Mar. Feb 7th, 2023

A tutti voi: chiedo solo che ve ne importi prima che sia troppo tardi,

che viviate consapevoli e svegli,

Che guidiate con amore nelle ore di odio.

Vi sfido a dare ascolto a questa chiamata,

Vi sfido a plasmare il nostro destino.

Soprattutto, vi sfido a fare del bene

In modo che il mondo possa essere grande

Riporto questi versi della poesia  “An ode we owe” ( Una poesia che noi dobbiamo) della poetessa Amanda Gorman, la stessa giovanissima ragazza nera americana che, durante la cerimonia di insediamento del Presidente Biden, ha stupito tutti, facendosi conoscere dal mondo intero, con la poesia ”The hill we climb” (La collina che saliamo).

“An ode we owe” parla di speranza e incita al cambiamento come unica possibilità per affrontare le sfide a cui siamo chiamati: la crisi climatica e le ingiustizie sociali soprattutto.

Davanti alla 77a Assemblea generale delle Nazioni Unite, che si è svolta a New York dal 19 al 23 settembre del 2022, questa giovane poetessa di soli 24 anni ha esordito con queste parole:

“ Gentili segretario generale delle Nazioni Unita, ospiti illustri e umanità intera, come posso chiedervi di fare del bene quando riusciamo a mala pena a rispondere alle minacce più grandi”

“ Possiamo dividerci ed essere conquistati da pochi oppure possiamo decidere di conquistare il futuro e dire che oggi abbiamo scritto una nuova alba”

“ Dire che finché avremo umanità, avremo per sempre speranza. Insieme non saremo solo la generazione che prova, ma la generazione che trionfa”

Parole importanti e potenti, piene di quel coraggio giovane e fiero di una generazione che non vuole darsi per vinta.

Ma chi è Amanda Gorman?

Lei stessa accenna alla sua origine nella poesia “The hill we climb”

“…una smilza ragazza nera e discendente da schiavi e cresciuta da una ragazza madre…”

La Gorman è nata a Los Angeles il 7 marzo del 1998. Lei e i suoi fratelli, tra cui la sua gemella Gabrielle, vengono cresciuti dalla madre che è insegnante di Inglese.

Da piccola le vengono diagnosticati problemi di articolazione del discorso e disturbo dell’elaborazione uditiva. Ma proprio queste difficoltà diventano il suo punto di forza e non di debolezza.

Nel 2014  le sue poesie, sul tema dell’ingiustizia sociale, vincono un premio ad un concorso letterario e nello stesso anno viene nominata delegata giovanile delle Nazioni Unite.

Nel 2015 viene pubblicato “The one for whom food is not enought” e due anni dopo, nel 2017, ottiene il titolo di National Youth poet laureate, che viene attribuito ad un giovane che si distingue nelle Arti, soprattutto poetiche e letterarie, ma che deve essere anche leader e  impegnato per la giustizia sociale.

Nel 2017, alla Biblioteca del Congresso legge la sua poesia “In this place: an american lyric”.

La giovane poetessa però continua il suo attivismo sociale e fonda “One Pen One Page”, un’Organizzazione per la promozione della scrittura giovanile.

Continua contemporaneamente il suo percorso scolastico e si laurea con lode in Sociologia all’Università di Harvard.

Chapeau a questo giovane talento a cui auguriamo tutto il bene possibile con l’auspicio che porti avanti con coraggio e determinazione i suoi obiettivi. Auguriamo però ad Amanda di non essere inghiottita e corrotta da un Sistema più grande di lei e che possa trasformarla.

Per ora incarna l’essenza vitale di quella gioventù che anela a superamento di tutti quegli ismi mortificanti quali razzismo, etnocentrismo, nazionalismo, e tanti altri termini che discriminano e ghettizzano minoranze. E che ha la capacità di dimostrare impegno, determinazione e spirito di sacrificio, miranti al cambiamento.

E a tal proposito così si è espressa durante un’intervista al NPR ( National Public Radio):

“… Questo vuol dire che, per combattere il cambiamento climatico, dobbiamo combattere la povertà. Dobbiamo combattere la fame. Dobbiamo combattere gli ‘ismi’ pregiudizievoli del mondo. E se lo facciamo insieme, allora possiamo assolutamente riuscirci“.

Voglio terminare questo mio articolo, riportando un passaggio della poesia spoken word ( parola parlata) di Amanda Gorman, letta il giorno dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca, che ritengo particolarmente illuminante, riguardo al suo messaggio di speranza per il futuro:

Certo, siamo lontani dall’essere raffinati, puri, ma ciò non significa che il nostro impegno sia teso a formare un’unione perfetta. Noi ci stiamo sforzando di plasmare un’unione che abbia uno scopo. (Ci stiamo sforzando) di dar vita ad un Paese che sia devoto ad ogni cultura, colore, carattere e condizione sociale. E così alziamo il nostro sguardo non per cercare quel che ci divide, ma per catturare quel che abbiamo davanti. Colmiamo il divario, perché sappiamo che, per poter mettere il nostro futuro al primo posto, dobbiamo prima mettere da parte le nostre differenze.

Anna Bruna Gigliotti

Un pensiero su “An Ode We Owe”
  1. Cogli sempre l’ essenza di temi molto importanti, ci credi anche tu , al contrario di tanti che non lottano più e si lasciano trascinare ineluttabilmente dagli eventi .

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