Dom. Dic 5th, 2021

Il Giappone riverserà  in mare  1,2 milioni di metri cubi d’acqua radioattiva utilizzati per il raffreddamento di tre reattori della centrale nucleare di Fukushima! Questa notizia inquietante, tra aprile e maggio, è rimbalzata a più riprese su quasi tutti i più blasonati giornali nazionali e, dopo aver destato in tutti una certa ansia, nessuno più si è preoccupato di fornire eventuali informazioni a riguardo (meglio ancora se queste fossero state  più precise e meno sensazionaliste). Ma allora, quest’acqua contaminata è stata versata nell’Oceano Pacifico o i giapponesi, dietro le pressioni di Greenpeace, hanno cambiato idea?

No! Non hanno assolutamente cambiato idea! Il Giappone, nel 2022/2023, comincerà a versare in mare l’acqua che è stata utilizzata (e che verrà ancora impiegata) per raffreddare i tre reattori fusisi (e poi solidificatisi) in seguito all’incidente avvenuto dopo il terribile tsunami  dell’11 marzo 2011 causato, come tutti ricorderanno, da un terremoto di magnitudo 9,1 a 231 miglia a nord-est di Tokyo.

L’acqua che sarà sversata nell’Oceano Pacifico è stata prima accumulata in apposite cisterne e poi trattata e purificata. Il primo elemento che è stato disattivato è il cesio-137, l’elemento più pericoloso. Successivamente, attraverso un processo di filtraggio chiamato ALPS (Advanced Line Protection System) sono stati rimossi tutti radionuclidi presenti nell’acqua, tranne il l’idrossido di Trizio. Quest’ultimo, pur essendo presente in piccole quantità (il totale di tutte le cisterne accumulate non dovrebbe superare i pochi grammi), non può essere filtrato in quanto si lega direttamente con l’idrogeno.

La concentrazione di Trizio rilevata è di “solo” settanta  volte superiore al limite massimo previsto dall’OMS per l’acqua potabile. Tuttavia, prima che quest’acqua sia  versata in mare, verrà diluita ulteriormente in modo tale da rientrare nei limiti fissati dall’OMS proprio per l’acqua che utilizziamo per dissetarci. Infine, lo sversamento non avverrà in pochi giorni ma in un periodo previsto che durerà più decenni. Lo sversamento, inoltre,  avverrà  lontano dalle coste. Insomma… almeno in teoria, nei prossimi anni, stando a quanto ci dicono gli scienziati, l’Oceano Pacifico non dovrebbe subire alcuna alterazione della radioattività attuale.

Tuttavia, la tragedia di Fukushima dovrebbe darci un’ulteriore conferma sul fatto che il nucleare non è di certo l’alternativa congeniale agli idrocarburi e che, prima che sia troppo tardi, dovremmo convincerci una volta per tutte che l’unica soluzione per scongiurare disastri di questa entità e produrre energia pulita, è quella di utilizzare le energie rinnovabili.

Antimo Pappadia

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