Lun. Ago 2nd, 2021

Si è appena conclusa la manifestazione che la comunità Pakistana della bassa reggiana ha organizzato a Novellara come espressione di condanna nei confronti della violenza. Gli organizzatori attraverso questo flash mob  hanno voluto dimostrare solidarietà a Saman Abbas, la diciottenne scomparsa in provincia di Reggio Emilia e quasi sicuramente uccisa dai familiari  perché non voleva acconsentire ad un matrimonio combinato.

La comunità pakistana ha biasimato la violenza di genere con determinazione stigmatizzando l’accaduto come una tragedia sociale e non un problema culturale o religioso. A tale proposito è stato recitato un verso del corano che tradotto in italiano cita: “Chi uccide una persona è come se avesse ucciso l’intera umanità, e chi salva una persona è come se avesse salvato tutta l’umanità”.

Alla manifestazione erano presenti diverse autorità, e naturalmente non poteva mancare Elena Carletti sindaco di Novellara il paese in cui risiede la famiglia di Saman.

Anche se il flash mob dopo essere stato più volte rinviato ha avuto una discreta affluenza ho personalmente notato che se avessimo messo da una parte amici stretti e i parenti degli intermediatori culturali, associazioni contro la violenza e attivisti, purtroppo, la massiccia affluenza che io immaginavo non è pervenuta. Allora una domanda mi sorge spontanea: è vero quello che stasera è stato più volte ribadito e cioè che il problema è solo un dramma sociale e non anche culturale o religioso? E  se così fosse, come mai i connazionali pakistani hanno presenziato  in numero così esiguo?

Antimo Pappadia

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