Lun. Giu 24th, 2024

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO–  Il principio cioè, che regola l’origine e le finalità dell’Universo. Senza la parola, scritta o pronunciata, non esisterebbe la storia dell’Uomo, cancellata dal tempo. Non vi sarebbe testimonianza, conoscenza. Il mondo si perderebbe nell’oblio.  e poco importa se le parole sono dissimili tra loro, se le lingue si confondono  e l’uomo che ha cercato di raggiungere la sommità della Torre di Babele, si è perso nel caos. Le parole non più uguali per tutti, sono volate nell’aria e si sono disperse, le lingue si sono confuse, uomini che parlano ad altri uomini che non li comprendono, ma poco importa perché ciò che conta,  è che le parole esistano ed è solo tramite queste che gli uomini possono tentare di arrivare ad un accordo anche nei più tristi o truci eventi che li riguardano.

Ma come sono nate le parole? Il professore Francesco Ferretti ordinario di “ Filosofia e teoria dei linguaggi” ipotizza una teoria secondo la quale il linguaggio sia nato come Narrazione. Le storie infatti, potrebbero avere preceduto il linguaggio grazie alla Pantomima.

Mi piace pensare che dal gesto sia nato il suono necessario a farsi comprendere l’un l’altro. Cerchiamo allora di raccontare le parole attraverso il tempo e la storia.

Da quando l’uomo esiste sulla terra, ha sentito la necessità di tramandare sé stesso, e non conoscendo scrittura, ha però istoriato, inciso sulle pareti delle grotte la sua vita e le sue esperienze e poiché  l’uomo senza memoria è un uomo senza storia, è necessario che questa venga coltivata. Proust ci insegna che basta una Madeleine, un piccolo dolce, perché diventi la fonte inesauribile dei suoi ricordi e poiché ciascuno possiede un piccolo tesoro, un oggetto che apre tutte le caselle della memoria, sarebbe bello che ognuno cercasse il suo.

Il mio, è un bottone.

A secondo del periodo storico in cui sono state scritte, le parole assumono toni e valori diversi: Per i Crepuscolari, vedi Gozzano, le parole assumono il valore del ricordo, della poesia malinconica:

[“Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!) il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti, i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,  un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti col mònito salve, ricordo, le noci di cocco, Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po’ scialbi, le stampe, i cofani, gli albi dipinti d’anemoni arcaici, le tele di Massimo d’Azeglio, le miniature…]. È giunta è giunta in vacanza la grande sorella Speranza con la compagna Carlotta.

 I Futuristi vogliono al contrario abolire la poesia nostalgica, il sentimento romantico e l’ossessione per il passato; sono prepotenti, dinamici, chiassosi, esaltano il caos e le grandi città, sono sempre protesi verso un domani in cui non esistano musei, biblioteche, accademie. Si servono spesso della Onomatopea :Tic tac – ticchettio- Gracchiare- strisciare- brontolare- rimbombare- bisbigliare, sospirare, singhiozzare… il cui suono riecheggia dell’azione, dell’oggetto, dell’animale…

Una Poesia di Palazzeschi. La Fontana Malata:

Clof, clop, cloch,

cloffete,

cloppete,

clocchette,

chchch……

É giu’,

nel cortile,

la povera

fontana

malata;

che spasimo!

sentirla

tossire.

Tossisce,

tossisce,

un poco

si tace….

di nuovo.

tossisce.

Mia povera

Fontana…

Oltre che in poesia e nel linguaggio comune, le onomatopee, sono molto usate nei Fumetti sigh esprime un dispiacere,

sob rende l’azione del singhiozzare,

ring riproduce il suono dello squillo del telefono o di un campanello,

splash indica qualcosa che cade nell’acqua,

boom qualcosa che esplode…

I Surrealisti entrano in un mondo onirico, abbandonano la razionalità in cerca della totale libertà, a volte folle, ma con un senso ritmico, uniscono le parole apparentemente in modo astruso, creano spiazzamento in chi ascolta, vede un’opera o legge una poesia.

Poesia di Gianni Rodari:

IL Calamaio

Che belle parole

se si potesse scrivere

con un raggio di sole.

Che parole d’argento

se si potesse scrivere

con un filo di vento

Ma in fondo al calamaio

c’è un tesoro nascosto

e chi lo pesca

scriverà parole d’oro

col più nero inchiostro.

Una figura retorica che rappresenta le parole astratte in modo tale da renderle visibili, è la Ipotiposi. Tra gli scrittori che ne hanno fatto uso, citiamo due scrittori lontanissimi tra loro Ariosto e  C. Dickens , he ben ci mostrano l’uno,  Lapersonificazione della Discordia- nell’Orlando Furioso e l’altro, la personificazione del Passato- nel suo Canto Di Natale.

Il mondo va avanti e dalla pantomima, siamo arrivati senza quasi accorgercene al Burocratese, al Politichese-  Sono fratelli. Creati per non farsi comprendere Come parla la politica? «ribaltone», «sovranismo», «populismo»«leader» ed «exit-poll»…

Con grande velocità poi, siamo stati travolti dal Computerese. File-  email- loop- check- cloud-

Tanto altro sarebbe da dire, ma per adesso qui mi fermo con un dialogo contemporaneo: Ti ho inviato una mail con allegato un file con il mio nuovo nickname, dopo aver letto il tuo post con il nuovo Avatar. Non ti è arrivato? Forse, ho dimenticato la chiocciola!

Nadia Farina

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