Lun. Ago 2nd, 2021

La vicenda di Malika è emblematica. Una ragazza giovanissima lascia la casa dei genitori perché sostiene di essere discriminata in quanto lesbica. Una cugina lancia una raccolta fondi per aiutarla. E a distanza di pochi giorni si scopre che con il denaro raccolto ha comprato una Mercedes e un cane di razza.

Ci si scandalizza. Perché? Forse perché chi, commosso dalla vicenda, ha donato, immaginava che la giovane Malika avrebbe speso in modo più oculato. Perché, non so con quale conoscenza del mondo giovanile, ci si aspetta che una ventenne, avendo davanti a sé 150mila euro, li veda come 100 stipendi mensili da 1500 euro.

Oppure fa scandalo il tipo di acquisti: perché una Mercedes e un cane da storie su Instagram quando invece avrebbe potuto comprare tutto il catalogo Adelphi e avere ancora abbastanza soldi per pagare un master sulla teoria di genere?

Insomma l’opinione pubblica riversa su Malika i propri standard di valutazione. Eppure dovrebbero essere chiari a tutti alcuni elementi di riflessione.

In primo luogo la nostra non è più da tempo una società, e nemmeno una economia, basata sul risparmio. Perché il risparmio ha come presupposto la possibilità di pianificare il futuro. Posso accantonare una parte del mio denaro solo se so immaginarmi e proiettarmi da qui a 5,10, 20 o 30 anni. Questo tipo di approccio è scomparso perché nessuno dei pilastri che lo reggevano è sopravvissuto.

In secondo luogo, e questo è tema che ritorna spesso (ricordate le polemiche su chi, col reddito di cittadinanza, acquistava champagne?), l’oculatezza rispetto all’uso del denaro è nulla proprio in quelle fasce di popolazione che conoscono maggiore discontinuità nel riceverlo. Poiché non so se tra un mese avrò di nuovo denaro, l’unica cosa che posso fare è usare quello di oggi per ottenere, almeno in questo attimo fuggente, un segno di appartenenza, di riconoscimento. In base al mio gruppo (ideale di riferimento). Nel caso specifico: i follower di Instagram.

Infine Malika ha colto, più efficacemente di tanti mielosi osservatori, una dinamica della società in cui viviamo. Ha costruito una narrazione di sé come vittima e come vittima in base a uno stigma preciso e assai in voga: “omosessualità/omofobia”. E da qui ha messo in moto un meccanismo, su una piattaforma anch’essa assai di moda, per ottenere il massimo risultato in termini economici. Potendo così “togliersi sfizi”. Potrebbe rispondere, secondo la logica egemonica: “A voi cosa toglie?”.

Quindi cari cassintegrati, cari plurilaureati disoccupati, cari padri divorziati senza un becco di un quattrino, datevi da fare: cercate anche voi la carta vincente per commuovere il web e potrete anche voi finalmente andare al Billionaire. Anzi, no: comprare tutto il catalogo Adelphi.

Alessandro Porcelluzzi.

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