Dom. Mar 8th, 2026

Questa è la storia vera di un tragico momento vissuto dalla città di Salerno e dai paesi limitrofi, e il racconto della forza, della energia e del coraggio di una donna, che sfocia in modo forse, incoerente, fantasioso, in una ricetta di cucina, a dimostrazione che quando realtà e fantasia si mescolano, si possono affrontare con leggerezza anche momenti che definire difficili sarebbe solo un eufemismo. L’alluvione di Salerno si inserisce come spina dolorosa nella gioia di una Trieste liberata proprio il 26 ottobre 1954. Una Trieste restituita finalmente all’Italia.  E le bandiere tricolori diventarono simbolo in quel frangente anche di lutto nazionale [ … Le truppe che entrarono in Trieste rinunziarono ai doni e a tutte le manifestazioni preparate in loro onore, il denaro risparmiato fu devoluto a soccorso degli alluvionati del Sud.]Le alluvioni come tanti eventi nel bene e nel male, erano rare e riuscivano oltre che a commuovere, a muovere l’intera nazione.Oggi ci stiamo purtroppo abituando ad ogni tipo di catastrofe ma sarebbe ingiusto non ricordare che tanti giovani anche adesso, si tirano su le maniche e offrono le loro braccia in aiuto.Ma veniamo al racconto: Fango e Baccalà (Baccalà Con Le Patate) Ancora un salto, un piccolo sforzo, e sarebbero stati in salvo. Ma il muro era così alto e sembrava impossibile il superarlo. La montagna aveva cominciato a franare, fra poco li avrebbe raggiunti e sepolti sotto la lava di fango, terra mescolata a pezzi d’albero, provenienti chissà da dove, pietre, detriti di ogni sorta.Andare avanti, fermarsi… Comunque avessero scelto, sentivano tutti che la fine era vicina.Poi lei, la più pesante, la più ingombrante, la meno alta, sentenziò con una voce che non ammetteva repliche : – “ Dobbiamo saltare il muro “.Si fece aiutare? una esasperata volontà di salvezza le diede poteri magici? Non è dato sapere. Fatto sta che superò l’ostacolo e dopo di lei, uno ad uno, i rifugiati di quell’angolo di mondo, saltarono tutti!Quando si trovarono su quel terrazzo, increduli e spaventati capirono che potevano ormai aspettare solo il divenire degli avvenimenti. Avevano fatto ciò che doveva essere fatto. A quel punto, solo aspettare. La notte era lunga,  la pioggia imperversava ma non li avrebbe toccati. La tettoia era sufficiente a proteggerli. Ma fino a quando?  E avevano freddo e fame, non avevano fatto in tempo a consumare la cena.A un certo punto, lei sospirò : -“ E pensare che avevo preparato un baccalà con le patate… E adesso sta nel forno che si riempirà di fango”.La parola baccalà aveva suscitato interesse da parte delle altre-“ Come lo fate, cosa ci mettete, al forno o in padella, la morte sua, è in umido con le olive verdi, quelle grandi… ”Gli uomini ascoltavano increduli, come si potesse parlare di cucina in un momento così … Ma si sa, le donne sono strane, lasciamole fare.Tra commiserazione e compatimento, tacevano senza capire che la vera forza di una donna è quella di andare avanti sempre, di guardare avanti sempre,  sostenere il pensiero di una casa che non muore mai. Questa la forza di una donna, qualunque cosa accada! Ma torniamo al baccalà. -“ Allora, come lo avete fatto?”-“ Ho comprato il filetto, quello alto e l’ho tagliato a pezzi , privato della pelle e di qualche spina superstite. In una teglia avevo già preparato un letto di pomodori tagliati a fette e uno strato di anelli di cipolla trasparenti e vi ho adagiato i pezzi di baccalà che ho ricoperto con sottili fette di patate; ai miei piacciono le patate, perciò ne ho messe abbastanza, facciamo una e mezzo per ciascuno. E poi, aglio e origano, ce ne vuole parecchio, qualche altra fetta di pomodoro maturo, il sale è da evitare, magari si aggiunge alla fine, un bicchiere di acqua,  per permettere alle patate di cuocere senza seccare. Olio e via in forno. La cottura è perfetta quando le patate sono un po’ arrostite e il baccalà è morbido. Se ce ne fosse bisogno, si può aggiungere man mano un poco d’acqua,  sempre calda, per non fermare la cottura.”Finita la ricetta del baccalà abbandonato in cucina, in maniera contagiosa, si raccontarono altre ricette,  e storie di vita, di desideri, e di ricordi.Così andò avanti tutta la notte sotto la pioggia perenne, pesante, senza tregua. All’alba,  una voce arrivò da lontano da un triste e sconsolato silenzio:-“  E’ uscita una stella!E quel luogo da cui la voce di una donna dall’istinto preveggente li aveva spinti ad andare via, a saltare il muro, al mattino non esisteva più.  Era l’alluvione di Salerno – la notte tra il 25 e il 26 ottobre 1954

– Nadia Farina Dal mio libro “ Le ricette raccontano” 2011- edito da Terra Del Sole –   e seconda edizione riveduta nel 2025 su Amazon –

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