È una notizia che colpisce per la sua particolare crudeltà. Il furto di bestiame, già di per sé è un grave danno economico, ma assume contorni ancora più pesanti quando la vittima è una persona vulnerabile che vede nel proprio lavoro e nei propri animali non solo un sostentamento, ma anche un pezzo fondamentale della propria autonomia.
E’ successo a Cosenza, l‘episodio dove ignoti hanno sottratto diversi capi di bestiame a un allevatore con disabilità. L’uomo si chiama Giuseppe ha 44 anni e soffre del disturbo dello Spettro Autistico.
Oltre al valore economico delle mucche, il furto rappresenta un irreversibile trauma psicologico subito dal proprietario, nonché un gesto vile e meschino.
I Carabinieri della compagnia locale e il Nucleo Forestale sono state allertate per risalire ai responsabili e tentare il recupero del bestiame che al momento non vi è traccia. Purtroppo si teme l’ombra della Ndrangheta e una possibile macellazione clandestina già avvenuta.
La notizia ha scatenato un’ondata di indignazione e generosità. L’associazione Vesca di Longobucco, guidata da Pino Flotta, ha immediatamente avviato una raccolta fondi per permettere a Giuseppe di riavere almeno una parte dei suoi animali e non lasciarlo solo nel vuoto. Questo vile gesto però, ha portato ad altre conseguenze. Infatti la disabilità del proprietario Giuseppe non gli permette di accettare che i suoi animali siano chissà dove e non vuole altri capi ma desidera solo riappropriarsi del suo bestiame.
È uno di quei casi in cui il danno economico è quasi secondario rispetto a quello umano; per Giuseppe quelle mucche non erano “capi di bestiame”, ma compagne di vita e unica ragione che desse senso alla sua esistenza.
Redazione