Mer. Mag 25th, 2022

Il coccodrillo ti morde con lo sguardo
palpebre come foderi di coltelli
nascondono denti insonni

sentieri nella carne
premono verso lo stagno
vieni divorato dalla tua stessa occhiata

La poesia che apre il mio articolo, tratta da Maschere e Coccodrilli, è del poeta cinese Yang Lian.

Nato in Svizzera nel 1955, è cresciuto a Pechino dove ha fondato la Scuola di Poesia “Misty”.

In esilio volontario  dal massacro di piazza Tienanmen, ha pubblicato molte raccolte di poesie, tra cui “ Dove si ferma il mare” . Contemporaneo e classico nello stesso tempo, si esprime con una sensibilità occidentale e modernista che prende linfa dalla tradizione cinese antica. Considerato uno dei più grandi poeti del nostro tempo,  appartiene alla corrente dei “Poeti brumosi”.

Come ho scritto nel mio precedente articolo del 1 febbraio, molti sono gli artisti cinesi dissidenti che vivono in esilio e uno di questi è Badiucao, che attualmente risiede in Australia. Grazie al suo blog e ai social media  porta avanti la sua attività di resistenza civile.

Le sue opere  sono in mostra dal 13 novembre al 13 febbraio al Museo di Santa Giulia della città di Brescia.

La mostra  rappresenta l’evento di punta della IV edizione del Festival della Pace di Brescia e  mette in risalto il rapporto tra arte contemporanea e diritti umani .

La nascita della sua vocazione civile la si deve alla scoperta delle brutali repressioni del governo del suo Paese, dagli eventi drammatici di piazza Tienanmen,  fino alle repressioni in Myanmar,  al genocidio degli Uiguri , alle recenti proteste di Hong Kong  e molto altro ancora tra cui il dramma della città di Wuhan e le verità nascoste, il necessario boicottaggio alle Olimpiadi di Pechino 2022.

La mostra presenta una settantina di opere di grande impatto visivo: installazioni multimediali  e multimateriali , tele, opere grafiche, cartoon. L’artista ci parla con un linguaggio pop, ironico, moderno. Maestro di Badiucao è il famoso Ai Weiwei, di cui ho parlato nel mio precedente articolo, per la diversità e varietà della forme espressive utilizzate.

 La mostra si dipana attraverso cinque sezioni : Cina, Hong Kong, Uiguria, Myanmar, Mao Nostalgia.

Naturalmente io ci sono stata ad ammirarne la forza, per non chiudere gli occhi  e avere spunti di riflessione non solo sulla Cina, ma su tutto il nostro mondo globalizzato che nega l’individuo calpestando diritti e pensiero libero.

Infatti Badiucao, considerato il Banksy cinese, non si limita a denunciare il regime del suo Paese, ma tutta l’ideologia capitalistica e, come disse Pasolini  in Scritti Corsari nel lontano 1975  :” in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore”  e ancora” l’ansia degradante di essere uguale agli altri nel consumare, nell’essere felice, nell’essere libero”.

Poter ammirare la mostra è stato per me un privilegio  da assaporare sala dopo sala, in un crescendo consapevole di emozioni.

Eccomi nella prima sezione, “Cina” , con varie installazioni:  un letto di 4000 matite affilate come aghi ( Dream), che rappresenta il sonno tormentato dell’artista attivista; una sedia di tortura trasformata in una innocua sedia a dondolo. Sulle pareti molti ritratti dedicati alle vittime della pandemia  Covid-19  e una serie di maschere usate dell’artista per celare la propria identità.

Proseguo con curiosità e interesse la mia visita e la seconda sezione mi accoglie con la narrazione della storia di Hong Kong, ex colonia britannica, le proteste e la sua resistenza al regime. Sul pavimento della sala file di bottiglie di salsa di soia al posto delle molotov (Molotov Soy Sauce).

Nella terza sezione, Uiguria,  manifesti di denuncia contro il genocidio culturale dell’etnia uigura dello Xinjiang.

La quarta, Myanmar, è dedicata, attraverso una serie di poster, al regime dittatoriale del Sudest Asiatico, cioè di tutta l’area che  “beve il tè al latte” ( Milk Tea Alliance).

Nell’ultima sezione“Mao Nostalgia”, Badiucao ironizza intorno alla figura di Mao con immagini satiriche della dimensione del libretto rosso.

Resto colpita dalla forza del messaggio che la mostra vuole trasmettere. Dalla protesta che aleggia in tutte le sale. Dalla potenza evocativa del passato e dalla sua trasposizione nel presente.

Molto interessante il video  China’s Artful Dissident  con la testimonianza del sopravvissuto al massacro di Piazza Tienanmen .

La mostra mi lascia con un  interrogativo dello stesso Badiucao che si chiede:

“Se vado avanti, cosa ne sarà di loro? ( la sua famiglia) E se mi fermo, cosa ne sarà della mia idea di me?”

In verità un drammatico dilemma forse senza risposta.

Voglio terminare questo mio articolo con la poesia di un altro importante poeta contemporaneo cinese, Rei Dao, dal titolo

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I gigli battono i piedi sulla  seta dell’alba

i colombi declamano i sogni dell’umanità

in questo clima di svendite

sentiamo il tuono dell’oro

La libertà avanza con circospezione

il dolore della notte, dilatato dagli occhi di un gatto

diventa un gigantesco pneumatico

l’ombra delle nozze fa una svolta d’emergenza

Il nuovo dittatore eletto dai giornali

saluta con la mano fra le crepe della città

fumo di cucina che implora la guerra sale

fino al sole, a quest’ora apre il fiorista

Anna Bruna Gigliotti

Un pensiero su “Denti insonni”
  1. Semplicemente perfetta come in tutti i suoi articoli. Riesce perfettamente a condurci nelle sale del museo di Brescia e ci accompagna nelle varie sezioni fino a mostrarcele quasi visivamente .

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