Gio. Ago 5th, 2021

In un momento in cui siamo chiusi, separati, lontani come pubblico presente nei teatri, dalle tavole dei palcoscenici di tutta Italia, si levano le voci di indimenticabili interpreti .

Sembra di sentire i loro richiami al buon senso, i cori di solidarietà per l’infinito numero di colleghi costretti al silenzio:  MARIANGELA MELATO -REGINA BIANCHI – ANNA PROCLEMER – ROSSELLA FALK – PUPELLA MAGGIO

Grande: aggettivo che indica : superiore alla misura ordinaria per dimensioni, durata, quantità, intensità, forza, difficoltà …. — questo recita il  “ nuovo dizionario etimologico Zanichelli”

E Grande è quindi la parola da usare con parsimonia perché Grande corrisponde a pochi.

Ma grandi, immense , sono state MARIANGELA MELATO -REGINA BIANCHI – ANNA PROCLEMER – ROSSELLA FALK – PUPELLA MAGGIO

 

Di Mariangela Melato tra le innumerevoli prove artistiche, ne ricordo una piccola, la meno importante, ma per me la più significativa. Riuscire, ripiegandosi, ad entrare in una valigia, ha rappresentato la sua capacità di assumere le più svariate forme per regalare l’illusione che ogni spettatore potesse portare via con sé, un pezzo della sua straordinaria bravura. Non chiudiamo forse in una scatola, le nostre cose più preziose?

Di Regina Bianchi, insieme a Titina De Filippo, e Pupella Maggio, straordinaria interprete delle commedie di Eduardo, mi piace ricordare un aneddoto. Il 20 luglio 1969, il mondo guardava alla luna e tutti incollati al televisore per seguire quella che era una trasmissione epocale – la prima volta una trasmissione andava in onda in diretta senza alcuna interruzione per tutta la notte per raccontare l’allunaggio. Orbene, al mattino del 21 luglio, Regina Bianchi fu chiamata al telefono da Franco Moccagatta storico presentatore di “Chiamate Roma 3131” per preparare una intervista radiofonica che raccontasse la sua carriera,  cosa che lei rifiutò considerando quella telefonata, assolutamente fuori luogo. Le sembrava infatti impossibile che qualcuno potesse non sentire l’immensità di ciò che stava accadendo e potesse occuparsi d’altro, anche se quell’altro era lei.

Franco Moccagatta raccontò poi, dopo qualche tempo, questo episodio. La grandezza di Regina, era la misura delle cose, una misura che ha portato in teatro senza mai strafare, senza sentimentalismi, ma toccando le corde più profonde dei sentimenti.

 

Anna Proclemer, è stata l’intensità, la forza, la totale immersione del personaggio nella persona, nella donna, nella istitutrice, nell’amante…Una figura indimenticabile, difficilmente sostituibile sulle tavole del palcoscenico.

In una televisione in bianco e nero fu, tra i tanti personaggi,  l’interprete di una delle più belle poesie d’amore:

 

 

Se vuoi amarmi, per null’altro sia

se non che per amore. Mai non dire:

“L’amo per il sorriso e per le chiome,

per le dolci parole ed i pensieri

che somigliano ai miei, ch’oggi m’han dato

un dolce sentimento di quiete “.

Poi che possono tali cose, o amato,

per se stesse cambiare, o in te l’amore,

così sorto, morrebbe, e non amarmi

per asciugare il pianto alle mie ciglia:

potrebbe non più piangere chi s’ebbe il tuo conforto, e ne morrebbe amore.

Amami solo per amore : s’ama

così per sempre, per l’eternità.

(traduzione di Luigi Siciliano

Se vuoi amarmi, per null’altro sia…”  di Elizabeth Barrett Browning (1806-1861)

 

Rossella Falk: l’avanguardia, l’introspezione, la profondità dell’essere e le sue contraddizioni.

Pirandello, ma anche Cocteau, ma anche Dumas, ma anche Ibsen, Tennessee Williams , Cechov … ma anche la stessa Falk che racconta la Callas. Una attrice elegante e forse un po’ snob, una Attrice che con un sorriso non sorridente , sempre un po’ trattenuto, era capace di proiettare lo spettatore sul palcoscenico e ivi farlo vivere, insieme a lei, per meglio ascoltarla, per seguire i suoi passi misurati. Lei, l’attrice, colei che interpreta il testo per farlo diventare possibile e reale. Fino a toccarti nel profondo.

 

Pupella Maggio: Pupella perché così la chiamava suo papà, lei piccola e graziosa come una bambola e come una bambola in una scatola,  cominciò a due anni a calcare le tavole del palcoscenico. Giustina, il suo vero nome, nata in una famiglia di teatranti, come si diceva allora, con madre padre e quindici fratelli e di cui cinque in teatro con lei, era umile, modesta; diceva di se stessa che era sempre una scolara, perché l’attore deve andare sempre a scuola, anche se lei, a scuola non era andata che per poco. Ribelle, discola, espulsa da tutte le scuole, ha lasciato il ricordo di inimitabili interpretazioni e ai complimenti rispondeva “Sono una che si guadagna il pane…”

In una intervista disse: Il pubblico è come un amante, spero che debba lasciare io, loro ( e in quel loro vedo una folla di persone che l’amava), e non loro, me.

E quel pubblico non l’ha mai tradita.

 

Ora, non ci sono più, Mariangela, Regina, Anna, Rossella, Pupella. Il mondo va avanti e andrà certamente avanti, anche senza di loro. Nasceranno altre Grandi, altre Maestre ma … loro appartenevano alla scuola della gavetta, più ancora che all’Accademia, alla gavetta dei camerini freddi, delle tournée attraverso viaggi su strade sconnesse e non ancora asfaltate, al pane e latte per cena, al vasto pubblico su poltrone di legno, desideroso di conoscere e di imparare, con pochi posti privilegiati e perciò autenticamente critico, e al ristretto pubblico colto,  dove anche il fischio era un insegnamento.

Non rimpianto, non nostalgia di un tempo che non può tornare ma di quel tempo che naturalmente Maestro,  ha potuto insegnare, proprio perché più difficile e faticoso, ma così galantuomo, da cedere il passo alle Signore del Teatro, che per l’ultima volta si sono inchinate mano nella mano per ricevere l’ultimo applauso,  dopo avere modulato la voce che trasformava una finzione nello spettacolo che apre tutte le porte dell’anima.

Nadia Farina

 

Teatro chiuso – foto dell’opera di Nadia Farina

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