Il der Mast ci piace assai

Cosa dire di più o di diverso su der Mast, da ciò che si è già detto nei vari ambiti deputati all’informazione e alla divulgazione, quali interviste, presentazioni pubbliche o private, articoli, social.

Per ora circoscritti alla  città di Brescia, naturalmente, ma confido che presto, molto presto, vista la qualità degli artisti e la loro diversificata provenienza culturale ma anche geografica, se ne parlerà anche fuori dal limitato, sebbene significativo spazio provinciale.

E poi, come ormai si sa, sul web l’informazione è liquida per cui presto il der Mast onorerà il suo nome.

Eh sì perché der Mast vuol dire albero maestro con una contaminazione linguistica davvero originale che vede un articolo tedesco, come tedesca è per parte materna la sua ideatrice, precedere un nome che è un acronimo . Mast infatti è Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia. Ma in effetti quel Mast, pur mantenendone l’intrinseco significato, va oltre ogni interpretazione e lettura e assume la forma più poetica, romantica, se vogliamo, futuristica di albero maestro. Trainante, portante, di Arte in movimento, soprattutto.

Ma in quale laboratorio tutto ciò ribolle?

Beh, il luogo è una vecchia officina degli anni trenta, locata nei pressi di via Milano, a due passi dal centro storico della città, e portata a nuova vita dalla geniale intuizione unita a fatica, determinazione, fede, follia e investimento economico di Nina D’Apolito e Roberto Tura.

L’inaugurazione è iniziata il 12 aprile, ma è durata quattro giorni.

Quattro spumeggianti giorni di festa che hanno visto avvicendarsi sul palco artisti jazz, come Federico Bonifazi trio, in una felice collaborazione con la già conosciutissima associazione bresciana jazzontheroad, ma anche rock di quel diavolo di Ducoli , delirante travolgente, e poi ancora soul, funk.

La quarta giornata, domenica mattina e pomeriggio, è stata dedicata ai bambini con il felice allestimento di un laboratorio teatrale e, a seguire, presentazione di corsi di flamenco con performance di danza.

E infine, ma non per importanza, la poesia! E sì perché il der Mast è anche questo.

Ed io alle 16 di domenica pomeriggio ero lì ad ascoltare le struggenti, meravigliose poesie di Viorel Boldis e a pensare che a me questo luogo piace davvero assai.

Ma poi, direte voi? Questo albero maestro tira o no?

Beh, vista la risposta del pubblico alle varie e diverse proposte di jazz, cabaret , danza e altro ancora, nelle settimane a seguire, che mi hanno vista frequentatrice assidua e fedele, direi proprio di sì e allora:

lunga vita alla regina e, mi sembra doveroso aggiungere, anche al re!

 

 

Annabruna Gigliotti