Lun. Mag 11th, 2026

Ogni anno, quando arriva il 2 Aprile, il mondo si tinge di blu. I monumenti si illuminano, i social si riempiono di cuori colorati e la parola “consapevolezza” rimbalza ovunque, come un eco rassicurante. È il colore della Giornata Mondiale sull’Autismo, una tonalità che dovrebbe simboleggiare speranza e vicinanza. Ma per chi vive ogni giorno dentro quelle mura silenziose, per chi combatte con le rigidità di un figlio che non ha più una routine, quel blu appare spesso sbiadito, lontano. Perché la vita vera delle famiglie con una persona autistica di cui prendersi cura non ha i toni brillanti delle celebrazioni; ha i toni scuri della stanchezza, il grigio della solitudine e il nero dell’incertezza per il domani. Certo, bisogna avere speranza. Ma la speranza non può essere l’unica strategia di sopravvivenza. Non è accettabile che la qualità della vita di Stefano, o di qualsiasi altro ragazzo nella sua condizione, dipenda esclusivamente dalle possibilità economiche e culturali della sua famiglia. Non può essere un privilegio di pochi avere accesso a educatori privati, a terapie efficaci, a percorsi di autonomia che diano un senso alle ore interminabili dopo la fine della scuola. L’autismo non è un’emergenza che si risolve con un’illuminazione scenografica una volta l’anno. È una questione di Governo. È una scelta politica che non può più fermarsi a enunciazioni teoriche di diritti, a commi scritti bene sulla carta ma mai applicati nella realtà. Abbiamo bisogno di investimenti economici reali, strutturali, che non siano semplici spot elettorali o briciole di welfare.La consapevolezza, se non diventa investimento, è solo una forma gentile di indifferenza. Oggi, mentre il mondo si colora di blu, io chiedo che si guardi al buio delle nostre stanze. Chiedo che il “Dopo di Noi” non sia un’ansia notturna dei genitori, ma un impegno finanziato dallo Stato. Chiedo che i ragazzi come Stefano non siano numeri di protocollo, ma cittadini con il diritto a una vita significativa, anche quando la scuola finisce e le luci dei monumenti si spengono. Meno luci blu, più risorse vere. Meno simboli, più dignità quotidiana. Perché la vera consapevolezza inizia quando si smette di celebrare e si comincia finalmente a costruire.

Rosa Ruggiero

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