ll Natale è un periodo che, al di là delle tradizioni religiose o culturali, porta con sé una magia particolare, fatta di atmosfere, ricordi e piccoli gesti che scaldano il cuore. Nel momento più buio dell’anno, case e città si illuminano. Le luci natalizie non sono solo decorazioni: creano un senso di calore e protezione che contrasta il freddo e con la notte che avvolge questo periodo dell’anno. A contrastare il freddo invernale e il buio delle interminabili notti di dicembre, NADIA FARINA ci delizia con un pezzo intriso di calore, di luce e di sapore natalizio.
La casa era bellissima. Soffici tappeti persiani , cristalli che splendevano al contatto della luce sfavillante del
grande lampadario Maria Teresa, tessuti preziosi, quadri e mobili importanti e su una candida tovaglia in
pizzo di Cantù, una alzata di porcellana di bisquit bianca.
Su quella alzata, mele, lucenti mele rosse.
La serata si era svolta piacevolmente, i commensali erano stati simpatici ed attraenti con le loro storie, ma
lei non era riuscita a staccare gli occhi da quelle mele. Bellissime, mai viste di così belle.
Quella della strega di Biancaneve, si sarebbe vergognata al confronto.
Nacque in lei una sorta di disagio, una senso di inadeguatezza. Sapeva che la padrona di casa era perfetta,
sapeva che le aveva lucidate lei, quelle mele, con un goccio d’olio e un panno di cotone, strofinandole a
lungo, una ad una e lei, si era sentita così imperfetta ….
Quando poi la sera era tornata a casa, la guardò con altri occhi, guardò i suoi mobili, i suoi tappeti, il suo
lampadario, la sua cucina. Nulla di più lontano da ciò che aveva visto solo un’ora prima e guardò anche le
sue mele poggiate in un cesto di paglia, sul tavolo di cucina coperto da una tovaglia a quadretti bianchi e
rossi. E sentì di voler bene, un bene grande, alla sua casa e alle sue mele.
Erano lì da qualche giorno ed erano così bruttine a vedersi, che non aveva avuto il coraggio di mangiarle,
ma non le aveva neanche buttate!. Inconsciamente voleva che si sciupassero da sole per non avere
problemi di coscienza.
Le erano state regalate da un’amica che aveva un orto con un albero di mele e che con grande orgoglio, le
aveva detto: – “ Sono piccole, non bellissime, ma non conoscono concime chimico né antiparassitari.”
E allora pensò.
Pensò che avrebbe potuto utilizzarle per farne un dolce, semplicemente vestendole con un abito dorato.
Prese un pugno di farina, un pizzico di sale, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaio di burro ammorbidito e
qualora fosse stato duro, lo avrebbe grattugiato, un uovo, una scorza di limone grattugiato. Fece una
pagnottina, la mise a riposare.
Prese le mele, le sbucciò, con il levatorsoli le vuotò dei semi, e nel buco mise un cucchiaio di marmellata di
ciliegie, le spolverò quindi di zucchero e cannella.
Prese la pagnottina, la distese in una sfoglia sottile , ne fece tanti quadrati che diventarono fazzoletti in cui
avvolgere le mele. Tanti fagottini posati sulla teglia imburrata e spennellati con il rosso d’uovo e spolverati
di zucchero a velo che cuocendo, avrebbe creato un vestito d’oro alle sue mele.
Lei non era perfetta, ma le sue piccole e brutte mele, sane, senza trucchi né belletti, si erano trasformate da
anatroccoli in splendidi cigni.
Era questa la forza dell’amore?
Da “Le ricette raccontano di Nadia Farina “ Amazon editore