Lun. Ago 17th, 2026

Dall’arredamento (Interior Porn) al cibo (Food Porn), fino alla tecnologia (Tech Porn), il linguaggio contemporaneo ha operato un dirottamento semantico che merita un’attenta analisi psicoanalitica.

Quella che appare come una semplice moda gergale potrebbe essere, in realtà, la spia di una profonda operazione di ingegneria sociale e di una regressione psichica collettiva.

La Sostituzione dell’Oggetto del Desiderio

Nella teoria classica, l’evoluzione libidica prevede il passaggio dalla fase orale a quella genitale. Tuttavia, il capitalismo maturo sembra spingere verso il percorso inverso. Se la pornografia tradizionale rappresenta già una forma di mercificazione dell’altro, l’estensione del termine agli oggetti inanimati segna il trionfo del feticismo della merce.

Spostando il lessico della sessualità sugli oggetti di consumo, il sistema non fa altro che “erotizzare” il capitale. Il desiderio non è più rivolto verso un Altro soggetto, ma verso un Oggetto da consumare visivamente e oralmente.

La Regressione alla Fase Orale

Il Food Porn è l’esempio più lampante di questa regressione. L’eccitazione non passa più per la complessità della relazione o dell’erotismo genitale, ma torna alle origini: alla bocca, all’incorporazione, al piacere immediato e pre-edipico.

In questo scenario, l’individuo viene indotto a regredire a uno stato infantile in cui il mondo è un immenso seno da cui trarre godimento estetico. È una forma di sessualità “moanistica” (da moan, gemito) che si distacca dalla carne per farsi immagine, trasformando l’atto vitale del nutrimento in un rituale voyeuristico.

L’Imperativo del Godimento e l’Oggetto Totemico

L’ingegneria sociale del neoliberismo non agisce più per sottrazione o proibizione, ma per iper-stimolazione. Definire “porn” un paesaggio o un piatto di pasta significa imporre un comando: “Godi di questo oggetto!”.

L’oggetto del capitalismo diventa così l’unico mediatore della nostra libido. Questa “pornificazione” della realtà serve a:

  • Neutralizzare la sovversività del desiderio sessuale, incanalandolo in binari commerciali innocui.
  • Alimentare l’insaziabilità, poiché l’oggetto-feticcio (a differenza del partner reale) non risponde mai, lasciando il soggetto in uno stato di perenne mancanza, pronto per il prossimo acquisto.

Conclusioni: Il Soggetto nel Narcisismo Digitale

In questa deriva, il confine tra bisogno e desiderio si annulla. Se tutto è “porn”, nulla è più realmente erotico. Restiamo intrappolati in una sala degli specchi dove l’unica pulsione superstite è quella di un consumatore bulimico che guarda il mondo attraverso lo schermo, cercando una soddisfazione orale che l’oggetto del mercato, per sua natura, non potrà mai restituire.

Alessandro Nenna

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