Mer. Mag 25th, 2022

Un paese abbandonato, situato nell’incantevole verde del Cilento in Campania, ricco di storia e tradizioni antiche, permeati dalle memorie di una vita contadina autentica e semplice, sana e piena di suggestione. 

È proprio qui che sono stata circa un mese fa e che voglio condurvi: Roscigno Vecchio. 

 È un comune italiano di 675 abitanti in provincia di Salerno, facente parte della Comunità Montana Alburni e del Parco Nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e della Diocesi di Teggiano- Policastro. 

Il suo borgo, la parte vecchia per l’appunto, è rimasto intatto come era al momento che i suoi abitanti si trasferirono altrove, conservando quell’aspetto che gli ha poi donato l’appellativo di paese “fantasma”, che fu sgomberato in merito ad ordinanze del Genio Civile dei 1907-1908, a causa delle frane che hanno colpito la sua zona ed è oggi patrimonio dell‘Unesco.  

Ho deciso di andare a visitarlo durante le vacanze natalizie e sono andata di sera, dalle 18 alle 20, col buio, (e questo ha reso tutto molto più interessante), ma ci ritornerò prossimamente con la luce del giorno, anche per inoltrarmi nelle vicine cascate: questo orario insolito, che fa parte della mia sempre viva ed incosciente sete di mistero ed emozioni, mi ha permesso di raccogliere le informazioni e di riportarle a voi, grazie al gentile Signor Vittorio Crisci , un membro della Pro Loco di Roscigno che ho incontrato proprio mentre il mio compagno ed io esploravamo il luogo e che oggi qui pubblicamente ringrazio. 

Il piccolo delizioso borgo, a cui si arriva dopo un’ora e mezza di tornanti infiniti, pericolosi e senza parapetto, è costituito da alcune vecchie case, una fontana circolare in pietra, un’abbeveratoio, una vasca in pietra dove le donne facevano il bucato, una chiesa del ‘700 ( San Nicola di Bari ), il tutto concentrato e immerso in una ricca vegetazione di Tigli e Platani. Tutto intorno, pace e silenzio, rotti ogni tanto da qualche lontano scampanellio di mucche o pecore in ritorno dal pascolo, o di cani pastore sempre all’erta. Dopo aver fatto delle foto e dei video col mio cellulare, ho acceso la torcia per non incappare in qualche buca, poiché era buio pesto e la Luna dava un’aria misteriosa e a tratti inquietante al tutto; scorgo in seguito una luce accendersi in una delle piccole case e mi avvicino: non siamo più soli. Ecco che incontro il nostro Vittorio Crisci che con un accogliente sorriso ci invita ad entrare nella Pro Loco e ci illustra, malgrado sia tardi, la storia del Borgo, le sue leggende e i suoi racconti ,quelle del luogo d’infanzia dove viveva prima di lasciarlo, lui come tanti altri. 

Ci fa entrare nella tipica casa contadina del Cilento, con una cucina fornita di tutto ciò che poteva servire allora: forno a legna, un ferro da stiro in ferro battuto, piatti e pentole in rame e molti altri oggetti raccolti e portati là dai suoi ex abitanti , vi era persino un marchingegno per tostare i cereali come l’orzo, un piccolo tavolo apparecchiato, senza tovaglia, come si usava allora, con 4 sedie di paglia, 4 piatti e una grande bottiglia in vetro posta su un recipiente un po’ più grande in terracotta smaltata, al centro del tavolo. Oggetti antichi per cucinare o per conservare i cibi, appesi al muro o nelle mensole; piccole sedie e sgabelli sparsi qua e là e ovviamente non mancava mai sulla tavola l’olio , il famoso olio di Roscigno, preziosa spremuta di olive che mi è stata donata e di cui vi lascio solo immaginare il sapore! 

Pace, calma, saggezza, tradizione, in una stanza con un grande tavolo e nell’angolo il modellino del paese, fedelmente riprodotto in ogni particolare: è sede serale dell’Associazione dove i membri ancora oggi la sera si riuniscono, riscaldati da una caratteristica, ancora funzionante, stufa a legna. Che dire poi, dei pavimenti al piano superiore, in terracotta, nella stanza matrimoniale! Una stanza semplicissima, con un letto in ferro battuto, con materasso imbottito di paglia, due casse ai piedi del letto per i vestiti, una specchiera con qualche foto e l’immagine di S. Antonio, una sedia forata per le massaie, per sedersi tra un bucato e l’altro e un rudimentale girello di legno per bimbi: vi era un freddo umido e penetrante e il senso della fatica, di una vita spartana e ridotta all’essenziale, aleggiava in ogni angolo della stanza, sembrava che il tempo si fosse fermato e non ho potuto trattenere la commozione. Il signor Crisci mi ha poi indicato un giocattolo che allora, insieme ad altri, come il cerchio e il bastone, faceva parte degli svaghi della sua infanzia: un carrettino multi posto con le rotelle che lui stesso aveva costruito per i nipotini, sul modello di quelli usati da bambino. Leggende, tante, non si stenta a crederlo e quei ritratti nelle vecchie foto in bianco e nero appese al muro di sotto, insieme a quelle di vecchi arcolai e fusi di lana, sembrava quasi ti parlassero, con quello sguardo fiero e rude dei pastori e quello severo di donne anziane sotto dei neri foulard. 

Ho visto anche un vecchio signore, malinconico e chino su di sé (mi dice il Crisci un senzatetto) che spesso tornava tra quelle case ciclicamente e poi spariva, perché non aveva accettato di andarsene via e poi c’era Suor Dorina, che era ritornata lì dopo 25 anni e vi era rimasta fino alla sua morte all’età di 85 anni, nella casa paterna senza luce, acqua né gas. 

Nella Pro Loco vi sono i locali come il Municipio e l’ex casa Canonica dove si può oggi visitare il Museo di Civiltà Contadina, con 500 oggetti divisi in 6 sale, come quella del Ciclo della Vite e del Vino, del Ciclo dell’olivo e dell’olio, quella dell’allevamento, della produzione del formaggio, della Lana,della lavorazione dei campi, del Ciclo del Grano, dell’aratura e preziose foto storiche e di archivio, raffiguranti la vita degli abitanti del borgo, tratte dalla loro vita quotidiana, come anche foto di celebrazioni religiose e matrimoni. 

Consiglio vivamente di andare a visitarlo per toccare con mano la pace la spiritualità e la storia di questi luoghi e contribuire ancor di più alla riscoperta del Cilento, oltre che per far conoscere, con i social e il passaparola, la sua Pro loco che con tanta cura e amore si occupa della salvaguardia di questi come di tanti altri luoghi incontaminati, testimonianze che hanno ancora tanto da insegnare agli abitanti di città frenetiche e consumiste come le nostre, viziati dal tutto e dal niente. 

E anche questo, è un modo per amare la Natura, il territorio e le sue ricchezze e per far rispettare la sua sacralità e poesia. 

                   (Daniela Casaburi) 

 “… Odo il rumore delle grida gioiose dei bimbi e quelle materne e un po’ aspre affaccendate su lastre di pietra, pietra e fatica, gratitudine e preghiera… Ecco i panni caldi per una giovane donna intenta a dare alla luce una nuova vita… 

una nuova storia fatta di sudore e terra, di vento e acqua, di mani infarinate e fusi di lana…” 

  ( Poesia originale di Daniela Casaburi)

*Si ringrazia per la gentile collaborazione e le informazioni presenti in questo articolo, il Signor Vittorio Crisci, membro della PRO LOCO di Roscigno Vecchio (SA) 

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