Dom. Nov 28th, 2021

Nei lunghi periodi di isolamento sociale dovuti alla diffusione del covid, abbiamo potuto assistere ad una vera e propria esplosione di passioni culinarie. In quei difficili momenti, il cibo e le attività che ruotano intorno ad esso, ci hanno impegnato e coinvolto, assumendo un ruolo centrale nella nostra quotidianità.  Molto probabilmente lo abbiamo considerato un modo come un altro per riempire tutto quel tempo libero a cui non eravamo abituati. In realtà la scelta dell’elemento cibo nasconde significati profondi e rivelatori di specifici bisogni.

Da quando veniamo al mondo il cibo rappresenta la prima forma di accudimento e cura che riceviamo. Oltre ad assicurare la risposta basilare all’istinto di sopravvivenza, esso si pone come fonte primaria di gratificazione, rimanendo, per lungo tempo, l’elemento consolatorio centrale, in grado di attenuare ogni genere di frustrazione. Non a caso, anche quando i propri figli sono oramai diventati adulti e pienamente autonomi, le madri continuano a manifestare attenzione agli aspetti relativi al cibo. La ben nota e frequente domanda “hai mangiato?”, esprime un interessamento ben più complesso, che include sostegno, protezione e raccomandazione, e si traduce nel desiderio di conferma che tutto vada bene, condizione associata, nell’inconscio, alla soddisfazione primaria dei bisogni rappresentata dal nutrimento. Risulta altrettanto noto, d’altro canto, come molti disturbi psichici, in special modo quelli relativi alla sfera affettivo-relazionale, si manifestano proprio attraverso dinamiche disfunzionali con il cibo che arrivano a riversare in vere e proprie patologie alimentari.  In virtù dei significati simbolici, più o meno consciamente ad esso attribuiti, il cibo assolve ad una funzione che va ben oltre l’alimentazione, riguardando forme più complesse di nutrimento. Esso è in grado di compensare vuoti affettivi, sopperire alla deprivazione di stimoli, ridurre i livelli di ansia e stress, rendere sopportabile la noia e il senso di frustrazione che ne deriva. Assume quindi significati compensatori che lo trasformano in un autentico regolatore emotivo.  L’incidenza di questo aspetto può arrivare ad influenzare le abitudini alimentari, dirottando i bisogni nutrizionali verso il consumo di alimenti ricchi di zuccheri e grassi, contenenti, cioè, quei componenti chimicamente simili alle sostanze che producono gratificazione nella sfera psichica; alimenti ipercalorici, ad alto indice glicemico, con un quantitativo elevato di colesterolo, che finiscono dunque per danneggiare l’equilibrio metabolico e le generali condizioni di salute. Sappiamo che nutrirsi in maniera salutare è la prima misura immunizzante e difensiva contro malattie ed organismi patogeni. Al momento non abbiamo sufficienti conoscenze di questo virus e delle sue caratteristiche, per cui poco sappiamo di alimenti che potrebbero aiutarci a prevenirlo o a combatterlo, ma risulta quanto mai necessario prestare attenzione alla nostra dieta, rafforzare il sistema immunitario assumendo tutti quei nutrienti funzionali specifici, come le vitamine A, C, E, D, i probiotici che hanno dichiarate proprietà immuno-stimolanti, micronutrienti come zinco e selenio, alimenti contenenti molecole antiossidanti con funzioni protettive e antinfiammatorie; integrando con una sufficiente assunzione di liquidi, essenziali nel quadro del mantenimento dello stato di salute. La dieta di tipo Mediterraneo, caratterizzata da abbondanza di alimenti vegetali (pane, pasta, verdure, legumi, frutta fresca e secca, olio di oliva), un moderato consumo di pesce, carni bianche, uova e latticini, moderate quantità di carni rosse, e un consumo limitato di alcolici, rappresenta sicuramente il modello alimentare che meglio risponde a queste esigenze.

Le misure del Governo che impongono una drastica riduzione della vita sociale, costringendo a rimanere nelle proprie abitazioni, hanno importanti conseguenze che influiscono anche sul comportamento alimentare. Il lavoro da remoto, la chiusura di scuole, palestre e associazioni sportive, l’invito agli spostamenti assolutamente necessari, l’impoverimento delle ordinarie attività motorie, comportano una significativa diminuzione del fabbisogno energetico quotidiano. Inoltre la necessità di limitare al minimo le occasioni di approvvigionamenti alimentari fa prevalere il consumo di cibi conservati su quelli freschi, induce a riempire le dispense, aumentando gli stimoli alimentari. Gli effetti, oltre all’incremento del peso corporeo, possono riguardare peggioramenti clinici di soggetti con sindromi metaboliche, problemi di sovrappeso, obesità, e diabete, con una conseguente, drastica, riduzione, nel funzionamento del sistema immunitario. In questa situazione può essere di grande aiuto attivare la resilienza, quella risorsa che permette di andare oltre il superamento delle esperienze, consentendo di trasformare i limiti in opportunità. Avere meno impegni, ad esempio, e trascorrere la maggior parte del tempo a casa, può stimolarci a migliorare le nostre abitudini alimentari, dedicando più cura alla preparazione delle pietanze, compiendo scelte più in linea con le raccomandazioni nutrizionali, cucinando con fantasia, ed evitando pasti frugali. Ci è permesso dedicare più tempo alla prima colazione, pasto fondamentale, consumando buona parte dei nutrienti nella prima parte della giornata, abitudine che aiuta a limitare l’aumento del peso corporeo e a regolarizzare i ritmi sonno-veglia. Possiamo condividere i momenti a tavola con tutta la famiglia, cosa di cui venivamo deprivati dalle precedenti frenetiche routine. E abbiamo persino tempo per organizzare attività motorie casalinghe, che oltre a rappresentare una forma di intrattenimento, ci aiutano a favorire un buon metabolismo e il giusto dispendio energetico. Naturalmente queste abitudini salutari non sono sufficienti ad impedire il contagio da coronavirus, possono però contribuire a prevenire ed eventualmente curare e superare la malattia. Al di là delle situazioni critiche ed emergenziali, ogni Paese dovrebbe occuparsi di adottare strategie per promuovere e garantire uno stato nutrizionale adeguato e corretto in tutti gli individui, fondamentale ad accrescere difese e resistenza contro le malattie, agevolandone cura e prevenzione. Tra le innumerevoli conseguenze del Covid, avremo sicuramente una crisi alimentare globale che richiederà azioni di rinnovamento dei sistemi alimentari, che dovranno essere orientate verso obiettivi di maggiore sostenibilità, poiché proprio la nutrizione potrà essere una delle chiavi per la resilienza pandemica globale, sia per quella attuale che per quelle future.

 

 

Nunzia Manzo

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