Lun. Ott 25th, 2021

Dovrò paragonarti a un giorno d’estate?

Tu sei più amabile e più temperato:

rudi venti scuotono i diletti boccioli del maggio

e il corso dell’estate ha durata troppo breve;

talvolta troppo caldo l’occhio del cielo splende

e spesso l’oro del suo volto è offuscato;

e ogni bellezza  dalla bellezza prima o poi declina,

spogliata dal caso o dal mutevole corso di natura.

Con questi versi, tratti da un sonetto di William Shakespeare, ha avuto inizio la piece teatrale “Shakespeare sotto le stelle”, a lui dedicata.

 L’Associazione Teatranti di Ospitaletto, in provincia di Brescia, ha voluto omaggiare questo grande poeta e drammaturgo nella meravigliosa cornice della Villa Mediterranea di Passirano.

Attori in scena: Paola Michelotti, Anna Bruna Gigliotti, Katiuscia Armanni, Samuele Danesi, Fabrizio Grigo Contini. Danzatrice: Linda Stefanoni.

Regia e aiuto regia: Katiuscia Armanni,  Elide Torri e Silvia Andreoli.

Ma cosa si è voluto rappresentare di un autore così poliedrico e che si è cimentato, con talento multiforme e ineguagliabile, in vari ambiti della drammaturgia?

Beh, forse la sua Anima più lieve, ma non per questo meno prismatica.

Con una regia accattivante e ricca di sfumature, gli attori e la danzatrice si sono avvicendati sulla scena – per l’occasione uno spazio verde incorniciato da alberi, siepi e candele accese, e in cui un pozzo in pietra, illuminato, simboleggiava la bellezza e la profondità della Poesia shakespeariana-

Sonetti quindi, ma non solo: brani tratti da Romeo e Giulietta, Le Allegre comari di Windsor, Sogno di una Notte di Mezza Estate.

Da una recitazione intimista, in cui ogni attore ha cercato con la propria voce e una propria, personale interpretazione di cogliere sfumature, ritmi e intenti di ogni sonetto, si è passati, cambiando registro, ad un momento più confidenziale, allegro,  a tratti popolare, e per certi aspetti grottesco, della commedia “Le allegre comari di Windsor”.

Questa opera è forse la meno conosciuta della produzione shakespeariana, ma è comunque una delle più complete e interessanti. The Merry Wives of Winsor fu commissionata nel 1602 dalla regina Elisabetta, e fu completata in soli 15 giorni.

Due signore,  Page e Ford, si scambiano confidenze su un comune corteggiatore, Giovanni Falstaff, che usa lettere identiche per irretire le due donne per scopi economici. Le due comari decidono quindi di vendicarsi.

Signora Ford: –Intendiamoci, però. Son con voi nel fargliene patire di tutti i colori, purché non ne vada di mezzo la nostra reputazione. Se mio marito vedesse questa lettera, non la finirebbe più con la sua gelosia.

Signora Page:- Ecco vostro marito insieme al mio. […] Studiamo un po’ insieme che cosa si può fargli a questo grassone…venite…

 L’afflato poetico poi è tornato a dominare le scene con il dialogo tra Romeo e Mercuzio.

Un filosofeggiare di adolescenti su sogni, desideri, pene d’amore:

Mercuzio: -Oh, hai un passo pesante, chiedi in prestito le ali a Cupido, lui te le darà e con quelle ali, credi amico mio, tu voli via da qualsiasi legame.-

Romeo: -No, no, voi, voi potete parlare di tutto ciò, ma io sono schiacciato sotto il peso dell’Amore.-

Mercuzio: – Sei schiacciato sotto il peso dell’amore!? L’amore ti schiaccia!? Romeo, un essere così tenero ti schiaccia?-

Romeo: -Tenero? L’amore, Mercuzio? Ma scherzi! L’amore è aspro, l’amore è violento, l’amore punge!-

Chi non conosce e non ha visto almeno una volta a teatro o a cinema, nella trasposizione cinematografica, questa meravigliosa opera? Chi non conosce le vicende amorose dei due protagonisti, Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti , vittime dell’odio tra le loro famiglie? Abbiamo conosciuto, amato e apprezzato il giovane amico di Romeo, Mercuzio , gioviale e profondo, vittima egli stesso delle faide familiari, in una Verona del Trecento.

Nella piece teatrale i fari sono stati puntati sui due amici, pieni di sogni e speranze, di cui, sopra, si è riportato uno stralcio di dialogo.

Alla fine è entrato in scena  il Sogno, materializzandosi, come per incanto, dal fumo screziato di luce azzurrognola. Tre apparizioni danzanti nella nebbia: le fate e il folletto Puck!

Puck:- Ehi spiritelli, dove state andando?

Prima fata: Andiamo per il folto della selva bruna,

per rovi, orti e valloni,

tra fulmini e tuoni, leggeri come raggi di luna

a servir delle fate la regina

[…]

Puck:- Ma qui stanotte fa baldoria il mio re, e la regina se ne stia lontana,

perché Oberon è furioso con lei per via di quel paggetto che lei trattiene […]

Seconda fata:- Ma tu se non m’inganno non sei quel discolaccio, quel folletto bugiardo e malizioso chiamato Puck?[…]

Puck:-Hai detto giusto, sono proprio io quell’allegro vagabondo-[…]

Ma attente , fate, ora ecco Oberon!

Fate prima e seconda:- Ed ecco pure la nostra Signora!

Ed ecco entrare l’irato Oberon e la bellissima Titania.

Inizia tra i due un alterco regale tra battute pungenti e motti di spirito. La regina di certo non si sottomette ai diktat di Oberon e uscirà di scena sdegnata, con fate a seguito.

Oberon: – Quanto intendi restare in questo bosco?

Titania: – Forse fin dopo le nozze di Teseo. Se vuoi unirti in pace alle nostre danze e assistere alle nostre feste al chiaro di luna, vieni con noi; se no, stammi lontano, e io eviterò i luoghi che tu frequenti.-

Oberon: – Dammi quel ragazzo, ed io verrò con te.-

Titania:- Neppure per tutto il tuo regno! Fate, andiamo! Se rimango ancora ci accapiglieremo.-

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Sogno di una notte di mezza estate è una delle commedie più conosciute del drammaturgo inglese, nato a Stratford-upon-Avon  il 15 aprile del 1564 e ivi morto il 23 aprile del 1616. L’opera intreccia più vicende con diversi personaggi , alcuni appartenenti  al mondo reale, come gli attori che stanno preparando uno spettacolo per le nozze di Teseo, re di Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni, altri al mondo fantastico di fate, folletti, re e regina del bosco.

Le tematiche principali sono il sogno e la magia dell’Amore che tutto risolve.

Tra le ombre di una notte di luna, umani e fate si incontrano e danzano, intrecciando i loro destini.

Il popolo fatato, o piccolo popolo, secondo la mitologia inglese, si nasconde tra le fronde dei boschi e nelle notti, specie quelle estive, si palesa agli umani.

Due nature contrapposte, umana e fatata, si uniscono nel Sogno.

A tal proposito – anche se in un’opera diversa, La Tempesta-  così si espresse Shakespeare:

“ Noi siamo fatti della stessa sostanza dei Sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”

Voglio terminare questa mia narrazione con il prosieguo del sonetto di Shakespeare, con cui ho aperto il mio articolo :

Ma la tua eterna estate non dovrà svanire

Né perdere possesso di quella bellezza che ti appartiene,

né la morte si vanterà che tu vaghi nella sua ombra,

quando in versi eterni incontro al tempo tu crescerai.

Finché uomini respireranno o occhi vedranno,

fin tanto vivrà questa poesia, e darà vita a te.

Anna Bruna Gigliotti

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