Lun. Apr 19th, 2021

In psicologia, la proiezione è il meccanismo di difesa secondo cui sentimenti e pulsioni vengono trasferiti su oggetti oppure, come più probabilmente accade, su altre persone.

La letteratura è ricchissima di testi che hanno preso in analisi questo peculiare meccanismo psichico, anche se il primo ad intuirlo e a metterlo sotto la lente di ingrandimento fu (e non poteva essere altrimenti) Sigmund Freud.

Il padre della psicanalisi spiegò la proiezione attribuendogli tre diverse fasi.

-La scissione: il processo per cui una persona separa dall’Io ciò che non gli garba, che non accetta o di cui non riesce a

prendere consapevolezza;

-la negazione: l’opera di autoconvincimento secondo cui quei pensieri e desideri non compatibili col Super-io o

semplicemente incomprensibili vengono rimossi, finendo nell’inconscio;

-la Proiezione: il soggetto, dopo aver separato e negato l’esistenza del dato oggettivo sgradevole, lo trasferisce su qualcun altro. A questo punto bisogna far presente che quanto più una persona è affettivamente vicina ad un soggetto, tanto più si alza il livello di probabilità che possa diventarne oggetto di dinamiche legate alla proiezione. Un esempio tipico è la gelosia. Le persone maggiormente tormentate da questo sentimento sono con tutta probabilità quelle potenzialmente più infedeli. Il loro transfert non è altro che la proiezione di un impulso di infedeltà latente.

​Un altro esempio abbastanza comune è quello legato al rapporto con i figli. Quante volte abbiamo sentito dire da un genitore che un determinato difetto o una particolare mancanza da parte di un figlio non è altro che un atteggiamento appreso dall’altro genitore? Bene, in questo caso c’è un alto grado di probabilità che il ragazzo o la ragazza in questione abbia imparato proprio da chi la colpa la dà all’altro coniuge.

Il meccanismo di proiezione però, non è sempre negativo. A volte anche le straordinarie caratteristiche che riscopriamo negli altri come la sensibilità, l’etica, l’idealismo, non sono altro che principi che noi possediamo a livello latente ma che per diversi motivi non riusciamo ad esprimere e pertanto rimangono ad uno stato embrionale, tra le ombre del limbo del nostro inconscio. A chi di noi non è mai accaduto di riconoscere straordinarie caratteristiche in qualcuno per poi renderci conto che in realtà non le possedeva affatto? Ecco se vi è capitato, avete con tutta probabilità trasferito le vostre qualità imbrigliate nel subconscio su di qualcuno a voi affettivamente vicino. Il fatto che si dica che la bellezza è negli occhi di chi guarda può essere attribuito proprio ad un meccanismo positivo legato alle dinamiche della proiezione.

Concentrarsi sull’empatia potrebbe rivelarsi utile a comprendere meglio le nostre potenzialità, a correggere i nostri limiti e a “illuminare” (come dice l’Analisi Transazionale) le nostre zone grigie. Essere empatici non significa solo riuscire a calarsi nei panni dell’altro; la persona empatica ha anche una straordinaria capacità di comprendere ciò che prova nel profondo del proprio animo. Sapere chi siamo e cosa desideriamo è il ​primo passo verso la serenità e rappresenta il fine ultimo di qualsiasi terapia di sostegno e di aiuto psicologico.

Tra i motti dell’oracolo di Apollo a Delfi quello che cita: “Conosci te stesso” rappresenta sicuramente una delle indicazioni più preziose che il vecchio popolo greco ha lasciato in eredità alla psicologia moderna.

Antimo Pappadia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *