Lun. Giu 24th, 2024

Ella danza la danza delle stelle e quella dell’universo;
poi ella danza la danza dei fiori che vorticano nel vento.
E il principe ne rimane affascinato.[…]

“Bella donna, figlia della grazia e della gioia, da dove viene la tua arte?
Come puoi tu dominare la terra a l’aria nei tuoi passi,
l’acqua e il fuoco nel tuo ritmo?”

La danzatrice s’inchina di nuovo davanti al principe e dice:

“Vostra Altezza, io non saprei rispondervi, ma so che:

L’Anima del filosofo veglia nella sua testa.
L’anima del poeta vola nel suo cuore.
L’Anima del cantante vibra nella sua gola.
Ma l’anima della danzatrice vive in tutto il suo corpo.”

Questi versi appartengono alla poesia “ La danzatrice” di Khalil Gibran.

Il poeta, uno dei più sensibili e profondi del ‘900, rincorre con la musica dei suoi versi i movimenti della danzatrice, anzi la sua anima che vive nel suo corpo.

E’ la Natura stessa che prende forma in lei.

Gibran nacque in Libano nel 1883, ma morì nel 1931 negli Stati Uniti dove era emigrato nel 1895 con la madre,  le sorelle e il fratellastro , per problemi  finanziari del padre. La sua opera più conosciuta, “Il Profeta”, pubblicata nel 1923 e tradotta in più di venti lingue, divenne molto popolare nella controcultura americana e nei movimenti New Age. La sua poetica piena di misticismo ha influenzato una generazione . La sua aspirazione era quella di unire nelle sue opere la civiltà occidentale e quella orientale.

Per sempre camminerò su questi lidi,
Tra la sabbia e la spuma,
L’alta marea cancellerà le mie orme,
E il vento soffierà via la spuma.
Ma il mare e la spiaggia rimarranno
Per sempre.

In questa lirica tratta da Sabbia e Spuma, il Poeta ci parla di caducità, ma anche di immortalità, infatti attraverso immagini altamente simboliche, quali la sabbia che scorre mutevole e fluida come il tempo e la spuma che svanisce di continuo inesorabilmente, ci restituisce a quel “per sempre”, fermando ed eternando l’istante.

Uno dei suoi versi in inglese più famosi appare in Sabbia e spuma (Sand and Foam, 1926): Half of what I say is meaningless, but I say it so that the other half may reach you ( (Metà di quel che dico non ha senso, ma lo dico perché l’altra metà possa giungere a te). Il verso è noto anche per essere stato incluso da John Lennon (in forma leggermente modificata) nella canzone Julia dall’album The Beatles dei Beatles.

Half of what I say is meaningless

But I say it just to reach you

Julia

Julia

Julia

Oceanchild

Calls me

So I sing a song of love

Julia

Julia

Ho sempre pensato che la Poesia, la Musica e la Danza fossero le tre Arti che più ci avvicinano a quel senso del mistero che aleggia fuori e dentro di noi.

Gli antichi Greci personificarono queste tre arti e crearono le Muse. In verità erano nove sorelle e figlie di Zeus, quindi una derivazione potentissima del divino.

Ma quelle che prendo oggi in considerazione sono Calliope, musa della poesia, Tersicore, musa della danza, Euterpe, musa della poesia lirica e della musica.

Quale meraviglia per i miei occhi, il mio intimo sentire, il mio respiro, vedere coniugate queste tre Arti nelle suggestive performance artistiche curate da Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Fondazione Nazionale della danza/Artballetto.

Una Danza in Percorsi Urbani, già presentata in altri prestigiosi scenari urbanistici quali: Atene

( Acropolis), Bruxelles ( Les Halles de Schaerbeek) e Roma ( Castel Sant’Angelo).

Sono pronta a lasciarmi guidare in questo dialogo continuo tra danzatore e spettatore, attraversando i luoghi più incredibili di Brescia, capitale della cultura 2023, insieme a Bergamo.

Un’esperienza estetica di grande impatto emotivo.

Ed eccomi attraversare le sale della Pinacoteca Tosio Martinengo e assistere alle microdanze Pensieri di carta, con la coreografia di Hèlias Tur-Dorvault e a Afterimage, coreografia di Philippe Kratz. Poi di corsa per raggiungere il Parco archeologico di Brescia Romana per lasciarmi catturare dalle magnifiche performance di Roberto Tedesco e Saul Daniele Ardillo: Turn the Tide e Shelter.

Per finire poi nel Museo di Santa Giulia, nella stanza dedicata alla Vittoria alata, di cui ho scritto in un mio precedente articolo su questo Quindicinale, datato 15 febbraio 2021 dal titolo: Mia cara imago. 

Proprio sotto il suo sguardo ha preso forma una magnifica performance dal titolo: Carne da Eroe di Roberto Zappalà. In altri ambienti di grande suggestione altre due microdanze: The bell jar e Kepler, rispettivamente di Fernando Melo e Diego Tortelli.

Quest’ultimo, il Tortelli, un bresciano doc, che si è formato presso lo Studio 76 di Brescia, per poi approdare all’ Accademia della Danza di Roma e infine all’Accademia Teatro alla Scala.

Oggi è coreografo di grande successo, e nel 2021 è stato il vincitore del primo bando per artisti italiani lanciato dalla Biennale di Venezia per il settore danza, per la realizzazione di un progetto coreografico inedito e originale.

Tornare a casa con gli occhi pieni di bellezza è davvero impagabile. Si avverte una certa, magica, impalpabile felicità.

Vorrei terminare questo mio articolo con un aforisma di Khalil Gibran che recita:

“ Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno”

Anna Bruna Gigliotti

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