Dom. Apr 12th, 2026

Il linguaggio dei fiori e delle piante, ha in sé qualcosa di magico, di simbolico, usato un tempo
come veicolo di messaggi amorosi e non solo, nasconde delle verità che nascono dalle peculiarità,
dai colori, dalla stagionalità ed altro ancora, degli stessi fiori. Tentare di attribuire loro un nome,
raccontarli in poche righe prosaiche e poetiche, è un gioco semiserio, una divertente ricerca. Ecco
allora per alcuni e di alcuni, una piccola storia, simbologia e battesimo del nome.
Poiché marzo è la stagione che conduce alla primavera, ecco il primo fiore:
PRIMULA: Annuncio di primavera
Dice la leggenda che le primule nacquero quando San Pietro, dal cielo, gettò sulla terra le chiavi
del Paradiso. Sarà per questo che gli innamorati quando la regalano intendono “La chiave del mio
cielo è nel tuo cuore”? Quasimodo le definiva le ferite dei prati, Shakespeare ne scrisse come
pallide primule che muoiono nubili, poiché spesso non sono impollinate dagli insetti.
Spuntano all’improvviso sui prati che si riempiono di bottoncini colorati, sono annuncio di
primavera, di rinascita, di rinnovamento. Diventano per questo augurio di buona fortuna e simbolo
di prima giovinezza. Un mazzolino di fiori essiccati donati e portati sul cuore insieme a un uovo di
cristallo di rocca, diventa talismano, profuma il vino (vino di primula) e la birra, ma è anche un tè
aromatico e un infuso di fiori radici e foglie che cura emicranie palpitazioni vertigini. Le primule
candite deliziano gli occhi ed il palato. Un segreto ne accompagna la leggenda: chi con un
mazzetto di primule toccherà la roccia delle fate, vedrà la sua strada aprirsi verso il loro regno,
dovrà prima però, indovinare il loro numero. Chi sbaglierà si attirerà la sventura.
Il nome che si potrebbe attribuirle è: Ebe che era secondo la mitologia, la coppiera degli dei e
simboleggia la prima giovinezza.
Primula
Quando Zefiro soffia dolcemente profumando l’aria di cose nuove, annuncia gli sbadigli del
primaverile risveglio e dal tenero e fresco verde dei prati guarda il cielo con mille e più mille
occhietti colorati.
Ditemi che è primavera e non solo quella del mio ricordo.


IL GRAPPOLO è un insieme che nasce da un unico ramo, da un’unica matrice ed è inevitabile
associarlo al simbolo dell’unione. Simbolo inoltre, di abbondanza e prosperità
POMODORO: La novità che vince la diffidenza del tempo antico – novità vincente sul pregiudizio
Originario del Perù
– “mala peruviana” è diventato famoso con il termine dato dagli Atzechi che lo
chiamavano Tomatl- (nome rimasto in quasi tutte le lingue ed in alcuni dialetti italiani)- Un
botanico senese (Pierandrea Mattioli) lo battezzò per il suo colore, pomo d’oro.
I francesi lo usarono per primi dopo una iniziale e diffusa diffidenza (a metà del 1700, figurava nei
cataloghi di piante ornamentali) più che come alimento, come frutto afrodisiaco e lo chiamarono
pomo d’amore sostituendo il nome che gli era stato dato inizialmente.
L’Arcimboldi, nel 1591 ritrae Rodolfo II° con due pomodorini al posto delle labbra.(forma originaria
dei pomodori)

La prima ricetta nel 1705, per cuocere il pomodoro si deve ad un cuoco che lavorava nella mensa
dei gesuiti
Finalmente a cavallo tra il settecento e l’ottocento cuochi e gastronomi lo adottarono in cucina
Ma solo nel 1839, a Napoli, si ebbe la prima ricetta della pasta al pomodoro poiché fino ad allora i
maccheroni si cucinavano in bianco col cacio.
Simbolo del nuovo che si inserisce faticosamente sul vecchio – Per crescere ha bisogno di
appoggiarsi ad un sostegno .
I suoi colori: L’arancio simboleggia il colore della crescita – il sole nascente – è il colore della gioia
ed aiuta ad affrontare la giornata.
Il rosso quindi il colore della vita, della sensualità, da’ energia e vitalità. E’ un accumulatore di
energia, energia che libera nel nostro corpo appena viene ingerito. Oggi sappiamo che tutti i
prodotti della terra di colore rosso, sono fortemente anticancerogeni. Raccoglie quindi l’energia
del sole e la trasforma in ricchezza.
Il nome che si potrebbe attribuire, è Barbara – ovvero straniero
Pomodoro
L’hanno portato via alla sua terra, ne hanno estirpato le radici e poi l’hanno messo ad abitare in un
luogo che non aveva mai conosciuto ed in cui era straniero.
Guardato con sospetto e diffidenza, apprezzato per la sua bellezza e temuto per il suo mistero, lo
guardavano crescere appoggiato ad un sostegno.
Solo gli anni riscattarono la sua incredibile bontà, la sua straordinaria capacità di raccogliere
energia, e per suggellare una maturata comprensione, lo indicarono col nome dell’oro e
dell’amore.


ACACIA: L’amicizia che perdura
Originaria dell’America centrosettentrionale giunse in Francia nel 1600 ed in Italia dopo duecento
anni.
Viene seminata lungo i pendii diventando una sentinella dei terreni franosi stendendo le sue reti di
radici lunghe e serpeggianti. Quando cresce, va alla conquista dello spazio con rami carichi di spine
unite e opposte l’una all’altra che lascia cadere nei rami più vecchi diventando così il simbolo
dell’amicizia che lascia cadere i contrasti quando il passare del tempo le regala saggezza.
Il terreno è l’amicizia e le radici dell’albero il suo legame.
Si copre di grappoli di fiori bianchi che nascono da baccelli molto appiattiti duri secchi di colore
bruno grigiastro (anche da ciò che è brutto, può nascere il bello))
E’ una pianta che ospita il vischio, simbolo di immortalità. ( ci si bacia a capodanno sotto il vischio
per l’immortalità dell’amore) Pianta generosa offre protezione ed alimento alle api, che ne
succhiano i fiori producendo un ottimo miele, agli uccelli e ai piccoli animali del bosco, nonché
conigli e caprioli
Per la simbologia onirica, l’acacia è legata alla innocenza e all’incorruttibilità
Il bianco – colore del candore e della innocenza
Il verde– colore dell’equilibrio
Il nome che si potrebbe attribuirle è Filomena (fedele all’amore e all’amicizia)

Acacia
Sembra una nevicata fuori stagione quella che ricopre di bianca innocenza i grappoli di fiori nati tra
le foglie delle acacie.

Ferme sentinelle dei terreni franosi, vanno alla conquista dello spazio con rami carichi di spine
unite ed opposte l’una all’altra, che lasceranno cadere solo quando invecchieranno.
Vive così tra le spine dei contrasti, la giovane amicizia, lasciando cadere le punte acuminate
quando la saggezza del tempo, impone generosa buona volontà.
OLEANDRO: Il pericolo dell’ignoranza

Ha origini antichissime conosciuto fin dai tempi di Pompei ( è raffigurato in affreschi murali) Plinio
ne descriveva la tossicità delle bacche che provocano intorpidimento.
In tempi più recenti con nuovi metodi di estrazione fu ottenuta una sostanza simile alla digitale,
ma per l’elevata tossicità può essere adoperata come cardiotonico esclusivamente sotto controllo
medico. Non si devono seminare o piantare vegetali commestibili accanto all’oleandro, ne
verrebbero avvelenati.
Il fiore è molto bello e quando è in pieno sviluppo ricorda la rosa. Gli antichi greci infatti per la sua
notevole rassomiglianza con la regina dei fiori e per le sue foglie, simili a quelle dell’alloro, lo
battezzarono Rhododaphne che significa rosa-alloro
Questa somiglianza costituiva un grande pericolo per gli animali che incautamente lo
addentavano, in particolare per i cavalli e gli asini, tanto da creargli l’appellativo di ammazza cavalli
o ammazza asini
L’oleandro è come l’alchimia che è un dono divino, positivo ma pericoloso, così come ogni
conoscenza e capacità operativa che ponga gli uomini in rapporto con il sacro
Il nome che gli si potrebbe attribuire è Raimondo (colui che protegge servendosi
dell’intelligenza).
Oleandro
Lunghi filari di cespugli, accompagnano il cammino delle strade, ubriacando di profumo l’aria
soffocante e polverosa dell’estate.
Attraenti ed ingannatori. Mascherandosi di rosa e poi di alloro, nascondono un veleno che
addormenta e che contagia chi li affianca, ma quando il saggio li conosce, quel veleno è panacea.
E come l’alchi
mista ricerca la sua pietra tra il pericolo ed il male, per trarne beneficio, cerchi
l’uomo, il pericolo nascosto della mancata conoscenza nel simbolico oleandro.


Nadia Farina
La foto è di un’opera di Nadia Farina : Acacia

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