Dom. Mar 8th, 2026

Non immaginavo che essere disarmati fosse disarmante per chi è pronto ad aggredire. Questa frase mi è
stata detta un giorno di tanto tempo fa dopo essermi trovata in una discussione che tendeva alla
prevaricazione dei miei pensieri. Ebbene, una frase che si è piantata nella mia testa, non mi ha mai
abbandonato e quando il desiderio di rispondere a tono a qualcosa di negativo sarebbe più forte di
qualunque prudenza, taccio. Mi disarmo e lo so, divento disarmante.
Tutto questo preambolo per tentare disperatamente di trovare una soluzione ai mali del mondo. Quanta
esagerazione. Tu, chi sei? Per avere tale pretesa? Io sono sempre uno di quei “quattro amici al bar” che
volevano cambiare il mondo…e non ho perso le speranze. Come allora affrontare il veleno quotidiano che ci
viene offerto copiosamente da radio televisione, giornali, intelligenza artificiale? Cercando con il lumicino la
bellezza nelle piccole cose, non abbandonarsi al pessimismo, svegliarsi e cercare una canzone, una musica,
che riempie per un attimo il cuore e la mente di allegria. Non farsi schiacciare dalla negatività imperante,
dalla pubblicità che interrompe il racconto straziante di genitori davanti alle bare dei figli, la trasmissione di
immagini truci di violenza e di prevaricazione, annullando i sentimenti, che dopo gli spaghetti al dente,
difficilmente riprendono a sentire la rabbia , l’emozione, con la stessa intensità, trascinandoci verso
l’indifferenza. Il mondo ha subito nei millenni, nei secoli, le più grandi barbarie, ed è sopravvissuto, è
passato oltre. Voglio credere che questo possa ancora accadere.
Disarmare il mondo con la bellezza, con la visione del futuro che c’è, esiste pure da qualche parte, renderà
il male disarmato.
Dopo questo preambolo, riscrivo una piccola storia che ho pubblicato tempo fa-
BUONA AMMINISTRAZIONE (POLPETTE)

Provate a immaginare una stradina di quelle che scendono al mare, un po’ sabbia e un po’ ghiaia,
circondata da case che vi si affacciano con le porte basse e una finestra soltanto, poiché ogni altra
apertura privilegia il lato che accoglie il sole di mezzogiorno.
Provate ancora ad immaginare tante figurine in processione con le mani raccolte a cucchiaio e in
quel cucchiaio un qualcosa che farà parte di un tutto.
La più ricca porta qualche fetta di arrosto avanzato, la più povera, dei gambi di prezzemolo un po’
sfogliati, le altre, via via, un bicchiere di latte, un pezzo di pane del giorno prima, una patata bollita
bella grande, uno spicchio d’aglio, un cucchiaio di formaggio stagionato grattugiato, un pugno di
pangrattato, della farina, un uovo, e poi, sale, pepe, noce moscata.
Immaginate queste figurine che arrivino nell’unica piazzetta del paese, sotto un albero di acacia
voluto dagli amministratori, perché simbolo di amicizia. Immaginate ancora tante mani, una
accanto all’altra, protese nel poggiare sul tavolaccio allestito per l’occasione, ciascuna il suo
piccolo tesoro.
Immaginate di vederle al lavoro, una che trita la carne insieme al prezzemolo e all’aglio, una che fa
cuocere il pane nel latte tanto da renderlo quasi una salsa densa e compatta, un’altra che schiaccia
la patata, e una dopo l’altra che mescolano tutti gli ingredienti in una terrina, fino ad ottenere un
composto profumato e morbido.
A quel punto, ogni mano preleva un cucchiaio di impasto, chi lo arrotonda per farne una pallina,
chi lo schiaccia, chi ne fa una piccola ogiva, quindi un rotolare nella farina, e giù, nell’olio bollente.
Immaginate ancora che da lontano, arrivi il sindaco che porta nelle mani una casseruola piena di
sugo di pomodoro in cui nuotano tante foglie di basilico. Le polpette vengono tuffate e ritornano
sulla forchetta rosse e gocciolanti.

Da sole, quelle figurine non avrebbero mangiato nulla o quasi.
Insieme, hanno preparato il miracolo delle polpette.


Dal mio libro “ le ricette raccontano” edito da Amazon


Nadia Farina
La foto è della Autrice : Acacia

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