Ven. Set 17th, 2021

La discussione attuale sul reddito di cittadinanza è surreale. Per amor di verità occorre dire che surreale fu però anche il modo in cui questo provvedimento venne introdotto.

 Povertà e disoccupazione sono insiemi che comunicano, ma non sono lo stesso insieme. Invece il reddito di cittadinanza è stato presentato a suo tempo come una magia che avrebbe in un sol colpo cancellato la povertà ed eliminato la disoccupazione.

 L’idea di fondo è quella classica del workfare, ma tradotta malissimo. L’idea cioè che si possa/debba dare un sostegno limitato nel tempo a chi è in condizioni di non lavoro, vincolando ciò al suo attivarsi nel senso della formazione e della ricerca di nuovo impiego.

Solo che in Italia in questo momento abbiamo diversi problemi a fare da corollario.

C’è una fascia significativa di adulti, espulsi dal ciclo produttivo, che non troveranno mai più occupazione. Non perché siano pigri o non siano abbastanza “skillati”, come direbbe Bianchi. Ma perché intere filiere sono scomparse o sono automatizzate.

 A questi, molti 60enni, occorre dire con chiarezza che non troveranno mai più lavoro e dunque quel sostegno non può essere vincolato ad alcunché. È uno scivolo verso la pensione. Punto.

Esiste un’altra categoria di persone che non ha mai lavorato, o ha avuto solo percorsi intermittenti. Anche in questo caso è difficile immaginare un re-inserimento. Perché non c’è mai stato un inserimento.

Ci sono zone d’Italia desertificate, in cui un lavoro decente è un miraggio per persone iperformate, figuriamoci per chi si trova in fondo alla piramide.

Ultimo, ma non per importanza, il lavoro povero. Se il dislivello tra sussidio e salario/stipendio è minimo, non è difficile prevedere che molti siano i tentativi per rimanere col primo.

Curiosamente, ma nemmeno tanto, si discute oggi proprio di lavori nel turismo e nella ristorazione. Ovvero proprio i settori che, secondo le favole raccontate per anni, avrebbero dovuto rappresentare il futuro dell’Italia, villaggio turistico e trattoria per l’universo mondo.

Proprio là si annidano tanti lavori con paghe da fame, e proprio su questi va il dibattito reddito di cittadinanza/lavori rifiutati.

Forse non era tutta sta meraviglia il futuro che ci hanno prospettato.

Alessandro Porcelluzzi

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