sull’educazione, la politica e la natura umana.
Egli ci parla di un essere umano buono, ma corrotto dalla società.
Secondo Rousseau, il progresso ha allontanato l’uomo dalla sua essenza autentica, trascinandolo sempre più lontano da una vita semplice e naturale. L’uomo deve ritrovare il proprio equilibrio, lontano dagli artifici e dalle pressioni della civiltà moderna. Se pensiamo che l’opera “ L’Emilio o dell’educazione” il Rousseau l’ha scritta nel 1762, non ci resta che rimanere stupiti del suo pensiero illuminato, ma che purtroppo non è stato preso in considerazione né accettato, nel corso dei secoli, almeno no nel nostro “magnifico mondo” civilizzato.
Egli sosteneva che l’uomo primitivo, vivendo in uno stato naturale, era libero, felice e moralmente integro. Tuttavia, con l’avvento della civiltà, l’uomo ha perso questo stato di innocenza e ha cominciato a vivere sotto il giogo delle convenzioni sociali, delle disuguaglianze e delle pressioni culturali. Egli dice inoltre che bisogna ascoltare la propria voce interiore, vivendo secondo le proprie esigenze, senza lasciarci trascinare dalle aspettative imposte dalla società.
Egli fa una distinzione tra uomo naturale e uomo civile. Il primo vive in armonia col mondo naturale, il secondo è vincolato da leggi, convenzioni e falsi desideri.
Nel suo trattato “Emile” suggerisce, attraverso la sua esperienza personale, un approccio diverso all’educazione del bambino. Bisogna che i bambini esplorino liberamente, facciano domande spontanee e non indotte, e sviluppino così la propria autonomia.
Attraverso il ritorno alla natura, la semplicità e l’autenticità, possiamo riscoprire una vita più ricca e significativa, lontana dalle distrazioni e dagli inganni della modernità.
Tanto si è detto e parlato in merito all’allontanamento dei bambini dai loro genitori, perché ritenuti inadeguati alla loro educazione e sviluppo sano, secondo regole e canoni della nostra società, che non voglio addentrarmi in una problematica così complessa, ma di certo non sono d’accordo con un provvedimento così disumanamente estremo.
Io uso altri mezzi per dissentire, e sono quelli della poesia o del pensiero illuminato di grandi pensatori. Amo, nel mio piccolo, stimolare alla riflessione per ritrovare sempre in noi quel briciolo di umanità, ma anche ragionevolezza, che ci rende migliori.
Ecco perché voglio concludere questo mio articolo con alcuni versi di un’altra famosissima canzone: “Attenti al lupo” di Lucio Dalla. A voi la riflessione finale.
C’è una casetta piccola così
con tante finestrelle colorate
e una donnina piccola così
con due occhi grandi per guardare
e c’è un omino piccolo così
che torna sempre tardi da lavorare
e ha un cappello piccolo così
con dentro un sogno da realizzare
e più ci pensa, più non sa aspettare
amore mio non devi stare in pena
questa vita è una catena
qualche volta fà un po’ male
guarda come son tranquilla io
anche se attraverso il bosco
con l’aiuto del buon Dio
stando sempre attenta al lupo…
attenti al lupo…
Anna Bruna Gigliotti