Mer. Ott 20th, 2021

“non siamo mai infinitamente distanti da coloro che odiamo. Dunque, per lo stesso motivo, potremmo credere che non saremo mai assolutamente vicini a chi amiamo. Conoscevo già quest’atroce principio quando m’imbarcai. Ma ci sono verità che meritano la nostra attenzione e altre con le quali è inutile stabilire un dialogo

Questo  è l’ottimo incipit de LA PELLE FREDDA, romanzo di Alberto Sanchez Pinol, antropologo, saggista e scrittore spagnolo.

Mi innamorai del libro un po’ di anni fa, quando, girando tra gli scaffali di una libreria, fui attratta dalla copertina che raffigurava un faro sull’oceano. Il titolo lo trovai subito intrigante e iniziai a leggere l’incipit. Fu colpo di fulmine. Doveva essere mio.

Oggi, a distanza di anni l’ho ripreso in mano e ho avvertita la stessa emozione di allora.

“La piel frìa” è del 2002 ed è il primo romanzo di Pinol.

Il protagonista è un ex combattente per l’indipendenza irlandese che, non si sa per quale oscura ragione, decide di abbandonare il mondo civilizzato e rifugiarsi in una minuscola isola della Patagonia con il compito di registrare e misurare gli eventi atmosferici. E fin qui niente di insolito. Si può supporre che il giovanotto sia entrato in crisi e che voglia cancellare la sua esperienza di combattente con un isolamento volontario. Ciò che lo attenderà sarà invece straordinario e la storia affonda sempre di più nel mistero e la solitudine sarà sempre più affollata.

Di cosa o di chi? Vi chiederete. Di “ranacce” , come vengono chiamate nel libro.

Ma torniamo alla nostra fabula. Il nostro protagonista di cui non viene detto il nome, si trova a dover condividere il luogo con un vecchio ufficiale tedesco, di cui deve occupare il posto, un certo Batís Caffó, impazzito per la solitudine, barricato in un faro e che cerca in tutti i modi di ostacolarlo.

Il giovane una notte scopre che loro due non sono gli unici abitanti del posto, ma che l’isola è popolata da strane creature anfibie, dal sangue blu e la pelle fredda: i citauca.

Queste creature spaventose e ostili popolano l’isola e l’animo del giovane uomo che si ritrova a doverle combattere come se fosse ancora in guerra, ma nello stesso tempo a cercare di comprenderne il mistero.

Mistero che si infittisce con la presenza di ANERIS ( se si legge al contrario il nome diventa SIRENA), una creatura catturata da Batìs e resa schiava dall’uomo che ne sta anche sterminando la specie. Un essere sensuale apparentemente senza sentimenti.

Anche il giovane protagonista ne resterà affascinato. Come il canto della sirena.

Ma chi è il vero nemico? Da quale punto di vista deve partire lo sguardo?

Molte cose vengono taciute, parecchie informazioni negate. Quello che ci è dato di intuire è che le creature anfibie (le “ranacce”) si limitano a difendere la loro casa e la loro sopravvivenza.
Tuttavia , mentre la storia procede, il nuovo arrivato comincia a conoscere meglio Aneris e quelli della sua specie. Diventa quindi possibile e auspicabile che possa esistere un’alternativa alla crudeltà che alberga col suo fiato di morte su quell’isola così distante da tutto e così inospitale.

Il finale però ci fa precipitare sempre più nel mistero e nella paura e ci lascerà senza fiato .

Le atmosfere del romanzo, che si legge tutto d’un fiato, ci ricordano quelle di Lovecraft, e i citauca ci rimandano a quei suoi esseri mezzo umani e mezzo marini del racconto “La maschera di  Innsmouth” a cui di certo l’autore si è ispirato.

Dal romanzo, nel 2017, è stato tratto il film “COLD SHIN”,con la regia di Xavier Gens.

La visione è consigliata a coloro che sanno ascoltare gli abissi e non ne temono la profondità.

 

Anna Bruna Gigliotti

 

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