Lun. Ago 2nd, 2021

Una conferenza stampa di Conte e un post di Grillo sul suo blog. In meno di 24 ore, attraverso queste due tappe, il M5S è deflagrato.

Lunedì pomeriggio, alle 17.30, Giuseppe Conte convoca una conferenza stampa per spiegare i motivi di attrito con Beppe Grillo riguardo il nuovo Statuto. O meglio: questo era il menu anticipato alla stampa. In realtà si è trattato di un unico tema con mille variazioni: “Io ho fatto, io ho detto, io ho promesso, io ho studiato, io ho inviato.” Io, io, io.

Il Movimento de “uno vale uno” ha partorito “l’unico che vale“. Il leader osannato e venerato come grande mediatore, tessitore, punto di equilibrio, si rivela per ciò che è: autocelebrazione in forma di conferenza stampa. Un talento della trattativa, della negoziazione che, di fronte alla crisi tra coniugi con il fondatore del M5S Grillo, annuncia che domani invierà (ma non lo aveva già mandato?) lo Statuto, la sua opera che al confronto la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino fu impresa da nulla.

Lo invia a Grillo e Crimi perché la comunità degli iscritti lo analizzi. Ma, e qua il talento lascia il posto al genio, che si sappia: esso, per come è scritto, è condizione indispensabile per la sua (di Conte) disponibilità al progetto. Insomma i pentastellati possono leggerlo, ma guai a cambiarlo. Conte come Mosè e lo Statuto come le Tavole della Legge, come i Comandamenti: si prendono come sono, al lordo di tutto.

I molti “contiani” di sinistra pensavano che Conte avesse fatto una gran bella mossa. E che Grillo, colpito e affondato, avrebbe accettato la proposta di tregua (tutta a favore di Conte). Purtroppo Travaglio e Scanzi da troppo tempo esercitano una nefasta egemonia culturale. E quindi si continua a scambiare le fantasie del Fatto quotidiano per la realtà. Ma la politica è arte e scienza, con le proprie leggi e i propri ricorsi.

Infatti, a smentire i tifosi improvvisatisi commentatori, è arrivato martedì un post di Beppe Grillo sul suo blog. Titolo: “Una bozza e via”. Grillo non la manda a dire: “E Conte, mi dispiace non potrà risolverli (ndr: i problemi politici) perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni , né capacità di innovazioni”. Grillo scarica Conte, chiede di votare un direttivo e propone che lo si faccia su Rousseau (ricucendo con Casaleggio).

A sinistra sono arrabbiati con Grillo. Perché ha liquidato una operazione tutta a vantaggio del PD. Nel Bettini-pensiero (che nel PD e a sinistra del PD funziona da guru) c’era questa balzana idea:

1) Conte è popolare.

2)Conte prende il M5S da Grillo e lo sterilizza.

3)Conserva quel 15-17% per il M5S.

4) Noi lo portiamo in carrozza a fare il leader della coalizione dei rassicuranti (di cui il PD è principale partito) contro Meloni-Salvini.

A gonfiare le vele del tifo e dell’astio, della notte e pure del giorno dei lunghi coltelli tra pentastellati, ovviamente, once again, Travaglio e Scanzi. Poverini, Bettini e Letta e Travaglio e Scanzi. Si è rotto il giocattolo. Cucù, cucù, la coalizione non c’è più. Perché Grillo, comunque vada, sarà a capo del M5S né di destra né di sinistra, versione sbiadita del M5S che fu. E Conte, ben che vada, di una lista Conte, versione sbiadita del PD, praticamente trasparente.

Si strappano i capelli e si arrabbiano con Grillo. Ma non comprendono l’errore alla base della strategia immaginata (e immaginaria). Aver pensato di portare un movimento, che ha avuto successo proprio perché ha rotto, ha fatto saltare il bipolarismo, dentro le maglie di un nuovo bipolarismo.

Pensare di infilare il M5S, senza intaccare i suoi consensi, cambiandone il leader sostituendolo con il leader in pectore della sinistra, nello schema destra/sinistra: una allucinazione. Ovvero come affrontare il momento populista, e il suo tramonto, senza averci capito un tubo.

Nel nuovo schema, che Grillo ha di fatto determinato ieri, ovvero la fine del polo immaginario della sinistra, a chi voglia cimentarsi davvero con la politica conviene cominciare a ragionare della disarticolazione anche del polo delle destre. Uno scenario completamente e totalmente proporzionale. E con ogni alleanza possibile, a tutti i livelli.

Alessandro Porcelluzzi

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