Dom. Dic 5th, 2021

Alessandro Barbero per me è stato a lungo l’autore di un saggio su Crociate e Jihad che mi aveva consigliato un amico appassionato di storia medievale e che avevo comprato e mai finito di leggere. Poi in anni recenti Barbero è diventato una star.

Al professore occorre riconoscere una capacità di divulgazione notevolissima. Ama e accarezza il pubblico, parla in modo chiaro ma forbito, infila sequenze di dati, date, nomi ed eventi, ma alleggerisce con metafore, paralleli, momenti di ironia intelligente e acutissima.

 Politicamente, fino a qualche tempo fa, la solita solfa, lo stereotipo del professore di sinistra che rimprovera alla sinistra di non essere più abbastanza sinistra. Uno che rimpiange il PCI senza alcuna capacità, o voglia, di indagarne i limiti. Uno che poi però, sui temi sensibili, sta sempre dalla parte giusta del luogocomunismo. Il che è un limite per me, che conto nulla, ma un pregio per l’opinione pubblica, specie quella dei tifosi del progressismo.

 Qualche settimana fa sulle foibe, rispetto alla polemica scatenata da Montanari, si era schierato con quest’ultimo: la trita fuffa per cui quella delle foibe sarebbe la memoria strumentalizzata dalle destre, e han sbagliato a farne una giornata, e ha sbagliato pure Mattarella.

Ancora in quella occasione i follower dell’influencer Barbero avevano usato le sue parole come Bibbia contro la giornata del ricordo, anche se questo smentiva la posizione dell’intero arco parlamentare, Rifondazione comunista (nel frattempo scomparsa) esclusa.

 Ma poi venne il Green Pass e Barbero, con alcune decine di professori universitari, ha preso posizione contro il certificato verde. Ignorando però un dato strutturale della attuale congiuntura politica e pubblica: se sbagli posizione su elementi e battaglie considerati identitari, firmi la tua condanna a morte (mediatica).

 La sinistra in particolare inventa emergenze, polarizza il dibattito e chiede fedeltà. Sul green pass Barbero si è collocato, pur con argomenti assai più ragionevoli rispetto ad esempio a quanto fatto sulle foibe, fuori dall’alveo della sinistra.

Ergo Barbero deve morire. E così i Barberini, gli hooligan su social e stampa e tv, ora sono ex Barberini, anzi: anti-Barberini. E cosa meglio di un altro tema identitario, donne/parità, per certificare il decesso? Ecco che un passaggio banale di una intervista, poco più che una opinione basata su osservazione empirica e riflessione da pausa pranzo, diventa il colpo di grazia.

Barbero, il Barone rosso, la star dell’insegnamento e della divulgazione, best seller su Dante, amico degli operai, orfano del PCI, così, de botto, diventa, nella vulgata, no Vax e maschilista. Scomparirà dalla tv (qualcuno già lo chiede), niente più festival. Un paio di stroncature e bye bye Barbero.

 Ascesa e caduta di un mito. Avanti il prossimo, che impari la lezione e sia fedele. Quod non fecerunt barbari, fecerunt (ex/anti) Barberini.

Alessandro Porcelluzzi

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