Sab. Mar 7th, 2026

Novak Đoković  non solo è  il tennista più vincente della storia, ma è anche quello più odiato e, al tempo stesso, più amato di tutti i tempi. 

Novak Djokovic è nato a  Belgrado il  22 maggio del 1987.  Grazie ai suoi 72 successi in singolare maschile, è in testa alla classifica delle vittorie dei Big Titles, ovvero i tornei di tennis più importanti e prestigiosi al mondo, ed è in assoluto, il tennista più vincente della storia, nonché uno dei più importanti e prestigiosi sportivi di tutti i tempi. 

Parla complessivamente 11 lingue (di cui 7 in modo Fluente come Serbo, Inglese, Italiano, Francese, Tedesco, Spagnolo) e 5 in modo approssimativo ma comprensibile (Portoghese, Cinese, Arabo, Russo e Giapponese).  

Novak Djokovic è un filantropo autentico la sua beneficenza è spesso silenziosa, mirata e talvolta  poco nota al grande pubblico, tuttavia  le sue donazioni hanno avuto (ed hanno) un importante impatto sociale. Tra le più importanti da lui effettuate ricordiamo: 

  • Fondazione Novak Djokovic: Istituita con la moglie Jelena, si dedica a progetti educativi per la prima infanzia, specialmente in Serbia. 
  • Aiuti Covid-19: Ha donato circa 1 milione di euro agli ospedali di Bergamo e una cifra simile in Serbia nel 2020, oltre a sostenere il fondo spagnolo di Nadal. 
  • Solidarietà sportiva: Nel 2014 ha donato l’intero premio degli Internazionali d’Italia (circa 550.000 €) alle vittime dell’alluvione serba. 
  • Ambassador UNICEF: Dal 2015 è ambasciatore UNICEF per i diritti dei minori. 
  • Olimpiadi 2024: Ha devoluto i 200.000 € del premio statale serbo per la medaglia d’oro a cause benefiche.  

Ma come mai Novak Djokovic genera sentimenti intesi e al tempo stesso contrastanti? Il motivo è semplice ed è legato alle vicende accadute nel gennaio 2022.  

Dopo aver conquistato l’oro di Parigi e in perfetta forma fisica, Novak Djokovicfu si presentò a Melbourne  per  partecipare agli Austalian Open, ma, appena scese dall’aereo, fu fermato all’aeroporto chiuso in un centro per gli immigrati e poi espulso dal Paese solo perché non era vaccinato. Lui ha sempre sostenuto di aver contratto la patologia  SARS-CoV-2 in modo sintomaticamente irrilevante e che non si sarebbe vaccinato in quanto non avrebbe mai introdotto nel suo corpo una sostanza ignota anche a coloro i quali la somministravano. Cioè lui ha  “fatto suo” il famoso  slogan delle femministe degli anni Sessanta: “Il corpo è mio e lo gestisco io” 

Novak Djokovicfu, nonostante  lo stop imposto e l’impossibilità di gareggiare per un lungo periodo, resta, (e forse resterà per sempre), non solo lo sportivo di maggior impatto mediatico e dall’assoluto carisma, ma anche l’uomo che ha anteposto i suoi valori (giusti o sbagliati che siano) ad obblighi dettati da un sistema che poi si è rivelato istituzionalmente colluso, eticamente corrotto e, generalmente,  tutt’altro che competente. 

Alcuni redattori di questo Quindicinale arricchiscono di poesia l’informazione. In genere io non lo faccio. Ma per questo articolo farò un’eccezione. Ho scelto una bellissima poesia di Roberto Frost dal Titolo:

La strada non presa”

Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei.

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata,
sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.

Ed entrambe quella mattina erano lì uguali,
con foglie che nessun passo aveva annerito.

Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io –
io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza.

Antimo Pappadia 

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