Mer. Giu 19th, 2024


Vive in una prigione dorata curato amabilmente ma anche sorvegliato, da sua moglie Lucie Valore, che amministra la sua vita ed i suoi beni. Da lei che fa da filtro, ho avuto il permesso di visitarlo per chiedergli un’intervista. E’ nella cappella che si è fatto costruire, piegato sull’inginocchiatoio. So che prega anche otto ore al giorno

Io, un’intervista? è proprio sicuro che vuole intervistare me? Guardi che si sbaglia. Io non ho niente da raccontarle se non alcol, bastonate ed offese.
Ma come, Lei che ha ricevuto addirittura la Legion d’onore dal governo francese e che le sue opere sono conosciute in tutto il mondo, pensa di non aver nulla da dire? E la pittura, non ha un minimo di vanità d’artista?
La pittura? Ma io non sono mai stato un grandissimo. Grandissima è stata solo la mia passione.
Credo che sia eccessivamente modesto, può comunque dirmi chi l’ha indirizzato a quest’arte?
Mia madre, Suzanne Valadon. E’ tutta colpa sua
Come colpa?
Ma sì, io che ci facevo in questo mondo, cosa c’entravo io con i colori? Ma lei ha pensato bene di farmi guarire dalle mie nevrosi nate da un alcolismo precoce, mettendomi in mano tele e pennelli: – “ O questo o ti rinchiudo”. D’altra parte lei, modella dei più grandi pittori che da loro aveva imparato tecniche e segreti diventando famosa a sua volta, era convinta che la pittura mi avrebbe salvato dall’alcol. Una volta glielo dissi che il suo posto era il Louvre ed il mio in una casa di cura.
Ma perché ha cominciato a bere?
E’ stata mia nonna che mi faceva bere “un buon bicchiere di vino”, come diceva lei, per sollevarmi dalle crisi epilettiche. E poi ho continuato senza più fermarmi. Io lo dicevo a tutti coloro che mi tormentavano, che mi bastonavano, che ero un alcolizzato, non un pazzo!
So che la sua mano però, era fermissima quando dipingeva, nessuno come Lei ha esplorato i vicoli, gli angoli, le suggestioni di Montmartre, nessuno come Lei, ha dipinto le chiese e le cattedrali con tanto amore e con tanta verità.
Vede, era bello mescolare l’albume d’uovo, il gesso, il bianco di zinco per raccontare le crepe dei muri delle stradine e poi, le cattedrali e le chiese, belle o brutte che fossero, erano nel mio cuore prima ancora che la fede entrasse nella mia vita. Mi piaceva dipingerle, mi davano pace, e quando mi bastonavano perché ero troppo ubriaco e i ragazzini mi buttavano nei fossi il cavalletto e i pennelli, diventavano il mio rifugio prostrandomi ai piedi dell’altare.
Che contrasto con la sua vita! Le guglie delle sue chiese sembrano elevarsi al cielo insieme alla sua anima per mettersi in contatto diretto con il Creatore. Non può neanche immaginare quanto abbia amato i suoi cieli! Sua madre sicuramente avrà commesso degli errori ma le ha regalato un profondo senso artistico e una tecnica perfetta nel colore e nella linea, nella composizione, a cui lei ha aggiunto la sua immensa sensibilità.
Gliel’ho detto! In me viveva il demone dell’alcol mentre la pittura lo combatteva, e un’altra lotta ancora, era tra me e mia madre, ambedue nati illegittimi.
Mia madre mi ha dato la vita e forse per questo, ma anche per il suo poco senso materno, l’ho subliminalmente odiata, eppure, non ho potuto fare a meno di amarla profondamente.
Ma se Lei era così cosciente del suo alcolismo perché non ha tentato di smettere
Smettere era impossibile, ormai avevo segnato il mio destino da quando avevo sedici anni. A volte dipingevo per potermi pagare un bicchiere di vino. L’alcol era il mio demone e la pittura stava diventando la mia vita. Una tela al bettoliere in cambio di uno o due bicchieri di vino rosso o di assenzio. Ho dipinto all’aperto fino a quando la cattiveria degli altri me lo ha permesso, ho dipinto rinchiuso nella mia stanza e in prigione, perché ho conosciuto anche la prigione. C’è stato un periodo che entravo e uscivo dalla prigione così spesso, che i poliziotti avevano messo da parte tele e pennelli per darmeli appena mi rinchiudevano. E lì, non avendo altra visione che la luce della grata della mia cella, ho copiato dalle cartoline illustrate che sono diventate i miei modelli.
In quel periodo ha conosciuto Modigliani
L’unica persona che ha condiviso le mie bevute, non mi ha mai dato del pazzo e siamo diventati così amici che ci dicevamo “sei il migliore” l’uno all’altro. Per il resto, la gente mi faceva paura e ancora adesso esco poco, solo per andare in chiesa e solo quando questa è occupata da poche vecchiette mattiniere.
Poi però, finalmente è arrivata un po’ di pace
Sì, prima con la lettura casuale del catechismo della figlia della portinaia, una vera illuminazione, e poi con il matrimonio con Lucie. Mi sono fatto battezzare, ho imparato a memoria tutti i santi del calendario e in ogni viaggio che ho fatto, mi sono fermato a visitare tutte le chiese che trovavo sul mio cammino. La fede mi ha ridato purezza, ha lavato i miei peccati e Lucie, mi ha preso per mano centellinando ogni bicchiere.
Però è un peccato che negli ultimi vent’anni abbia rifatto sempre se stesso. La fama le ha tolto la voglia di dire qualcosa di nuovo? L’ispirazione l’ha abbandonata? Anche se indubbiamente un lampo di genialità traspare ancora in qualche tela.
Forse perché sono diventato ricco e non mi bastonano più? Forse perché nessuno mi rincorre tanto da farmi sdraiare davanti ad un altare, forse perché nessuno butta più i miei pennelli nello stagno e non mi dicono più pazzo? Forse perché non mi strappano più i vestiti da dosso e non mi ricoprono di rifiuti? Ho dipinto Parigi per come l’avevo dentro, con i mulini, le botteghe e i miei amati muri sotto i quali ho cercato protezione e sicurezza. Non mi rimproveri se Utrillo, quell’Utrillo, vive sulle antiche e sofferenti glorie. Oggi con la serenità che mi infonde la fede che può avere un bambino, è Maurice che ha diritto di vivere e di aspettare la morte senza un bicchiere di follia in mano, magari solo con un po’ di vino annacquato da mia moglie.
Maurice Valadon, meglio noto come Utrillo, nato a Parigi il 26 dicembre 1883 morirà a 72 anni a Dax, in Francia, il 5 novembre 1955 lasciando la sua vastissima opera che verrà contesa dai più grandi musei del mondo.

Nadia Farina
Dal libro “Parole oltre il tempo” Di Nadia Farina Edito da- Mreditori-

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *