Lun. Giu 24th, 2024

Quando l’ho visto da Fazio, così deluso, sofferente, ma con una dignità che pochi pochissimi avrebbero in circostanze come quelle che stava vivendo, ho provato un dolore vero, come quando una persona cara è gravemente ammalata, un dolore raddoppiato alla notizia della sua scomparsa ed allora sono tornata a quando gli ho chiesto una intervista per un giornale per il quale scrivevo allora CGM. Lo feci per tre volte, scusandomi per l’insistenza, mi rispose:

  • La scuso per l’insistenza e mi scuso per il ritardo, mi rimandi le domande, le risponderò.

Questa è l’intervista a cui nel tempo è seguita una serie di messaggi in cui abbiamo parlato di noi stessi e del suo incessante operare:

Conversazione con Franco Di  Mare, autore del libro IL PARADISO DEI DIAVOLI (ed.Rizzoli)

A leggere il curriculum di Franco di Mare c’è da chiedersi se sappia cosa è la pace tra gli uomini avendo portato la sua esperienza professionale in tutti i campi di guerra possibili e immaginabili e se ancora gli è rimasta la voglia di credere nel futuro. A sentirlo parlare, a leggerlo, mi pare che non uccida la speranza. E’ così?

-La tentazione di cedere allo scoramento, allo sconforto, in un’area di guerra è legittima e comprensibile. La prima cosa a morire, in un conflitto ma anche in un’area di crisi (foss’anche un’area di crisi economica, come l’Europa attuale) è proprio la speranza. Eppure occorre guardare avanti ed evitare che il pessimismo della ragione abbia la meglio sull’ottimismo della volontà. Nelle sue Epistole, Sant’Agostino (che prima di essere santo era filosofo) diceva “/sono tempi brutti, tempo difficili, dicono gli uomini. Si comportino bene e i tempi saranno buoni, i tempi siamo noi”.

Adamo ed Eva mettono al mondo due figli Caino ed Abele e mi sembra evidente che sono solo il simbolo della nascita dell’umanità. E’ inutile quindi illudersi che possiamo cancellare il male, perché fa parte comunque della nostra vita insieme al bene,  possiamo però combatterlo. Forse, però, le armi sono impari. Il bene per sua natura è disarmato e  allora cosa si potrebbe fare per dargli forza e sostegno?

  • Il conflitto tra bene e male accompagna l’uomo dalla nascita e su questo la dottrina cristiana si è sempre interrogata. Il libro di Giobbe, uno dei testi sapienzali, non risolve il grande enigma. “Dio, perché il male?” Chiede Giobbe, ma Dio non risponde.

                 Le risposte a cui dobbiamo attingere vengono solo ed unicamente dalla cultura e dalla

                 fede, per chi ha la fortuna di averla.

  • Napoli è una città, la città, emblematica in questo senso. Da un lato il bisogno e il desiderio di tanti, ritengo i più,  di non essere etichettata come “Paradiso dei diavoli”, titolo del suo ultimo lavoro, dall’altro, suddita della criminalità organizzata. Come potrebbe risorgere?
  • Napoli è una città meravigliosa e complessa. La possibilità che risorga è secondo me legata a due fattori che dovrebbero essere realizzati insieme, contestualmente: investimenti economici e investimenti culturali. Non basta il solo investimento economico senza che la città intera compia una sforzo di emancipazione da un destino niente affatto inevitabile ma dal quale non sembra volersi discostare: il fatalismo, la tolleranza verso le scorciatoie e le furberie, il deficit di senso etico. 
  • Tornando al suo libro, emergono in modo prepotente le antitesi di un modo di vivere. Il protagonista, vittima del suo passato di ragazzo di vita, risorge, tornando poi ad essere vittima, ma questa volta, delle ingiustizie di un mondo che credeva incorruttibile. Nel ribellarsi fa una scelta dalla quale non si torna indietro. Non c’è secondo lei altro modo per reagire, se non adeguarsi al male? Chi subisce un’ingiustizia deve comunque fare i conti con il proprio passato?
  • La reazione del protagonista è la tipica reazione dell’istinto, della rabbia, la reazione sbagliata, quella alla quale spesso l’Uomo fa ricorso. È l’eterna lotta tra bene e male che però a Napoli assume connotati diversi, data la particolare dualità del carattere della città. Carmine (protagonista del romanzo) proverà a riscattarsi nel finale ed è questo il segnale di speranza che io lascio in chiusura del romanzo.
  • Sono rimasta agghiacciata dalla capacità del protagonista di vivere una doppia vita e soprattutto dal fatto che la cultura tanto amata non sia stata uno scudo sufficiente a fare una scelta di bene anche di fronte ad una terribile ingiustizia. E’ davvero così?
  • Non è così. Perché se la cultura non è riuscita a fare da argine alla rabbia sorda del protagonista, che si lascia irretire dal male, è proprio attraverso la cultura che Carmine scoprirà che la strada scelta è la strada sbagliata e cercherà di rimediare ai suoi errori….
  • Quando l’ho contattata lei mi ha parlato della eterna lotta tra il bene ed il male. Cosa che ha toccato con mano, nella vita personale e professionale.  Perché a Napoli il male è riuscito a mettere radici così profonde da diventare insieme alla Sicilia la progenitrice di un albero genealogico così terribile?  Perché proprio Napoli ?
  • Una delle ragioni per cui la lotta tra bene e male trova a Napoli il suo teatro naturale consiste nel fatto che Napoli è una delle poche città al mondo che ha la periferia al suo interno. Periferia è una parola che è formata dalla crasi, dall’unione di due parole greche e significa “al di fuori delle mura del centro storico”. È cosi dovunque, tranne che a Napoli. Le Banlieu di Parigi sono lontane dalla torre Eiffel. Quarto Oggiaro non si trova a via della spiga, il cuore elegante di Milano; Corviale, quartiere difficile di Roma, non si trova vicino al Colosseo, A Napoli invece la periferia è il cuore del centro storico: i vicoli dei decumani sono abitati da un popolo di fantasmi che sembra lo stesso dei Quartieri spagnoli. Microcriminalità, disagio sociale, basso livello di scolarizzazione, disoccupazione e devianza, sono figli del degrado urbanistico. In una realtà del genere tutto, ma proprio tutto, diventa più difficile.
  • Un’ultima cosa: La foto sulla quarta di copertina è voluta? è voluto un volto che nasce dal buio? mi rimanda all’immagine di Durer il pittore legato all’alchimia (portare tutto alla nigredo o putrefazione per riuscire a trovare l’oro della sapienza della pietra filosofale) e alla pittura del Caravaggio, la cui luce nel buio rappresenta la speranza.  
  •  La foto è cercata e voluta ovviamente. L’inquietudine del buio e dell’ombra è quella eterna che divide il bene dal male.
  • Grazie di cuore per questa conversazione e per la disponibilità. E a questo punto: al prossimo libro!         
  • gennaio 2014
  • Grazie Nadia per il suo tempo, per la lettura profonda, per l’analisi del testo e la partecipazione. In quel libro ci sono le mie scelte e le mie paure di ragazzino. La mia vita insomma, passata al bivio. La foto è cercata e voluta ovviamente. L’inquietudine del buio e dell’ombra è quella eterna che divide il bene dal male. Mi scriva pure…

***

Queste le mie domande prima che accadessero fatti terribili come il rogo della città della scienza, altre atrocità… Oggi alla luce di questi ultimi accadimenti per cui non esiste aggettivo, mi sembra che Franco di Mare abbia dato comunque una risposta di fiducia negli uomini e di speranza nel futuro. A questo proposito gli chiesi poi privatamente se conosceva le cause del rogo della città della scienza, dolo o disgrazia? Mi rispose:

  • Io prego che sia una disgrazia!

Dicevo che dopo l’intervista cominciai a scrivergli spesso e sono commossa ed onorata del fatto che naturalmente passammo al tu. Ecco alcuni degli argomenti che toccammo: Parlammo del Covid:  

  • Queste morti sono terrificanti. Muoiono soli, senza il conforto di una mano che stringe la tua fino alla fine, tra i macchinari di un ospedale. Senza un saluto a quelli che hanno amato. Terribile. Terribile…

Sono felice che la sua fine sia stata invece confortata dall’affetto delle sue persone care.

Quando amareggiata gli scrissi: Stamattina, dopo la benedizione del Santo Padre, alle 7.37, in  un servizio su Uno mattina si evidenziava Il disgelo dei ghiacciai e la relativa liberazione di un gran numero di virus che potrebbero invadere il pianeta, – ma in un momento come questo ti sembra una scelta opportuna?

  • Che devo dirti Nadia? Così vanno le cose… e più non dimandare, aggiungeva il Poeta.

Sui giovani: Coraggio! Ce la faremo! Resistere resistere resistere  È questa la speranza che anima i nostri cuori .

Sul suo compito di dirigente di Rai 3: Lo ringraziai per le innumerevoli trasmissioni che aveva proposto e difeso, come diceva lui “Mi sono Battuto” ad esempio per Bollani- Frontiere poi, è stato uno dei cavalli di battaglia, e quando gli chiesi se si era ispirato per il titolo alle Nuove Frontiere di Kennedy, mi rispose:

  •  Effettivamente l’ispirazione è quella. E la speranza si lega alla prospettiva di una stagione legata al riconoscimento delle competenze. Uno uguale a uno va bene quando si vota, ma non quando si scelgono le competenze e le esperienze.

Lo ringraziai ancora per non avere interrotto il ricordo di Raffaella Carrà, con la pubblicità: Gioisco nel vedere che c’è chi ancora conosce il senso della parola rispetto.

Mi rispose semplicemente con un… cuore il  9 luglio 2021

Sulle responsabilità e sui cambiamenti:

  • Cara Nadia, mettiamola così: io credo che la responsabilità etica sia come quella penale e civile, vale a dire personale. Non serve dire che tanto le cose vanno così e c’è poco da fare: occorre operare dei piccoli cambiamenti, anche nell’ambito dei propri comportamenti, se davvero si vuole che le cose cambino. Ci vuole più tempo del previsto, certo. Ma poi le cose si modificano. E poi vuoi mettere la soddisfazione di realizzare quello che ti piacerebbe vedere se fossi un semplice telespettatore?     

Quando si ventilavano voci di trasformazione dei dirigenti  e dei palinsesti, gli chiesi: Sei sempre responsabile di Rai tre? Rimpiango il tuo Frontiere.  Mi mancano la tua chiarezza e gentilezza di esposizione senza indulgere e reiterare sui dettagli peraltro sempre più atroci.

  • Niente Nadia, sono fuori per limiti di età e per educazione sentimentale, diciamo così. Il nuovo corso della rai non ha bisogno di Frontiere, ahimè…

                Grazie Nadia del tuo affetto e del tuo sostegno imperituro. Sono tempi un po’ così…

Sì sono tempi un po’ così, e non sarà facile abituarsi alla tua assenza.  Spero di essere riuscita a raccontarti attraverso le tue parole senza mai tradirne il significato. L’hanno fatto in tanti, io non ho potuto farne  a meno. Ti ringrazio, caro Franco, di avere risposto con schiettezza a tutte le mie domande, a volte impertinenti. Ti ringrazio perchè in tanti anni sei sempre stato coerente, onesto, sincero e soprattutto “Franco” Non mi hai mai deluso e come già ti ho scritto: Vola sereno sopra il cielo, oltre le nuvole, dove non esiste l’amianto.!

Nadia Farina

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