Mar. Mar 5th, 2024
  • Maestro, quando avevo 17 anni ho visto le sue opere in casa di Alberto della Ragione, mio zio acquisito, il più grande collezionista di arte moderna e contemporanea,  ma presa dai miei umori adolescenziali non li degnai di grande interesse. Sono stati gli anni poi, a rendermi cosciente della fortuna che avevo avuto e di ciò che avevo perso. Adesso sono qui, a cercare di recuperare e dopo averLa ben studiata ed ascoltata in vari documentari,  Le chiedo se possiamo fare una intervista surreale, argomento di cui è maestro, per raccontare al pubblico un poco di Lei e delle Sue verità: Posso?
  • Dica!

So in partenza che nelle interviste non è mai serio, usa molto l’ironia, molto diverso dalla realtà in cui, a detta della moglie, è una personalità complessa, riservata, timida, ma che ama divertirsi, essere al centro dell’attenzione in favolose cene dove fa scintille con grande vanità, e al contempo, richiudersi nel suo studio e dipingere alacremente con infinita passione.  Mi azzardo comunque a fargli alcune domande.

  • Pirandello  cerca la verità, una parola i cui anagrammi sono: Rivelata- Relativa- Evitarla-
  • Lei cosa cerca?
  • Non glielo dirò, dovrà intuirla, non mi fido più. Dopo aver dato le mie confessioni, il mio puro cuore, le mie idee, le mie speranze, a Longhi, che mi pugnalò alle spalle con un articolo sul giornale Tempo, e dopo da allora sempre, preso da  feroce antipatia o addirittura odio, nei miei confronti;  e poi Carrà, con cui avevamo condiviso l’idea della Pittura Metafisica, che pubblicò un libro, proprio La Pittura Metafisica, in cui non ero nemmeno citato, ma lo dissi in pubblico, in un convegno del 1920, parlando di me in terza persona “ Vi ha cercato il proprio nome, ma inutilmente”

Voglio comunque rispondere al suo concetto di verità. E’ rivelata a chi sa guardare con gli occhi della mente- E’ relativa alla conoscenza delle cose- E’ impossibile evitarla.

  • Come?
  • Quando la verità appare e scompare nella ricerca alchemica, e non dimentichi che sono un alchimista, non si può evitare, ma non si può nemmeno fermare.
  • Fermiamoci un attimo sull’alchimia.
  • I buoni Artefici, coloro che fanno ricerca della pietra filosofale, sono i nuovi filosofi, hanno superato la filosofia stessa. Io ho molto cercato  nei mei dipinti una verità alchemica. A questo proposito le citerò un quadro per tutti : Il sole sul cavalletto.
  • Torniamo alla genesi della sua pittura metafisica in cui lo spaesamento, lo scivolamento, l’inaspettato, l’alogico, creano inquietudine.
  • Nasce da un momento di cattiva salute, ma ormai lo sanno tutti, che mentre mi trovavo a Firenze– si definì  Georgius de Chirico Florentinus – durante una passeggiata da convalescente, finii nella piazza di Santa Croce. Ero seduto su una panchina, davanti a me la statua di Dante. Ed io vidi per la prima volta, o così mi sembrò, la piazza. Mi si rivelò il mio dipinto con gli occhi della mente. E’ un enigma inspiegabile e così una volta realizzato, lo chiamai proprio Enigma di un pomeriggio d’autunno. Il meriggio, abisso sereno e terribile, della solitudine, del mare, dell’ignoto, e dell’enigma. Se pensa che i miei siano solo sogni ad occhi aperti, sbaglia. Le mie sono trasfigurazioni immaginose di testi figurativi scoperti nei musei e nelle biblioteche di cui sono stato grande frequentatore.
  • Crede allora che l’occhio della mente percepisca una realtà fuori dall’immaginario divenendo rivelazione?
  •  Vede, la pittura già di per  sé é rivelazione ma anche mistero, enigma, anche quando sembra tutto chiaro, chiaro in realtà non lo è. Pensi a Giotto, alle sue porte, arcate, finestre, che rivelano il presentimento, il mistero, il segreto di ogni angolo, in cui  la scena diventa dramma cosmico che avviluppa gli uomini nelle sue spirali dove passato e futuro si confondono nella costruzione del genio per diventare apparenza tranquilla e consolante.
  • Può spiegarsi meglio?
  • Ho una vera passione per le piazze, tradizionalmente luogo di incontri, ma ho voluto che la piazza deserta, privata della presenza umana, sottolineasse ciò che manca,  influenzato in questo dalla filosofia di Nietzsche, che ho molto amato:  la profondità va cercata altrove: Nascondere la profondità nella superficie.  Non sono quadri tristi, poiché tra la vita e la morte vi è uno stato di beatitudine, la piazza deserta racconta quel passaggio e diventa una realtà rasserenante. Uno spazio in cui, infinito, enigma, solitudine, mistero, e tanto altro vengano percepiti dall’occhio della mente.  Mi considero figlio di Niezsche in pittura, mentre lui raccontava una strana e profonda poesia basata sullo Stimmung– atmosfera nel senso morale. In realtà sono l’unico che lo ha veramente capito.
  • Cosa è la metafisica?
  • Quando ero giovanissimo, affermavo nei miei timidi scritti che sognare una persona è una prova della sua esistenza metafisica attribuendo una realtà metafisica a certi avvenimenti fortuiti che talvolta viviamo e provocano in noi una immagine metafisica. Non me ne voglia, ma devo ripetere la parola Metafisica, non potrei spiegarla diversamente, poi ho avuto modo di vedere le opere di Bocklin, nonché nutrirmi come dicevo, della filosofia di Nietzsche e  Shopenauer, che per primi insegnarono il profondo significato del non-senso della vita e come questo potesse tramutarsi in arte. Metafisica, appunto, che nasconde un senso più profondo e indecifrabile, che non può essere descritto ma rivelato solo da un’immagine che l’artista ha il potere di fissare.

I miei quadri sono piccoli, nelle mie piazze deserte ho descritto un istante congelato che nasconde un Enigma,una promessa, una poesia, uno Stimmung, inafferrabile come l’atmosfera del  pomeriggio d’autunno quando il cielo è più chiaro, le ombre più lunghe, il sole è più basso. Sa cosa desidero veramente dalla musica? Che sia serena e profonda come un pomeriggio d’autunno.

  • A proposito di ombre, so che non vuole mai cambiare la luce mentre dipinge, mi spiego meglio, non accende mai la luce anche se la luce delle ore che passano cambia.
  • Tutto deve continuare per come è cominciato. Io seguirò il cambiamento con i miei pennelli.
  • Un attimo di leggerezza. So che non ama le parole Foschia  e a prescindere, Perché?
  • Non saprei rispondere, mi danno semplicemente noia.
  • E so ancora che non ama l’estate e la primavera…
  • Sono stagioni tristi, molti poeti la pensano come me.
  • Ho letto che una sua poesia sulla primavera, cito a memoria …– mi interrompe dicendo che non è un professionista della poesia – finisce con una frase: “ Tutto è vano!”
  • Giudichi lei…
  • Parliamo di Presentimento, Premonizione, diventano realtà nel suo caso, quando dipinge un quadro di Apollineare, come sagoma per il tirasegno, ferito alla testa, che in guerra sarà ferito proprio al capo.
  • Così raccontano, ma io non mi soffermerei troppo su questa vicenda. Quello che è certo, è che fu l’amico poeta che mi difese in terra straniera-  (Giuseppe Maria Alberto Giorgio De Chirico è nato a Volos, capitale della Tessaglia il 10 luglio 1888)- Apollineare era un uomo macerato nel bagno caldo della malinconia universale.
  • Però e non è un però, è abbastanza scaramantico, vedo che alla sua cintura pendono ogni genere di piccoli amuleti.
  • Non fanno male, meglio premunirsi. Adesso però mi lasci andare… ho un quadro sul cavalletto che mi aspetta. I miei personaggi della mitologia greca, metafora di una modernità… Mi piacciono tanto Marte, Mercurio, molto meno Giove, era troppo prepotente.   Ho dipinto, le rovine della Grecia, frammentarie e spaesate, memori di storie del passato ma ancora presenti. Ho guardato a Tiziano, il vero pittore… A questo proposito le dirò una cosa: Quando ero metafisico i critici mi volevano classico e quando ero classico, mi volevano metafisico.
  • La porto su un campo molto leggero o forse no. C’era una canzone negli anni 60 che così recitava: Se sei brutto ti tirano le pietre, se sei bello ti tirano le pietre, qualunque cosa fai, tu sempre pietre in faccia prenderai… La Sua pittura metafisica è iniziata osservando la statua di Dante, ebbene non è anche Colui che scriveva : Non ti curar di lor ma guarda e passa…
  • Ed io non mi sono curato affatto.  Basta! Adesso finiamo qui. Non si può raccontare tutta una vita in due pagine. Perché sono due vero?
  • Quanto poco abbiamo detto… solo una piccola parte della sua lunga vita di artista! Non abbiamo parlato del rapporto con suo fratello Andrea- Alberto Savinio- della accusa di fare della letteratura, di plagio, di falsi a  Lei attribuiti, del suo rapporto con i surrealisti che lo scelsero a padrino, delle nature morte, di cui scrisse “che vanno prese nel senso non di un soggetto pittorico ma di aspetto spettrale che potrebbe essere anche quello di una figura vivente” degli orologi fermi, dei ritratti sdoppiati, dei manichini,delle sue opere su cui tanto si è scritto: Ettore e Andromaca- Il grande metafisico- Le Muse inquietanti- abbiamo solo sorvolato sull’Alchimia, sulla Chiaroveggenza…Della Sua prospettiva, sistema con cui si coordinano geometricamente figure e oggetti in uno spazio unitario…

Non mi ascolta più, ma sono felice, è stato vero, sincero, o così credo.

Saluto il Maestro e improvvisamente con gli occhi della mente rivedo quella ragazzina distratta ma con una evidente passione latente. Gli anni non passano invano…

Nadia Farina

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