Un tredicenne che accoltella la sua professoressa di Francese è, almeno a mia memoria, un salto di qualità, una accelerazione improvvisa ma non imprevedibile, nella distruzione delle relazioni all’interno della scuola in Italia. Un passaggio che merita, o almeno: avrebbe meritato, una riflessione lunga, sedimentata.
E invece dopo la trita polarizzazione, dopo le tifoserie da giornali e social, è arrivata la proposta del ministro Valditara: più educazione all’empatia nelle scuole. Una ricetta che sorprendentemente (non sorprende me) unisce destra e sinistra scolastica. Le “educazioni a” sono la panacea per tutti i mali, scolastici, giovanili e della società tutta. Riuniscono, come si vede in questa occasione, ecumenicamente anche coloro che fingono di dividersi su tutto il resto.
Peccato che la ricetta sia sbagliata, e il piatto avvelenato ab origine. Perché l’educazione alla empatia (come tutte le altre educazioni più o meno inventate) non hanno fondamento né statuto epistemologico. Ergo per definizione non si possono insegnare. Si crede, in questo caso specifico, che alcune ore con un “esperto” siano strumento sufficiente a sradicare la violenza. Ma ci crediamo davvero o ci piace crogiolarci in miti rassicuranti?
A guardare ancora più a fondo vien da chiedersi se, al contrario, non sia proprio il dispositivo omologante, spersonalizzante, e of course irenico, una delle micce che accendono fuochi improvvisi nei nostri giovani. Lo scrive/descrive lo stesso protagonista della vicenda di questi giorni: “conto solo io, valgono solo le mie azioni”, che è una dichiarazione estrema, opposta e speculare appunto al metodo delle educazioni al conforme e al conformismo.
C’è, ancora e infine, un punto che è stato ancora poco raccontato e sottolineato: ovvero il rimando continuo tra realtà e fiction, tra fisico e virtuale, e tra vecchia Europa e USA. Con tutta evidenza l’alunno tredicenne si è nutrito di alcune narrazioni, con rinforzo tra pari, su social e piattaforme. E l’ideazione e la realizzazione (per fortuna con esito meno tragico) somiglia in modo inquietante a episodi realmente accaduti, oramai anni fa, ma si sa le mode qui arrivano in differita, negli USA.
Forse, lo scrivo con l’umiltà dei frati, un sovrappiù di riflessione critica andrebbe dedicata anche a questo: la mente e la psiche dei nostri alunni si sta plasmando attraverso più canali, più vie di quelle battute per millenni. Temi enormi, altro che educazione all’empatia.
Alessandro Porcelluzzi