Il Mito della Caverna
La caverna del Minotauro
La caverna di Platone
La caverna in alchimia
La Caverna, va al di là della semplice rappresentazione di una cavità che si è aperta nella roccia a causa di agenti atmosferici, movimenti del terreno e tanto altro, è infatti il primo tempio degli uomini che negli anfratti bui e misteriosi ponevano le residenze degli dei e delle Sibille che leggevano il futuro; agli uomini non era permesso di conoscerlo, ma
e Sibille non potendo sottrarsi al destino della predizione che a loro era stato assegnato, davano responsi, spesso scritti questi, su foglie che il vento disperdeva.
I primi reperti archeologici risalgono con quasi certezza al Paleolitico Medio e sono stati ritrovati in siti come La Grotta delle Mura a Monopoli in cui si testimonia la presenza dell’uomo, per il quale fin dagli albori, la caverna rappresenta l’anticamera misteriosa di un mondo sotterraneo, di un luogo occulto, in cui è custodito il tesoro donato da Dio agli
uomini, il luogo di contatto tra la Terra e il mondo sotterraneo, abitato dalle forze e dai poteri delle profondità oscure.
Per gli alchimisti la caverna era tra i tanti, anche il simbolo del luogo metaforico in cui si evolvevano conoscenze, sapienza e spiritualità. Non è un caso che la caverna sia anche uno dei luoghi in cui si dice che Sara, moglie di Abramo, avesse trovato la Tavola Smaragdina fondamento della teoria alchimista, incisa su uno smeraldo.
Questa tavola ha un interessante parallelo con il Santo Graal, che sembra sia stato scolpito dagli Angeli nell’occhio di smeraldo di Lucifero (portatore di Luce) quando è caduto dal cielo, sconfitto dall’Arcangelo Michele. Smeraldo affidato poi ad Adamo nel Paradiso Terrestre e da lui perso al momento della sua cacciata. Lo smeraldo, pietra di
“Mercurio” il messaggero degli dei, in molte culture rappresenta “il terzo occhio” tra i tanti significati, quello della visione interiore e della perfetta conoscenza.
Dunque, sia per l’occhio perduto di Lucifero che per il terzo occhio, si tratta della conoscenza totale e perfetta, e poi perduta, che ha condotto l’uomo alla sua disperata ricerca attraverso la psiche e la mente.
Ancora prima degli alchimisti, la caverna viene narrata dalla mitologia greca intorno al 2000 a.C. nel mito del Minotauro, figura mostruosa, a cui venivano sacrificate giovani fanciulle, che fu rinchiuso all’interno di una caverna da cui era impossibile uscire perché raggiungibile solo attraverso un labirinto. il Mito della caverna del Minotauro, simboleggia la psiche e il labirinto è una metafora della mente, in cui l’uomo cerca una via di uscita dalle sue paure, dalle sue complessità. Si dibatte nella confusione tra le parti oscure del sé, gli istinti e la razionalità e ci ricorda che non ci si può liberare dal Mostro senza aiuto.
Infatti, ad uccidere il Minotauro ci penserà Teseo con l’aiuto di Arianna che gli terrà il filo che gli permetterà di attraversare il labirinto, uccidere il mostro e tornare indietro. Arianna è quindi, simbolo della guida, dell’aiuto, della speranza, indispensabili per superare ostacoli e difficoltà e il Filo è simbolo dell’intelligenza, dell’acume, della capacità di districarsi tra i legami imposti dalla ignoranza, dalla mancata conoscenza dai pregiudizi che lo incatenano, per liberarsi del “Mostro” che alberga in ciascuno, invece… Platone nel 360 a.C., nel VII libro de La Repubblica, propone il mito della Caverna diventato emblematico oltre che leggendario.
Gli uomini sono prigionieri fin da piccoli, legati gambe e collo, impossibilitati quindi da sempre a vedere altro che quello che hanno davanti, incapaci di voltarsi. Alle loro spalle brilla la luce di un fuoco e tra i prigionieri ed il fuoco, una strada rialzata.
Ciò che vedono, sono solo ombre proiettate sul muro. Questa è la realtà per tutti, fino a quando uno dei prigionieri non si libera e riesce ad uscire dalla caverna.
Scoprirà un altro mondo, avvertirà l’abbaglio della luce, che prima gli darà dolore, la vista gli si confonderà, poi, piano piano, la realtà, quella vera gli apparirà concreta.
Tornerà a raccontarla ai suoi compagni per liberarli dall’incoscienza, dall’ignoranza, spiegherà loro che la condizione non è quella in cui sono costretti a vivere, ma è anche passare dalla tenebra alla luce, dalla luce alla tenebra, e finalmente diventare liberi. Invece, i compagni non gli credono e lo uccidono.
Non a caso Platone parla di prigionieri. Prigionieri di un’immagine precostituita, di una ConvEnzione, di una ConvInzione, di un’idea tramandata e pertanto ritenuta giusta, prigionieri, rassegnatamente, ma anche caparbiamente schiavi, del Rifiuto di ogni cambiamento quand’anche prospettato come felice. Guai! A chi tenta di proporlo!
Male gliene incorre. La diversità non è contemplata, la diversità non deve esistere, così come non deve esistere chi la propone. E il povero schiavo che finalmente è riuscito a sciogliere le catene a liberarsi, a mostrare una realtà diversa, soccombe.
Pochi sono gli uomini che ricordano e prendono esempio dai miti, tanti, purtroppo, se ne dimenticano e proseguono prigionieri di invisibili catene. A nulla servirà il racconto del Minotauro, a nulla scendere nella caverna come gli alchimisti, per intraprendere il viaggio nel labirinto della mente quella che permette agli uomini di vedere le cose con il “terzo occhio” che è quello dell’intuizione, della saggezza e della sensibilità, nonché della capacità di percepire la realtà interiore e dissolvere le dualità e sconfiggere il “mostro” confrontandosi con gli stati più nebulosi e profondi oscuri e abissali del sé.
A nulla servirà ricordare il mito della caverna di Platone che induce alla ricerca, con la conoscenza, della perduta libertà.
Leonardo da Vinci affermava: “Le cose disunite si uniranno e riceveranno in sé tal virtù, che renderanno la persa memoria alli uomini.” cioè i papiri che sono fatti di peli disuniti, e tengono memoria delle cose e fatti delli uomini.”
Non è forse vero che l’uomo possiede la conoscenza, ma che ha perso memoria delle chiavi per penetrarvi?
Nadia Farina
(La foto è un’opera di Nadia Farina dal titolo “Caverne per salire”)