Mar. Feb 17th, 2026

Nadia Farina, eclettica artista a 360 gradi, ha la capacità di rappresentare, in tutte le sue opere, un’arte  senza controllo razionale che attraversa la mente e pervade il nostro inconscio, generando nuove emozioni tanto inconsapevoli quanto durature.

Godiamoci la lettura di questa  bellissima favola dai tratti surreali.

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Con la sabbia tra le dita seduto di fronte al mare, osservava le onde cambiare colore, le guardava innalzarsi o distendersi in una immensa piana, da sempre convinto che aldilà dell’orizzonte, ci fosse un mondo straordinario, senza Dove e senza Quando,  irraggiungibile agli esseri umani.

Gli affetti di cui era stato circondato, non erano bastati a riempire l’imperfezione della sua vita, che nasceva da quel qualcosa che manca e non sai cos’è. Allora voltava le spalle al mare e gettava  lo sguardo verso le alte montagne che circondavano il suo villaggio. La lontananza faceva loro cambiare colore, più erano lontane, più diventavano stranamente azzurre. Anche la neve che ricopriva le cime, sembrava essere colorata.

Chi trasformava così  la realtà? Certamente doveva esserci qualcuno in grado di farlo, qualcuno che nessuno conosceva.

Chi sapeva regalare agli occhi, altri colori altre visioni?

La cosa sembrava essere importante solo per lui. Il pescatore. Agli altri abitanti del villaggio, non importava molto di sapere perché il mare o le montagne cambiassero colore, forse non se ne accorgevano nemmeno.

Vivevano e tanto bastava.

Lui ricordava di essere stato un bambino solitario che viveva l’assenza dei compagni così come un  cieco vive senza la luce, ambedue,  arrivano ad affinare un sesto senso che da’ alla vita una partecipazione più profonda e penetrante. Una vita più da sentire che una cosa da toccare e quando era cresciuto, aveva cominciato a navigare con la sua piccola barca cercando di portarsi sempre più lontano dalla riva e sempre più vicino a quel mondo irraggiungibile, ma ogni volta era costretto  al ritorno. Guardava il fondo del mare  e non trovava risposte. Saliva allora verso le cime delle sue montagne dove lo sguardo si perdeva e l’infinito era così tangibile.

Voleva sapere, conoscere, capire, ma la sua dimensione umana non glielo permetteva.

Un giorno, ormai vecchio, trasportato dal vento come una foglia staccata dal ramo, si ritrovò in quel mondo tanto desiderato illuminato da una luce senza tempo, senza Dove e senza Quando.       Sperduto e solo come non mai, cominciò a desiderare i ricordi. Non ne aveva.

Cercò di ripensare agli affetti. Li aveva persi per strada.

Tutta la sua vita, tesa alla ricerca di ciò che non poteva vedere, gli aveva negato la vita.

Pregò allora quel qualcuno che cambiava il colore al mare e alle montagne, di farlo tornare indietro. Pianse, ma poteva farlo? Aveva sempre pensato che piangere era per esseri umani fragili o forse piangere era la forza degli esseri umani?

Improvvisamente un vento pietoso che giungeva da lontano, lo sollevò, facendolo viaggiare nell’universo. Entrò in un caleidoscopio di mille e più immagini, di colori, atmosfere e  sensazioni, fino a quando il vento non divenne una brezza leggera che lo depose Dove un’onda si chiude,     Quando un’altra comincia,  per dare al mare perpetuo movimento.

Con la sabbia tra le dita, davanti al mare e alle montagne che cambiano colore, aveva visto quel giorno, nascere il Dove e il Quando.

Intorno agli occhi spalancati, le rughe si spianarono, si distesero e si ritrovò bambino con un’altra possibilità.

Nadia Farina

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