Lun. Ago 17th, 2026
 E’ questo, prima delle tanto sospirate vacanze, l’ultimo articolo per l’intelligente. Ma… non riesco a scrivere. Perché’ forse, troppe cose da dire, troppe chiuse in gola per prudenza, per saggezza, per noia, perché sì alle volte anche la noia prende il sopravvento. Eppure, devo scrivere qualcosa, non sarà certamente un canto della divina commedia, un sonetto di Shakespeare, una frase enigmatica di Borges. Eppure devo scrivere: Perché ho preso un impegno? Perché mio malgrado ho voglia di comunicare al mondo che potrebbe essere diverso se solo lo volesse? Quello che so è che vorrei diventare una conchiglia che raccoglie e conserva la voce del mare superando ogni dimensione conosciuta, in cui si fondono e cristallizzano nelle sue spirali, presente passato e futuro e vorrei che mi raccontasse ancora una volta la leggenda di Amalfi:
Quando il mare parlava agli uomini e gli uomini erano disposti ad ascoltarlo, raccontava che c’era un tempo in cui le onde si rincorrevano giocando e raccoglievano coralli per farne dono alle sirene, pietruzze levigate e tonde per far sorridere i bambini, conchiglie per ricordare la sua voce.
A volte dolcemente a volte con fragore si lasciavano andare sulla sabbia abbandonando un po’ di quei raccolti.
Ogni giorno sempre uguale, finché non si annoiarono e allora si fermarono e non deposero più niente.
Inutilmente chiamavano le sirene, non sorridevano più i bambini, il mare non faceva più sentire la sua voce.
 Le onde, ferme. Immobili e lontane. Avevano perso la ragione delle cose.
 Una notte di Natale, mentre fantasmagoriche luci illuminavano il cielo, le stradine, le case,  giunse Amalfi sulla spiaggia, una tenera fanciulla, infreddolita, sola e scalza.
Si sedette lì, di fronte al mare e cominciò a tirare sassolini tra le ferme onde che irritate reagirono:
– Perché disturbi il nostro sonno?
–  Non sapevo! Mi dispiace, perdonate!
–  Perché ti trovi qui?- Leggermente intenerite – …E non sei col mondo a festeggiare?
–  Perché questa santa notte tutti si scambiano regali, ed io invece, ho le mani vuote, non possiedo nulla da donare e un poco mi vergogno.
La guardarono le onde
Rumoreggiarono le onde
Si aprirono le onde
bisbigliando si incresparono.
Discutendo si arricciarono.
Felici si agitarono sprizzando goccioline.
E poi coprirono i suoi piedi di sabbia cristallina, il suo corpo col bianco della spuma, di cielo i suoi capelli, lasciando sulla battigia: coralli, conchiglie e pietruzze colorate.
 Le onde ricominciarono ad andare poi tornare e non si fermarono mai più.
Amalfi poté così da quel Natale in poi, regalare al mondo la sua sabbia, il suo biancore, il suo cielo, i suoi tesori.
Dicono che il mare parli ancora agli uomini che desiderano ascoltarlo. Basta che prendano una conchiglia e l’appoggino sull’orecchio.
 Nadia Farina
La foto ” Il rotear delle onde” è di Nadia Farina

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