Mer. Mag 25th, 2022

La Stampa mainstream propone in modo quasi ossessivo persone non vaccinate che si pentono dopo aver contratto il covid19. Noi vogliamo proporre una breve storia di un cittadino che ha affrontato il nemico invisibile con dignità nonostante sia stato privato di tutti i diritti umani, perfino quello di essere curato. Ecco la storia di L. P.

Lunedì 26 dicembre sono andato a dormire  che non mi sentivo  molto bene. Durante la notte mi è venuta la febbre e sono stato così male da non riuscire ad alzarmi dal letto fino a mercoledì 29. Ho telefonato al mio medico di base informandolo che presentavo tutta la sintomatologia relativa al SARSCoV2. Il dottore mi ha detto che non poteva darmi alcuna cura se non avesse prima avuto certezza che si trattasse di Covid19 e così mi ha inserito nella piattaforma ASL per effettuare un tampone urgente. Da questo momento in poi non sono riuscito più a contattare né il mio medico, né  lo studio di cui fa parte. Il telefono era messo in modo tale da non farlo proprio squillare. Ho chiamato la Guardia Medica la quale mi ha detto che non poteva intervenire e, in caso di bisogno, dovevo rivolgermi al 118. Il giorno 02/01/2022 dopo 6 giorni di febbre alta e di quasi digiuno totale ho chiamato il 118 il quale mi ha accompagnato nel padiglione riservato al Covid19 del Pronto Soccorso di Guastalla (RE). Qui dopo aver effettuato i tamponi (sia quello molecolare che antigenico) mi è stata effettuata la diagnosi (ma non mi è stata suggerita alcuna cura) dicovid19.  Dopodiché mi hanno rispedito  a casa senza cura e col foglio di spese da pagare che mi è stato consegnato solo quando siamo giunti presso la mia abitazione. -AL MEDICO CURANTE LA TERAPIA- è la dichiarazione del medico dell’ospedale. Superato il tempo dell’effetto del Paracetamolo che mi hanno sparato in vena in ospedale la  febbre è risalita a 40 gradi centigradi, sono stati i giorni peggiori! Così è ricominciato il circo degli Enti. Ho chiesto ad una mia amica di andare nello studio medico dove opera il mio medico di base per segnalargli l’urgenza,  ma il segretario le ha risposto (per due giorni consecutivi) che dovevo essere “PAZIENTE” così ho provato ancora a richiamare la guardia medica la quale mi ribadisce che, in caso di necessità devo contattare il 118. Cioè, praticamente, né più , né meno che il gioco dell’oca.

Il giorno mercoledì 5 gennaio mi arriva la convocazione per effettuare  il tampone molecolare inviato dal medico di base il 28 dicembre. Ovviamente l’ho disdetto visto che l’unica cosa di cui disponevo era la diagnosi.

Il mio medico di base sono riuscito a rintracciarlo il venerdì 14 gennaio, quando ormai il mio sistema immunitario era riuscito, seppur in assenza di cure,  a vincere il virus.

Quindi chiunque dica che i non vaccinati hanno un costo per la comunità  non lo faccia in mio nome, anzi, chieda che  mi vengano restituiti i soldi che avrebbero speso per vaccinarmi, il denaro con cui pago il medico di base senza ottenere in cambio alcuna prestazione e, infine, anche i farmaci che avrebbe dovuto passarmi la mutua per diritto ma che non ho ricevuto per mancanza di prescrizione della ricetta. La discriminazione che stiamo esperendo in questo periodo sarà vagliata dalla Storia.

La direzione

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